In filosofia il concetto di “sostanza” è un’ essenza o principio permanente di per sé, al di là di ogni mutamento o divenire.
The substance usa questo concetto come premessa per tematiche più grandi ed esistenziali come la paura dell’invecchiamento, della morte e l’ossessione per la bellezza.
Ma facciamo un passo indietro. The Substance è il nuovo film di Coraline Fargeat, un body horror tutto al femminile che sembra richiamare quell’estetica anni 80 e 90 che ci piace così tanto e che sta tornando di moda ultimamente. Il film si articola a suon di immagini e musiche che alienano e bombardano lo spettatore in un loop allucinatorio e panico. Elisabeth Sparkle (Demi Moore) era una stella di Hollywood famosissima negli anni tra l’80 e i 90, amata dal pubblico con tanto di stella sulla walk of fame che ormai però ha esaurito la sua luce e la sua giovinezza. Finita col condurre un programma di fitness con bassi ascolti e sull’orlo del baratro, le si presenta una “proposta indecente”. Mefistofele, che in questo caso è una fantasmagorica voce al cellulare, tenta e seduce Elisabeth presentando “la sostanza” come la realizzazione a tutti i suoi desideri: una versione più bella, più forte e giovane di sé che le si sostituisce ogni settimana tramite appunto una sostanza che si inietta direttamente in vena. Questo suo doppione è Sue, una superdonna con i connotati di Barbie che si sostituirà ad Elisabeth all’occorrenza. Le uniche due richieste che Elisabeth deve rispettare sono di mantenere l’equilibrio e ricordare sempre di essere lei la sola ed unica matrice. Questa è a grandi linee la trama del film che ha fatto abbandonare a tantissimi spettatori più sensibili, la sala.
Dagli studi di Freud dell’unheimeliche, I temi del doppio e dell’alterità hanno affascinato tanti registi soprattutto quelli che hanno trattato il tema del doppio in modo negativo, due su tutti: Kubrick e Cronenberg, che sono spesso omaggiati all’ interno di questo film.
L’altro, il nostro doppio, è come un riflesso allo specchio, qualcuno che è uguale ma allo stesso tempo diverso da noi. Non è un caso infatti se è proprio nello specchio che Elisabeth si trova di fronte a sé stessa ed è nello stesso specchio che comparirà Sue, il suo “doppione”, la sostanza in carne ed ossa più perfetta, più giovane e più bella della sua matrice.
Da Ovidio ad Oscar Wilde, lo specchiarsi è sempre stato associato ad un atteggiamento di narcisismo ed egocentrismo e l’ossessione per la perfezione e la bellezza sono topos ricorrenti ma che in The substance vengono sventrati della matrice edonistica e arrivano al cuore della questione, cioè quella di essere semplicemnete esseri fragili, vulnerabili ed insiscuri. Questi sono i sentimenti più profondi che spingono Elisabeth a fare i conti con una sè stessa che non le piace più e che non piace più nemmeno al pubblico e ai produttori troppo maschilisti e misogini. Quello di The Substance è un mondo dove tutto è spettacolo; anche se sei un mostro a due o tre teste “the show must go on!”.
Un Eva contro Eva in chiave moderna e in perfetta linea col mondo dei social attuale, che fa riflettere e ci mette di fronte a noi stessi e a cosa siamo disposti a fare per ambizione e o insicurezza. Sicuramente c’è anche un’altra riflessione da fare, ossia che in due anni sono stati realizzati almeno tre film sia sulla femminilità che sulla sessualizzazione del corpo femminile, come Barbie, Poor Things e ora The substance.
Certamente ogni film è la visione e la rielaborazione del periodo storico in cui e per cui è stato realizzato, questo forse, più degli altri, ci sbatte in faccia che le donne ancora oggi sono viste come oggetti di mercificazione e che forse, nello spettacolo, sarà così per molto tempo. Negli ultimi anni c’è però un barlune di speranza che sembra illuminare i cinema grazie alla nuova ondata di registe donne da tutto il Mondo.