“Io ho scritto i miei metronomi e le indicazioni di tempo, ma non dimenticate che esiste un metronomo del cuore”
Giacomo Puccini
Per Riccardo Muti, direttore d’orchestra ed eterno studente della Musa, uno dei suoi metronomi cardiaci preferiti è l’importanza dell’educazione musicale. Non si è mai sottratto dal parlarne: in pubblico come anche nei suoi libri quali l’autobiografia “Prima la musica, poi le parole”, ed il saggio “L’infinito tra le note”. Non fa eccezione la sua ultima pubblicazione “Recondita Armonia” la cui uscita è prevista per la giornata di domani, 12 novembre ed il cui sottotitolo recita: “educare alla musica per educare alla vita”. Come fosse il leitmotiv di una colonna sonora, il maestro ce lo dice continuamente, magari con qualche variazione sul tema, ma il senso è sempre quello. Merito anche di suo maestro Nino Rota, che oltre ad essere stato fondamentale per la sua educazione musicale gli ha insegnato a credere nei giovani e trasmettere di rimando la sua vision.
“Era direttore del Conservatorio di Bari e mi disse che la commissione mi aveva dato dieci e lode: non per come hai suonato oggi ma per come potrai dirigere domani”.
Riccardo Muti, tenendo a mente la lezione ricevuta dal compositore meneghino tanto ricordato nella memoria collettiva con le sue colonne sonore, quanto ignorato dalla memoria pubblica, non lo ha mai dimenticato. Nel 1997 con la filarmonica della scala incise Music For Film un tributo necessario per trasmettere e farci conoscere un genio qual è stato Nino Rota. Per Riccardo Muti la conoscenza è forse il metronomo più importante della sua vita, quello che gli ha permesso di diventare uno dei direttori d’orchestra più celebrati ed amati del nostro tempo. Del resto come ama spesso ricordarci, un direttore d’orchestra deve avere una profonda conoscenza di ogni strumento e di ogni sfumatura, e tale concetto si può provarlo ad attuare nella vita di tutti i giorni.
Sempre il maestro:
“Eppure, fatichiamo ancora a cogliere l’importanza didattica della musica per formare un buon cittadino: un’orchestra è l’immagine di una società civile, è fatta di un insieme di persone che non devono darsi fastidio a vicenda, ma raggiungere un obiettivo comune. In un’orchestra, ogni strumento ha la sua parte: i violini espongono la melodia, le viole l’armonia, i violoncelli e i contrabbassi la linea di basso, i secondi violini dialogano con i primi e così via. Tutte queste linee diverse cercano di creare un’armonia. Se una linea sovrasta le altre, si perde l’armonia e si crea disarmonia. Le diverse “voci” dell’orchestra procedono in modo indipendente ma coordinato, sostenendosi a vicenda. L’obiettivo è che tutte le parti collaborino, trasformando la dissonanza in consonanza, i problemi e i conflitti in soluzioni pacifiche. Lo ribadisco: in musica, come nella società, ci sono una tesi, un’antitesi e una sintesi. E dalla sintesi si riparte nuovamente con una tesi, un’antitesi e una sintesi. Ogni strumento, con la sua individualità, contribuisce al raggiungimento di un “Bene comune”.
Io sogno (l‘ho detto più volte) un mondo a misura d’orchestra, proprio perché l’orchestra è l’esempio di come dovrebbe essere costruita ogni società: se i ragazzi imparassero divertendosi la musica a scuola, comprenderebbero che esistono più voci, più idee e più frasi diverse, ma che queste si integrano e si accordano grazie al contrappunto e all’armonia, un’armonia superiore che è il bene di tutti, che da “recondita” si disvela all’uomo. In questo senso dico che la musica, oltre a essere una medicina dell’anima, è anche un apprendimento del vivere sociale”.
Riccardo Muti.
La musica scandisce le nostre vite e come asserito dal maestro Muti dovremmo fare in modo che questi suoni si uniscano in una grande e meravigliosa armonia. Un insegnamento da tenere a mente, insieme all’importanza del metronomo cardiaco. Pura vita.