Il sanguinoso conflitto che sta devastando il Medio-Oriente, come è ben noto, affonda radici culturali e storiche secolari. La progressiva “escalation”, che fa temere una prospettiva futura ancora più cupa e perfino apocalittica, si innesta sullo sfondo di antiche profezie della tradizione che appartiene, seppure con le dovute differenziazioni, alle tre grandi religioni abramitiche (Ebraismo, Cristianesimo ed Islam, menzionate in ordine cronologico di diffusione).
Una particolare attenzione merita la questione del “terzo tempio”, per i cui presupposti storici rimandiamo alla trattazione sul Tempio di Salomone.
Il primo a parlare del cosiddetto “terzo tempio” fu il profeta Ezechiele, che lo indicò come un luogo di eterna dimora divina, che sarebbe sorto sul Monte del Tempio di Gerusalemme. Il profeta Ezechiele, nel suo libro omonimo, ai versi 40-43 ne descrive l’architettura, in particolare immaginando l’ingresso permanente del Dio d’Israele attraverso la porta orientale del mirabile edificio: “La gloria del Signore entrò nel tempio per la porta che guarda ad oriente”. Il profeta, inoltre, delinea con una certa abbondanza di dettagli la stessa struttura del tempio, suscitando l’interesse dei più grandi commentatori biblici, come Maimonide, Rashi, Yom Tov Lipmann Heller e David Kimhi, solo per citarne alcuni. Ma, al di là della menzione da parte di Ezechiele, che conferisce al “terzo tempio” la dignità di elemento originale dell’Antico Testamento biblico, esso è diventato progressivamente anche un concetto astratto della religione ebraica, fino a svilupparsi nel desiderio di una vera e propria costruzione reale dell’edificio, laddove si ritiene fossero state costruite le due precedenti versioni. Nelle preghiere ebraiche, infatti, ricorrente è l’invocazione per il ritorno e la ricostruzione del Terzo tempio di Gerusalemme, la prima volta distrutto dai Babilonesi e la seconda volta dai Romani. Tale invocazione è formalizzata nella recita, tre volte al giorno, della litania chiamata “Amidah”. Pertanto, l’ambizione di rivedere il “terzo tempio” è considerata sacra da coloro che professano la religione ebraica, soprattutto dai seguaci dell’Ebraismo ortodosso, che lo ritengono come un luogo di culto di prossima costruzione. I profeti del Tanakh credono che la costruzione del terzo tempio sarà ultimata prima dell’avvento dell’età messianica, che per gli Ebrei non si è ancora verificata. La costruzione del terzo tempio, tuttavia, riveste una certa importanza anche per alcuni filoni dell’escatologia cristiana, che prevede, comunque, il secondo ritorno di Gesù Cristo prima del giudizio finale.
Come detto in precedenza, l’edificazione del “terzo tempio” è un obiettivo perseguito in particolar modo dagli Ebrei ortodossi che, peraltro, intenderebbero ripristinare anche i cruenti culti sacrificali animali. Una buona parte degli Ebrei ortodossi e delle autorità rabbiniche sostengono la tesi che il terzo tempio debba essere edificato in epoca messianica e per mano della “divina provvidenza”, con un approccio che potremmo definire fatalista, mentre una minoranza, seguendo l’interpretazione del già citato Maimonide, credono che il sacro edificio debba essere eretto appena possibile. Per entrare nel “tempio”, erano previste regole di “purezza rituale”, che dovevano essere osservate in maniera categorica. Ad esempio, non potevano accedervi coloro che erano entrati in contatto con i cadaveri, oppure con emissioni seminali, sangue mestruale, con animali non kosher, oppure che erano affetti da determinate malattie. Vi è da aggiungere che numerose cerimonie rituali di purificazione, come la significativa cerimonia della giovenca rossa, sulla quale torneremo in seguito, sono diventate impossibili da attuare in assenza del sacro edificio. Nello stesso tempo l’obbligo di osservanza rituale di alcune regole nella vita quotidiana deriva proprio dalla antiche disposizioni templari, come le leggi di “purezza familiare” o le pratiche di immersione in una “mikveh” prima della ricorrenza solenne dello Yom Kippur. In più, le autorità che consentono ai fedeli di salire sul Monte del tempio, fissano il rispetto di regole più stringenti rispetto a quelle consuete della vita quotidiana, come l’obbligo di una preventiva immersione purificatrice dopo un’eventuale emissione seminale.
A conferma del fatto che il sogno di ricostruzione del terzo tempio non è stato mai abbandonato, è dalla seconda metà del secolo scorso che sono state intraprese azioni concrete per la sua rinascita. Già nell’agosto del 1967, a seguito della riconquista del sacro monte da parte dello stato d’Israele, il Rabbino Shlomo Goren, che in seguito sarebbe diventato la massima autorità religiosa ebraica, organizzò una preghiera pubblica sul Monte del Tempio. In loco fu tenuto un vero e proprio servizio liturgico, respingendo l’opposizione dei guardiani musulmani e della stessa polizia israeliana. Il comportamento di Goren, soprattutto per motivazioni politiche, fu fortemente criticato dal Ministero della Difesa del suo Paese e portò il Collegio dei Rabbini a sottolineare la posizione teologica ebraica che prescrive il divieto di recarsi sul Monte, qualora i fedeli non fossero stati preventivamente autorizzati, per incompatibilità con la necessaria purezza rituale. L’azione di Goren mise a dura prova l’accordo che lo stato d’Israele aveva stipulato con la Waqf, l’autorità islamica preposta alla gestione del luogo sacro. Goren, tuttavia, non si diede per vinto e continuò a predicare che il pellegrinaggio sul monte del Tempio costituiva un dovere di ogni religioso ebraico, sostenuto in questa crociata da gruppi oltranzisti messianici anche di alcune sette cristiane. Nei primi anni Ottanta, su iniziativa dello stesso Goren, di Yehuda Getz e di altri rabbini, furono organizzati scavi sotto il Monte, dove si affermò di aver addirittura intravisto la mitica Arca dell’Alleanza. A breve distanza fu scoperto un misterioso tunnel di collegamento che provocò una veemente rissa tra un gruppo di giovani Ebrei da una parte ed Arabi dall’altra, tanto da indurre le autorità ad ordinarne la chiusura sigillata con cemento. In un clima di apparente distensione, dopo alcuni decenni, nel 2005, fu firmata una dichiarazione che confermava la decisione del 1967, vietando di fatto ai fedeli Ebrei di entrare in qualsiasi parte del monte del Tempio. La precitata dichiarazione ebbe lo scopo, soprattutto, di prevenire confronti violenti tra Musulmani ed Ebrei sul sacro luogo.
Già nell’antichità vi erano stati tentativi di ricostruzione del tempio, che però non riuscirono mai a concretizzarsi. L’imperatore Adriano acconsentì al progetto, ma poi cambiò opinione, evento che spinse gli Ebrei alla rivolta e che portò ad una temporanea riconquista di Gerusalemme nel 132 d.C. Al termine vi fu la ripresa romana con la cosiddetta “persecuzione dei Dieci Martiri”. Qualche secolo dopo l’imperatore filosofo Flavio Claudio Giuliano, nell’ottica di ripristinare tutti i culti locali, opponendosi al monopolio culturale che stava imponendo il Cristianesimo, decise di finanziare la costruzione del tempio ebraico, ma l’offerta fu rifiutata dal rabbino Hilkiah, in quanto, secondo quest’ultimo, i Gentili non potevano intervenire nella ricostruzione del tempio. Secondo le testimonianze di alcuni storici del tempo, come Ammiano Marcellino, ogni volta che si cercava di iniziare i lavori, gli operai venivano ustionati da fiamme che provenivano dal centro della terra. A ciò si aggiunse un rovinoso terremoto che devastò la Galilea nel 363. Ovviamente gli apologeti cristiani vollero vedere in questo evento l’intervento divino. Risulta chiaro come le problematiche che ostacolavano una costruzione concreta e continuativa del tempio fossero di ordine politico ed economico e che la volontà divina c’entrasse ben poco. Un ulteriore timido tentativo di ricostruzione si realizzò all’inizio del settimo secolo, quando l’impero Sasanide subentrò ai Bizantini nel controllo di Gerusalemme, concedendo agli Ebrei il controllo della città. Ma quando, pochi anni dopo, il sacro luogo ritornò sotto l’egida cristiana, l’edificio parzialmente costruito fu demolito. Le rovine di questo embrione di tempio erano ancora visibili, quando il califfo Umar ibn al-Khattab si impadronì di Gerusalemme verso il 630 d.C.
Come abbiamo detto in precedenza, la credenza della corrente principale dell’Ebraismo ortodosso sostiene che la costruzione del terzo Tempio sia legata all’avvento del Messia ed alla “Divina Provvidenza”. Negli ultimi decenni, però, sono sorte alcune organizzazioni, con l’ausilio anche di una corrente minoritaria degli stessi Ebrei ortodossi, che avrebbero lo scopo di procedere alla costruzione immediata del Terzo Tempio. Tra queste, la più importante è sicuramente “L’Istituto del Tempio” (Temple Institute), conosciuta anche con il nome ebraico di “Machon HaMikdash”, con sede nel quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme. La destra nazionalista, sia nella componente laica che religiosa, alimenta il pericoloso progetto di edificare il terzo tempio nella Spianata delle Moschee, proprio fra i luoghi più sacri alla religione islamica. Una corrente politica più moderata proporrebbe una ripartizione dell’area in questione tra Ebrei ed Arabi, mentre l’ala più radicale intenderebbe sostenere la sovranità di Israele sull’intero sito. Un’altra associazione, che persegue più o meno gli stessi obiettivi, è “Il movimento dei Fedeli del monte del Tempio- Eretz Israel”.
Un’eventuale concretizzazione del progetto di ricostruzione del terzo tempio incontra evidenti ostacoli di carattere politico e religioso. Innanzitutto in cima al monte in questione sorgono due importantissime strutture islamiche secolari, cioè la Moschea al-Aqsa e la Cupola della Roccia. Si ritiene che quest’ultimo edificio occupi, più o meno esattamente, la stessa area dove sorgeva il precedente tempio. Lo stato di Israele si è impegnato a garantire l’accesso ai siti islamici e qualsiasi violazione degli impegni assunti in sede internazionale porterebbe verso un ulteriore aggravamento dei già delicatissimi rapporti con il mondo musulmano. La stessa collocazione di luoghi di culto ebraico accanto, sopra o sotto le costruzioni islamiche, sarebbe letta come un affronto o, comunque, come un gesto di gravissima provocazione ai danni del mondo islamico. Nel corso dei secoli gli studiosi hanno avanzato le più svariate ipotesi sulle esatte posizioni del primo e del secondo Tempio, anche se attualmente prevale l’idea secondo cui questi edifici sorgessero proprio in un’area compresa tra la Cupola e la Moschea.
Abbiamo accennato in precedenza al fatto che il Terzo Tempio è un concetto religioso presente anche nel variegato panorama della dottrina cristiana. I Cattolici ed i Cristiani ortodossi ritengono che la stessa persona di Cristo, così come emerge da alcuni riferimenti evangelici, sia l’ultimo Tempio, come espressione del compimento del progetto salvifico di Dio. Gesù Cristo, con il supplizio sulla croce, avrebbe compiuto il “sacrificio perfetto”, perpetuato dai fedeli mediante l’Eucaristia e mettendo fine, perché non più necessari, a tutti i culti sacrificali delle epoche precedenti. Gli Ortodossi, in particolare, citano un passo del profeta Daniele (9,27): “…Egli (il Messia) farà cessare il sacrificio e l’offerta…”, sostenendo che il tempio materiale sarà ricostruito solo con l’avvento dell’Anticristo. A tale proposito si cita un passo della seconda lettera di Paolo di Tarso ai Tessalonicesi (2, 3-4): “Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà essere rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio”. Tra le confessioni Protestanti si attribuisce un significato più letterale alla costruzione del terzo tempio. In particolare i Cristiani Evangelici ritengono che alcune delle profezie dell’Antico Testamento riguardanti il Tempio non si siano esaurite con la distruzione del secondo edificio da parte dei Romani nel 70 d.C., ma che siano da considerarsi riferite ad eventi futuri. Tale chiave interpretativa fa parte della corrente teologica chiamata “dispensazionalismo”, che suddivide la storia umana in vari periodi di “grazia” divina e che sottolinea la necessità di applicare il significato letterale dei libri biblici. Secondo questa corrente, gli Ebrei rimangono il popolo eletto da Dio ed il Terzo Tempio sarà ricostruito nel tempo dell’Anticristo, considerato come un leader politico di un’alleanza transnazionale. Secondo il quadro evangelico, l’Anticristo sarà il promotore della pace tra Israele e l’Islam dopo una guerra globale ed utilizzerà il tempio per farsi adorare come Dio. Nel Mormonismo, conosciuto anche come Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, è diffusa la credenza che il Terzo tempio sarà ricostruito dopo la seconda venuta di Gesù Cristo che gli stessi Ebrei accetteranno come Messia, nel tempo insomma in cui si realizzeranno in pieno le promesse del Vangelo. Nella ricostruzione fantasiosa dei Mormoni, due templi principali domineranno il mondo alla fine dei tempi: il Terzo Tempio, a Gerusalemme, come governo centrale dell’Emisfero orientale ed il Nuovo Tempio, che dovrebbe sorgere, guarda caso, negli Stati Uniti, a Independence in Missouri, come governo dell’Emisfero occidentale, guidato dallo stesso Gesù risorto. In entrambi questi templi sarebbe assicurato un trono per un Cristo in stile new age, dedito ai viaggi ed alla comunicazione di massa.
L’opinione delle autorità islamiche su un’eventuale ricostruzione del Tempio è, come si è già accennato, totalmente negativa, a causa della presenza della Moschea al-Aqsa e della Cupola della Roccia. I musulmani ritengono quel monte come il terzo luogo più santo per la loro religione dopo La Mecca e Medina. Vi è anche un movimento negazionista arabo che non considera attendibili le ipotesi, peraltro abbastanza ponderate, secondo le quali su quel monte sorgessero anticamente i due santi templi ebraici.
Abbiamo già sottolineato a come oggi siano presenti vere e proprie associazioni articolate che perseguono in maniera concreta l’obiettivo di ricostruire il terzo tempio, in particolare il già citato Temple Institute. Si tratta di un sogno che fino ad alcuni decenni fa sembrava soltanto l’abbaglio di modesti gruppi fanatici delle Sacre Scritture, ma che sta ormai diventando realtà, grazie al sostegno di alcuni ministri del governo israeliano e di copiosi finanziamenti esteri, soprattutto provenienti dagli Stati Uniti. Per diversi motivi, lo stesso sogno è coltivato anche da alcune sette cristiane che auspicano il compimento delle antiche profezie: con la ricostruzione del tempio, si aprirebbe il breve periodo dell’Anticristo, a cui seguirebbe la seconda definitiva venuta del Messia, Gesù Cristo, indicata con il nome di “parusìa”.
La consacrazione del terzo tempio, secondo il rituale previsto dal libro dei Numeri, sarebbe legata ad un particolare animale, la giovenca rossa. Questo essere mansueto ed ignaro della follia umana sarebbe uno degli elementi semantici più significativi degli “Ultimi Tempi”. Il libro dei Numeri, uno dei cinque che costituisce la torah ebraica, tra i primi cinque dell’Antico Testamento, prevede, infatti, per i riti di purificazione di accesso al tempio, proprio le ceneri di questo nobile animale. Secondo quanto si tramanda nella tradizione rabbinica, le giovenche rosse venivano sacrificate già ai tempi di Mosè, mentre dalla distruzione del secondo tempio questo rituale non era stato più praticato. A tale proposito, di recente, si è verificato un curioso evento: nel settembre del 2022, grazie al Temple Institute, cinque giovenche rosse, senza difetti come prevede il libro dei Numeri, sono state trasportate dal Texas in Israele. Il complesso rituale mosaico prevedeva che la mucca dovesse risultare “senza macchia, senza difetti e su cui non è stato posto alcun giogo”. In più, si aggiunge che il sacrificio della giovenca rossa rappresentava un caso unico tra i rituali israelitici, perché si trattava dell’unico animale di sesso femminile ad essere sacrificato, lontano dal tabernacolo e di cui si specificava necessariamente il colore. Per alcune sette cristiane, il sacrificio della giovenca rossa prefigurava quello di Gesù Cristo che, come l’animale, era “senza macchia” e come le ceneri della mucca purificavano le persone dalla contaminazione, così il sacrificio del Salvatore ci avrebbe salvato dal peccato e dalla corruzione della morte. Ovviamente senza voler credere in maniera cieca al susseguirsi di alcune coincidenze, non si può negare o escludere che esse possano innescare le reazioni insensate ed incontrollabili di gruppi di fanatici religiosi.
E di un futuro distopico, ne parla Ishai Saris, nel suo romanzo intitolato “Il terzo tempio”, tradotto in italiano da Alessandra Shomroni nel 2018. In un prossimo futuro, in una cella oscura è rinchiuso il figlio del re d’Israele, in attesa dell’esecuzione della sentenza pronunciata nei suoi confronti. Il giovane Yehonatan scrive la storia del regno governato da suo padre Yehoaz che era riuscito a far risplendere di nuovo la terra d’Israele dopo un disastroso attacco nucleare arabo. Yehoaz, aiutato da una presunta ispirazione divina, aveva ricreato un nuovo regno giudaico, ritrovando l’Arca dell’Alleanza e facendo riedificare il Terzo Tempio. Proclamandosi re e sommo sacerdote, Yehoaz aveva riportato il suo popolo ai sistemi cultuali antichi, facendo versare il sangue degli animali ed osservando alla lettera le prescrizioni sacerdotali levitiche. Ma il giovane Yehonatan, nel buio della sua cella, si rode nell’incertezza e si chiede: davvero Dio era tornato a dimorare nel Tempio oppure si trattava di un malvagio demone?
Un interrogativo che, in maniera trasfigurata e simbolica, se analizzato alla luce dei fatti odierni, fa senza alcun dubbio riflettere.