Si pudor in vita quicquam prodesse putatur
Lucretius hic fronto dignus honore bono est
Se si ritiene che il pudore nella vita giovi a qualcosa
questo Lucrezio Frontone è degno di buon onore
(Se rifletto, non mi fletto)
Non se ne può più dell’arte “contemporanea”, di una pratica che cerca di dare senso a interventi site-specific, non se ne può più di artisti che scendono nelle piazze per cercare l’ispirazione tra i passanti, di coinvolgerli in laboratori, progetti, workshop, esercizi di bassa manovalanza intellettuale volti a mimare inconsapevolmente il “cazzeggiamento” tipico dei giovani buoni a trastullarsi con gli spritz nei pub, conversando amabilmente, inventando boutades, motteggi, idee innocue che ritengono rivoluzionarie: in luoghi che una volta venivano chiamati osterie, bar, trasformati scenograficamente e lessicalmente nella più una supina sudditanza site-specific agli States.

Continua lo sterminio culturale greco-latino e gli pseudoartisti (e come loro, tutti gli uomini che contano in questo Paese) non si accorgono di fungere da marionette del sistema capitalistico che impone mode, stili ma soprattutto la mercificazione, la riduzione di ogni azione a pura esibizione dello Spettacolo del Capitale, e ai giovani affida il dovere (si badi, il dovere, non il compito) di turare le proprie piccole falle. Ne è un alto esempio, in Italia, la voce di chi predica contro lo spopolamento dei paesi appenninici e interni d’Italia. Ne ha fatto la propria arma vincente Franco Arminio, l’ha ripresa Vito Teti che ha coniato perfino il termine di “restanza” per invitare i residenti a resistere, a scegliere di restare nei propri paesi. Lo spopolamento invece è un fatto molto positivo, che sarebbe un colpo per il capitale, in quanto potrebbe creare piccolissime realtà autosufficienti, atte a promuovere comunità energetiche ed esperienze basate sull’isolamento ma soprattutto sull’arrestanza al capitalismo favorendo la fioritura di nuovi modi di vivere che, nel tempo, grazie a nuove pratiche, a discipline e a nuove soluzioni potrebbero minare alle basi il sistema dell’accumulo del profitto nelle mani di pochissimi. La resistenza vera al Capitale potrebbe nascere dai piccoli paesi abbandonati occupati da veri fautori del rinnovamento etico e sociale. Se un nuovo mondo sarà possibile lo si dovrà a sperimentazioni che nascono, si sviluppano (e magari muoiono), a tentativi messi realmente in atto al fine di fondare la possibilità di individuare eventuali errori e limiti insiti in progetti sociali alternativi. Questi sarebbero i laboratori da creare, non quelli site-specific degli artisti “contemporanei” che non hanno capito nulla perché non studiano, non sgobbano, non riflettono e si flettono.
Cover image: Tina Sgrò, Alba sui monti, acrilico su tela, 120×160, 2014