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L’Islanda, isola misteriosa: storia, caratteristiche e curiosità

L’Islanda, “ice land” (terra del ghiaccio), come è ben noto, è un Paese dell’Europa settentrionale, situato nella parte nord dell’Oceano Atlantico, tra la Groenlandia e la Gran Bretagna. Si tratta di una delle nazioni meno popolate del Vecchio Continente, considerando che all’ultimo censimento del 2023 risultavano poco più di 393.000 abitanti.

I paesaggi islandesi, conosciuti nel mondo per la loro unicità, risentono fortemente dell’intensa attività vulcanica e geotermica attiva su tutta la superficie dell’isola. Nonostante la posizione ad una latitudine estremamente settentrionale, l’Islanda presenta un clima piuttosto temperato, addolcito dalla Corrente del Golfo, che ne consente una discreta abitabilità soprattutto nella zona costiera meridionale, a differenza della parte interna, dove si sviluppa un vasto altopiano desertico, sul quale campeggiano montagne, ghiacciai e fiumi gelati, sfavorevoli agli insediamenti umani.

Come detto in apertura, anche se l’etimologia del nome dell’isola sia contenuta nell’attuale traduzione inglese, la reale origine di essa risale al vocabolo islandese/norreno, “island”, che ugualmente è traducibile con l’espressione “terra del ghiaccio”.

La grande distanza dal continente europeo ed il clima tempestoso provocato dai venti artici, che rendevano proibitivi i primitivi sistemi di navigazione, esclusero per molto tempo l’Islanda dai grandi flussi migratori delle popolazioni nordiche, fino a quando non fu possibile raggiungerla con l’ausilio delle nuove scoperte tecnologiche. Per questo, non si hanno notizie certe ed incontrovertibili in merito alla provenienza dei primi esploratori, anche se alcuni studiosi ritengono che determinati indizi circa la sua notorietà si possano ricavare dai riferimenti mitologici antichi relativi alla fantomatica isola di Thule, a partire dal racconto ellenico di Pitea. Si sa, tuttavia, con ragionevole certezza, che l’Islanda fu abitata inizialmente da alcuni monaci anacoreti provenienti dalle coste irlandesi che avrebbero seguito la consuetudine, diffusa in epoca medievale, di intraprendere viaggi pericolosi per rafforzare le proprie esperienze di fede. Secondo alcune ricostruzioni, questi religiosi avrebbero intuito la presenza di un’isola di notevoli dimensioni, situata molto più a nord delle isole britanniche, osservando con attenzione la migrazione periodica degli stormi di alcune razze di uccelli. Si pensa che già nel IX secolo vi fossero gruppi di monaci che viaggiassero, in maniera pressochè costante, dall’Irlanda verso le coste islandesi, favoriti nella realizzazione del gravoso compito di attraversare il nord dell’Atlantico, dalla relativa vicinanza delle isole Faer Oer, già esplorate dagli stessi eremiti intorno al VI secolo. Inoltre, la straordinaria scoperta di alcune monete romane sul territorio islandese, nel corso del secolo scorso, ha provocato un grande entusiasmo nella comunità accademica archeologica, scatenando la costruzione delle teorie più disparate. Con molto equilibrio e rigore metodologico, si è ritenuto, in linea generale, che tali monete fossero state utilizzate dai Vichinghi nei loro scambi commerciali, oppure che fossero state portate in Islanda da una nave romana alla deriva. Ovviamente, in maniera aprioristica, non si possono scartare altre possibili e più affascinanti valutazioni.

Con l’avvento delle esplorazioni “storiche”, guidate da Naddodr e da Svavarsson, provenienti dai fiordi norvegesi, avvenute tra il IX ed il X secolo, gli eremiti irlandesi cominciarono a lasciare l’isola, ufficialmente a causa dell’incompatibilità religiosa con i nuovi arrivati, ma molto probabilmente per motivazioni legate alla scarsità di risorse alimentari. Nel 999, però, a seguito della decisione del re di Norvegia di convertirsi alla religione cristiana, sull’isola venne formato uno dei più antichi Parlamenti d’Europa, chiamato “Alping”, che includeva come membri i capi religiosi e gli esponenti della ricca borghesia dell’isola. Questo periodo segnò per l’Islanda l’inizio di un discreto sviluppo economico e sociale. Dopo ripetuti saccheggi da parte di truppe straniere, il re di Norvegia Hakon, approfittando della grande confusione politica e sociale che dilagava nell’isola, dichiarò la definitiva annessione dell’Islanda al suo regno nel 1281. Nel quattordicesimo secolo, l’isola fu devastata da tre terribili eruzioni del vulcano Hekla e quando la peste colpì la Norvegia, il Paese rimase isolato per l’interruzione di ogni collegamento con la terraferma. Nel 1380, l’Islanda, come la stessa Norvegia, passarono sotto il dominio della Danimarca, con la conseguenza che molte delle istituzioni autonome locali furono cancellate e sottoposte al diretto controllo delle autorità danesi. La dominazione straniera terminò soltanto nel 1918, quando l’Islanda ottenne di fatto l’indipendenza politica, rimanendo legata alla Danimarca simbolicamente solo nella persona del sovrano. Nel corso del secondo conflitto mondiale, mentre la Danimarca veniva invasa dalle truppe tedesche, l’Islanda, per la sua straordinaria posizione strategica, fu occupata dalle truppe anglo-americane. Proprio in questo periodo, si sciolse anche il legame formale con la Danimarca, a seguito dell’esito di un plebiscito popolare. La piena indipendenza ed il regime repubblicano dell’Islanda furono proclamati nella località di Thingviller il 17 giugno 1944.

Come si può facilmente notare, consultando qualsiasi depliant turistico, non vi è dubbio che l’attrazione paesaggistica più importante dell’isola nordica sia costituita dai vulcani. E’ quasi impossibile determinarne il numero esatto: al momento se ne contano circa 130, ma il numero è destinato a fluttuare a seguito di nuove e probabili scoperte. La presenza di un così elevato numero di vulcani, su una superficie tutto sommato modesta, rende l’Islanda un Paese modellato dal fuoco e dal ghiaccio, elementi non da considerare semplicemente per il loro carattere evocativo, ma per la reale influenza che esercitano sulle dinamiche geologiche e climatiche del territorio. La maggior parte degli studiosi ritiene che l’Islanda sia un’isola “geologicamente giovane”, formatasi nel suo assetto attuale soltanto circa venti milioni di anni fa e rappresentando, altresì, la parte emergente più ampia della lunga dorsale medio-atlantica. Si suppone che l’isola abbia avuto origine dall’incontro tra la già citata dorsale medio-atlantica ed un cosiddetto “hot spot”, ovvero un punto del territorio “caldo”. Questo particolare incontro avrebbe creato le condizioni necessarie, perchè nel fondo oceanico si generasse una notevolissima attività eruttiva che, col tempo, avrebbe espulso tanto di quel materiale solido, da rendere possibile la nascita dell’isola islandese. Le ricostruzioni in tal senso si sono basate non tanto su modelli matematici, come spesso avviene per analisi riguardanti epoche così lontane nel tempo, ma osservando l’attuale attività dilagante nell’isola, ancora così prorompente ed intensa. Il vulcanesimo islandese viene definito “fissurale” o “lineare”, diffuso in particolar modo proprio lungo la dorsale medio-oceanica. Nei fenomeni “fissurali” la lava non esce da un unico cratere, ma da una spaccatura che si apre nel terreno. Questa spaccatura può arrivare a misurare anche diversi chilometri di lunghezza. Quando l’attività eruttiva termina, la spaccatura risulta satura ed è nascosta dai cumuli di lava che tendono a solidificarsi, fino al successivo evento eruttivo che provoca la riapertura della ferita geologica. E’ necessario segnalare un’importante condizione morfologica del territorio: l’intero territorio dell’isola si presenta diviso in due da una lunga faglia vulcanica che, a sua volta, è collegata proprio alle diverse eruzioni fissurali che si possono attivare nelle due rispettive parti.

Tra i vulcani più attivi e spettacolari, si segnala il già citato Hekla, il Grimsvotn ed il Katla che, di recente, ha ispirato una serie televisiva prodotta dalla nota piattaforma Netflix. Nel corso di undici secoli, sono state registrate ben 250 eruzioni di notevoli dimensioni che si stima abbiano prodotto un enorme quantitativo di pietra lavica, pari a circa 4300 metri cubici di detto materiale. Nei periodi in  cui non sono attivi, i vulcani sono per lo più ricoperti da ghiacciai che, poi, al momento dell’eruzione od anche in caso di ripresa dell’attività sotterranea, si sciolgono invadendo il territorio circostante. Passando in rapida rassegna le caratteristiche dei vulcani principali dell’isola, innanzitutto partiamo da Hekla, forse il vulcano più famoso d’Islanda, alto ben 1491 metri e considerato la vera e propria porta dell’inferno, nonché citato in una delle poesie del Leopardi. E’ interessante notare come il suo nome sia traducibile in italiano con l’aggettivo “incappucciato”, in quanto la cima di questo vulcano risulta sempre coperta da una fitta coltre di nuvole. Il secondo, per ordine convenzionale di importanza, è il Grimsvotn, per la maggior parte compreso in un vasto ghiacciaio che lo riempie di acqua e costellato da fessure minori, in grado di eruttare da sole o contemporaneamente all’apertura principale. E poi abbiamo Katla, come già detto reso famoso da una serie televisiva islandese, considerato uno dei più pericolosi dell’isola, poiché erutta con una certa ripetuta frequenza (tra i 10 e gli 80 anni circa di intervallo) ed in maniera decisamente violenta. Per la popolazione locale, Katla rappresenta un vero e proprio flagello, ancestrale ed animato da racconti mitici e popolari, in quanto sopra di esso è adagiato un ghiacciaio dallo spessore di circa 600 metri che, qualora dovesse sciogliersi, potrebbe provocare ingentissimi danni, anche al di fuori del territorio islandese. Tra le eruzioni più devastanti di Katla nell’epoca contemporanea, si fa spesso menzione a quella del 1918, quando un fiume di acqua e di fango, generato dalla prorompente eruzione del vulcano, formò una portata di gran lunga superiore a quella media del Rio delle Amazzoni, minacciando una vasta area dell’Islanda sud-occidentale.

Qualche anno fa, e precisamente con fenomeno culminato  nella primavera del 2021, si è risvegliato il vulcano Fagradalshraun da un torpore durato circa 6000 anni. I bagliori della sua lava sono stati avvistati dalla capitale Reykjavik, situata a soli 32 chilometri di distanza. L’imponente eruzione di gas e di lava ha attirato turisti da tutto il mondo, rappresentando un vero e proprio “business” per la fredda nazione insulare. Nella penisola di Reykjanes, dove si trova il vulcano, a partire dal mese di gennaio del 2021, si sono susseguiti numerosissimi terremoti, fenomeno che ha lasciato perplessa la maggior parte degli osservatori. E’ stato registrato, inoltre, un sollevamento del terreno di circa 10 cm, spinto dal magma in costante aumento nel sottosuolo. Alle eruzioni “terrestri”, si aggiungono quelle “sottomarine”, nondimeno significative e pericolose. Nel 1963 una grande esplosione vulcanica avvenuta nella profondità del mare ha dato vita all’isola di “Surtsey”, a poche miglia dalle coste meridionali dell’isola.

In Islanda si manifestano all’ordine del giorno anche molteplici fenomeni vulcanici secondari, come le sorgenti termali, le fumarole e tantissimi geyser, gli spettacolari getti d’acqua calda che possono raggiungere un’altezza di decine di metri, utilizzati anche per riscaldare le dimore degli abitanti dell’isola. Considerando la notevole presenza di ghiacciai, risulta ovvio come in Islanda sia molto facile imbattersi in corsi d’acqua, fiumi, laghi e cascate. Tra queste ultime, meritano una menzione speciale le cascate di “Skogafoss”, con la straordinaria possibilità di raggiungere la loro sommità, percorrendo una scalinata creata per le visite turistiche.  Le cascate di Skogafoss sono così imponenti che l’immagine del loro flusso d’acqua provoca l’illusione di un arcobaleno multicolore. Secondo un’antica leggenda, un navigatore di nome Thrasi  avrebbe celato il proprio tesoro in una grotta nascosta dietro alla grande cascata. Per alcuni secoli del tesoro non si sarebbe saputo più nulla, fino al ritrovamento di un misterioso anello in argento inciso con caratteri runici che, per tradizione, è stato considerato la chiave del forziere rimasto ancora nascosto. Dopo il suo ritrovamento, però, nessuno avrebbe avuto il coraggio necessario per sfidare la potenza della cascata, avventurandosi nella mitica grotta, mentre la sua presunta chiave è attualmente custodita nel museo della vicina cittadina di Skogar, come attrazione per i turisti. All’imponente cascata di Skofagoss è legata anche un’altra leggenda, forse derivante da quella già riportata. Si dice che chiunque si bagni nelle sue acque, abbia la possibilità di ritrovare un oggetto perduto tanto tempo prima ed invano a lungo cercato. Un’altra meta di eccezionale bellezza è la cascata, chiamata di “Dettifoss”, contenente un voluminoso flusso d’acqua che in maniera impetuosa si getta in uno stretto canyon, creando la suggestione di emettere un suono simile ad un ruggito.

Per quanto riguarda la categoria dei “geyser”, il più conosciuto d’Islanda prende il nome di “geysir” ed, al giorno d’oggi, non erutta più, perché i troppi turisti della stagione estiva ne avrebbero provocato il blocco del condotto naturale, gettando continuamente pietre nella cavità aperta. L’area circostante, tuttavia, è ancora disseminata di geyser minori che eruttano fiotti d’acqua, che arrivano anche all’altezza di 10 metri, con una frequenza media di circa cinque minuti. La rigidità relativa del clima, poi, non ci farebbe pensare alla possibilità di immersioni, in prossimità delle coste di quest’isola che sorge quasi ai confini del mondo. Ed, invece, dobbiamo ricrederci, perché i subacquei  e gli amanti, in genere, delle attività di “snorkeling”, possono scendere nella fenditura  di “Silfra”, che viene individuato come l’unico luogo del nostro pianeta situato a cavallo tra due diverse placche continentali. Alcuni esperti ritengono che in questa zona ci sia l’acqua più verde e trasparente del mondo, con una visibilità perfino superiore ai cento metri di distanza. Un’esperienza indimenticabile è poter ammirare il tramonto vicino al lago Jokulsarlon, conosciuto dai turisti con il nome di “lago glaciale”, dove si può assistere ai variopinti giochi delle luci della sera che si proiettano sulle centinaia di iceberg che galleggiano sulla superficie dell’onirico lago.

L’Islanda  conserva antiche tradizioni, per certi versi ancora misteriose e di incerta provenienza. Tra queste spicca l’enigmatica simbologia espressa dal “vegvisir”, indicato come un segno magico che avrebbe lo scopo di aiutare il portatore nella ricerca del giusto percorso esistenziale, sia nell’ambito fisico che in quello spirituale. Infatti, il termine composto deriva dall’unione di due sostantivi : “vegur” che significa strada e “visir” che si può tradurre con il termine guida.  L’oggetto è noto anche con l’appellativo di “bussola runica “ o “compasso”. I racconti tradizionali riportano che i navigatori Vichinghi, a partire dal IX secolo, scolpivano il segno del “vegvisir” sulle loro navi in modo da non perdere la rotta, anche in caso di condizioni meteorologiche particolarmente avverse. Si ritiene anche che i guerrieri lo disegnassero con il loro stesso sangue o con la saliva nella parte interna dell’elmo, a guisa di protezione nei confronti del nemico. Nel manoscritto “Huld”, noto come “manoscritto oscuro”, ritenuto da molti esegeti come una delle più importanti raccolte di incantesimi e di rituali magici incantesimi islandesi e dell’intera cultura norrena, è riportata una significativa testimonianza in merito alla funzione del simbolo “vegvisir”, traducibile in lingua italiana con la seguente proposizione: “se qualcuno porta con sé questo simbolo, non perderà mai la propria strada nella tempesta o nel brutto tempo, anche se non conosce il giusto percorso”. In relazione all’esistenza di eventuali presenze soprannaturali, gli Islandesi, nel corsi dei secoli, hanno coltivato un culto molto profondo ed articolato nei confronti della dimensione elfica. Un recente studio condotto presso l’Università della capitale Reykjavik, ha confermato che almeno l’80%  della popolazione islandese crederebbe nell’esistenza di queste piccole creature, pur non potendone spiegare l’esatta collocazione. Nella capitale, sorge perfino una “Elf school”, ispirata ai piccoli omini fatati, tra il serio e lo scherzoso, a cui è possibile iscriversi per condividere esperienze extra-sensoriali.

Di straordinaria suggestione sono i tanti fenomeni ottici che si creano sull’isola, favoriti altresì dall’eccezionale limpidezza dell’aria. Uno dei fenomeni più conosciuti ed osservati è quello che prende il nome di “Fata Morgana” che si forma quando uno strato di aria molto caldo si sovrappone ad uno strato di aria molto freddo. In questi casi, la differenza fra gli indici di rifrazione possono creare un condotto atmosferico capace di riprodurre una lente di rifrazione che modifica il tragitto dei raggi luminosi, con la conseguenza che alcune immagini risultano invertite rispetto alla loro posizione reale. La denominazione attribuita al fenomeno, appunto “Fata Morgana”, deriva da un’antica leggenda celtica: la fata in questione, un po’ come le sirene in ambito mediterraneo, con i suoi magici poteri di seduzione avrebbe indotto nei marinai visioni di fantastici castelli in mare, in terra e perfino in aria, allo scopo di condurli verso il naufragio e l’inevitabile morte.

Reykjavik è la capitale più a nord del mondo, anche se alcuni ritengono che tale privilegio possa spettare alla modesta cittadina di Nuuk in Groenlandia , ancora comunque sotto il dominio politico della Danimarca e che, pertanto, si può definire un “capoluogo”piuttosto che una “capitale”. Reykjavik forma con altre città vicine un unico agglomerato urbano che supera la soglia dei 200.000 abitanti, rappresentando quasi la metà della popolazione dell’intera Islanda. La città, con ragionevole certezza, è da considerarsi il primo insediamento umano permanente dell’isola, fondata ad opera di un certo Ingolfur Amarson nell’870 d.C. Il nome della capitale islandese suona in italiano con l’espressione predicativa “baia fumosa” e si pensa che il luogo sia stato scelto per la presenza dei fiumi geotermali che circondano la zona. Il suo vero aspetto urbano, tuttavia, vagamente somigliante alla configurazione attuale, iniziò soltanto nel XVIII secolo. In generale, si può dire che, ancora al giorno d’oggi, la capitale islandese si presenti come “un grande villaggio”, con le sue tante piccole case con giardino e pochi edifici di vaste dimensioni, come l’Harpa, inaugurato nel 2011all’incrocio principale del centro della città che incanta i passanti con i suoi riflessi di luce sulle pareti esterne completamente costituite da vetrate. Un altro edificio davvero appariscente è il “Perlan”: sotto una cupola di vetro è collocato un imponente serbatoio per il riscaldamento delle case, delle strade e dei marciapiedi. Nello stesso edificio si trova anche un museo adibito alla descrizione delle tradizioni islandesi, alcuni negozi e, all’ultimo piano, un caratteristico ristorante girevole che offre agli avventori una vista completa dell’area circostante, in quanto compie una rotazione completa in circa due ore. Tra i palazzi antichi, degni di una certa nota, si possono segnalare il palazzo del Parlamento ed il duomo situato nelle immediate vicinanze. Facendo riferimento all’architettura moderna, un posto di rilievo spetta alla “Hallgrimskirkja”, la cosiddetta “chiesa di stato” dell’isola,  definita il capolavoro dello stile basaltico nazionale islandese, nonché attualmente l’edificio più alto del Paese con la sua torre che misura 73 metri. La chiesa è stata edificata sulla cima di una collina da cui si può ammirare uno splendido panorama  che comprende l’intera area territoriale della città. Per la sua posizione privilegiata, la collina è una delle principali attrazioni turistiche della capitale, facilmente raggiungibile dai visitatori che vi accedono mediante un moderno ascensore.

A conclusione di questa breve trattazione sul Paese del fuoco e del ghiaccio, con la mente immagino di salire sul vulcano “Snaefellsjokull”, il luogo incantato che ha ispirato il grande scrittore Giulio Verne, visionario e futurista, per dare inizio all’avventura dei protagonisti del romanzo “Viaggio al centro della Terra”. Dal ghiacciaio a due cime, che ricopre un vulcano sull’estremità della penisola, circondato da campi di lava irregolari, l’anima si libra volteggiando su una costa scenograficamente disposta su tre lati, abbracciando con lo sguardo da una parte il borgo abbandonato di Budr e dall’altra i faraglioni di Londrangar. Spostandomi più ad est, raggiungo la laguna glaciale di Jokulsarlon, a pochi passi dalla spiaggia chiamata “dei diamanti”. Qui l’effetto è davvero ipnotico: la laguna si staglia piena di iceberg che, staccandosi da una lingua di ghiaccio, procedono lentamente verso l’oceano. A questo punto le tante tonalità di blu che colorano il ghiaccio vengono esaltate dal bianco della spuma delle onde del mare che, a loro volta, luccicano sullo sfondo della sabbia nera, in un gioco di colori e di emozioni in grado di trasportarmi in un’altra dimensione.

Luigi Angelino

Luigi Angelino

Luigi nasce a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottiene l’abilitazione all’esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale. Dopo un percorso giuridico, consegue anche una laurea magistrale in scienze religiose. Nel 2021 è stato insignito dell’onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica italiana”. Oltre a numerosi articoli, con Auralcrave ha pubblicato la raccolta di storie “Viaggio nei luoghi più affascinanti d’Europa” ed ha collaborato alla elaborazione del “Sipario strappato”. Negli ultimi anni ha redatto varie raccolte di saggi con la Stamperia del Valentino, tra cui Caccia alle streghe, L’epica cavalleresca, Gesù e Maria Maddalena, Omero e la nascita del mito di Ulisse, Di alcune fiabe e ciò che nascondono, Nel mondo dei sogni, Sulla fine dei tempi (selezionato per Casasanremo writers 2023). Tra i volumi pubblicati con la Cavinato editore international, si segnala il romanzo horror/apocalittico “Le tenebre dell’anima” e la sua versione inglese “The darkness of the soul”; la trilogia thriller- filosofica “La redenzione di Satana”; il saggio teologico-artistico “L’arazzo dell’apocalisse d’Angers”; il racconto dedicato a sua madre “Anna”; le indagini accurate su alcuni misteri dello spazio e del nostro pianeta: “Nel braccio di Orione” e “Magnifici Misteri”. Il suo ultimo lavoro, pubblicato nel 2025, dal titolo “Il cuore e la mente”, rielabora in chiave moderna i più importanti miti greci.View Author posts