Vai al contenuto
Home »  Music » Il country, soft e southern rock, di Do It Again degli Steely Dan

Il country, soft e southern rock, di Do It Again degli Steely Dan

Incrocio tra la Beverly Boulevard e la Sweetzer Avenue, Los Angeles. Alla guida di una enorme Cadillac, cabrio con capote aperta, un individuo dall’aura anni Settanta accosta a lato della strada. Con capelli lunghi e chitarra che sbuca dal sedile, o per meglio dire, divano posteriore prima di spegnere l’auto temporeggia ascoltando per una decina di secondi della musica proveniente da una delle prime audiocassette verosimilmente commercializzate. Si trattava di una registrazione embrionale di quella che da lì a qualche tempo sarebbe diventato un pezzo cult nei decenni a seguire. Donald Fagen accostava di fatto sotto gli studi di registrazione in cui avrebbe poi completato, nei giorni a seguire, “Do It Again”.

Catapultati poco tempo prima dalla pur già dinamica scena musicale new yorkese degli anni Sessanta alla fortemente contaminata e vorace piazza californiana dalla ABC Records, Fagen e Walter Becker, capostipiti della super band Steely Dan, non disillusero le aspettative della casa discografica. L’album che si apprestavano a registrare in quelle mattine soleggiate losangeline del 1972, poi intitolato “Can’t Buy A Thrill”, sancì la loro affermazione tra gli artisti più interessanti nel panorama rock, e persino fusion, dentro e fuori gli Stati Uniti.

“Do It Again”, traccia di apertura del Lato A dell’album, è un incrocio di country, soft e southern rock. Condensa perfetta dell’esperienza tra le due coste nordamericane di Fagen e Becker il brano è un crossover alla portata di varie esigenze: da perfetta colonna sonora per cult hollywoodiani a presenza fissa nelle playlist radiofoniche, dall’essere coverizzata in acustica nei festival folk e bluegrass fino a mimetizzarsi come un accenno pop rock all’interno di un esercizio progressive durante i live.

Sorgendo da un incipit di percussioni batteria e conga a ritmica afro-latina il lungo intro di “Do It Again” prende corpo su un successivo focalizzante motivo di organo elettrico. Quest’ultimo sarà la spina dorsale di tutto il pezzo anticipando quello che accadrà stilisticamente molto di frequente nel decennio successivo degli ‘80 con il synth pop e la new wave. La chitarra fa intanto la sua comparsa in maniera invece ancora discreta perché nascosta da un funky solo abbozzato. Lo stacco vocale di Fagen irromperà poi quasi d’improvviso con la prima strofa, ponendosi da subito sopra una tonalità elevata ma rimanendo sempre abbastanza costante ed accennando ad un leggero rallentamento solo nel breve ritornello:

“You go back, Jack, do it again, wheel turnin’ ‘round and ‘round
You go back, Jack, do it again”

Jack, nome maschile tra i più generici e diffusi, diventa nel testo di “Do It Again” emblema di una vita piena di errori, un susseguirsi appannato di episodi in un’esistenza vissuta poco edulcorata. La potenza del messaggio “prova, rialzati e riprovaci” è però la chiave del testo: un gioco della sorte che proporrà sempre una carta, una possibilità, utile a risollevarsi. Attenzione, però, a prendersi il tempo necessario per riflettere e capire come giocare questa prossima opportunità. La rappresentazione del lato introspettivo di Jack in “Do It Again” maturerà intanto musicalmente con la successione di due assoli rapsodici e centrali nel brano.

Dopo due giri di strofe, chitarra e tastiera si succedono infatti in maniera perentoria falcando su quel prog tanto in voga in quel decennio in corso ma che qui, nella casa californiana di nome Steely Dan è esclusivamente più fruibile e meno tecnico. Grossi meriti vanno al sitar elettrico suonato da Denny Dias che nella parte solista lo vede indiscusso protagonista di “Do It Again” e della band, anche agli albori nella formazione della stessa. La tradizione narra che fu un suo annuncio alla ricerca di “due stronzi musicisti inclini al jazz” a far rintracciare il primo nucleo embrionale degli Steely Dan in California.  

Da quelle parti sempre soleggiate, tra una cabrio parcheggiata a bordo strada e delle maracas dimenticate sul sedile del passeggero, la sorte della carriera artistica di Fagen, Becker e Dias si evolverà raggiungendo collaborazioni con personaggi dello spessore di Mark Knopfler oppure Jeff Porcaro e Steve Gadd. Tutte, queste, occasioni perfette per rilanciare le carte della loro musica e poter far esclamare nuovamente agli Steely Dan:

Let’s Do It Again

Danilo Giordano

Danilo Giordano

Sempre pronto ad analizzare la musica, dai ritmi più assertivi alle atmosfere più rarefatte. Appassionato di auto, moto e campi di basket lungo le strade delle varie nazioni. Seguilo su Facebook e InstagramView Author posts