Il tema della morte in musica, dai Litfiba a Springsteen a Nick Cave

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Anche nella musica si è parlato del braccio della morte: nelle canzoni, ma anche in una cover di un disco; penso a Litfiba3 dei Litfiba dove c’è il ritratto di Willie Jasper, condannato a morte nonostante alcuni membri della giuria avessero seri dubbi sulla sua colpevolezza.

La stessa Lousiana è incentrata sul tema degli uomini morti che camminano l’ultimo miglio delle loro vite.

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“Uomo morto che cammina” non è solo una frase che viene rivolta ai condannati dai secondini, ma anche il titolo di una canzone di Springsteen Dead Man Walkin colonna sonora dell’omonimo film con Sean Penn e Susan Sarandon. 

Sotto il cielo d’estate mi si fece buio negli occhi,
sorella, non ti chiedo perdono
i miei peccati son tutto quel che ho 

Qui c’è il tema del perdono della misericordia, da parte del condannato che non la vuole né tantomeno la elemosina, perché sa che tra i sogni e le azioni c’è un mondo.

Poi, tra le tante canzoni sul tema c’è proprio quella della sedia della misericordia The Mercy Seat di Nick Cave, cupa e gotica come un racconto di Flannery O”Connor e con un testo che non sfigurerebbe in un’antologia, magari la stessa in cui lessi un brano tratto da Dead Man Walking.

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Nel brano scritto da Nick Cave a Berlino nel 1988, il tema del trono appartenente al Dio misericordioso è trasposto al trono della misericordia del condannato a morte, che attende la fine della sua esistenza lì, sulla sedia elettrica.

La canzone è un continuo crescendo come nella tradizione delle canzoni di Nick ed è stupenda per la sua capacità di farci immergere in quella situazione.

La musica canta la vita, e in questi casi anche la morte e le storie di uomini che per aver commesso delle atrocità si trovano lì, ad attendere la morte.

Ad ogni morte l’umanità perde qualcosa, sarebbe fantastico se non ci fossero morti, ma da Caino e Abele, la stigma della dannazione è calata sul destino dell’uomo.