Qual è il senso della musica e perché è così importante?

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A cosa serve la musica? E perché è così importante nella nostra vita?

Iniziamo con il dire che ci sono molti modi di fruire della musica. Possiamo semplicemente ascoltarla e abbandonarci alle sensazioni che suscita senza filtri e senza necessità di conoscenze specialistiche, o possiamo tentare di capirla nel profondo. A prescindere dalla strada che abbiamo scelto, il linguaggio musicale, essendo un linguaggio universale, ci metterà in comunicazione e connessione con persone che parlano lingue diverse dalla nostra e auto regolerà le nostre emozioni e i nostri stati d’animo. Una capacità, quest’ultima, insita nella natura stessa dei suoni e delle vibrazioni tanto da essere utilizzata in musicoterapia.

Per ogni composizione esiste un suo paesaggio sonoro che in quel preciso momento della nostra vita è in grado di darci determinate risposte o semplicemente di regalarci un attimo di conforto. Questi paesaggi sonori sono determinati da tanti aspetti tecnici compositivi che non è necessario conoscere nel dettaglio per coglierne l’effetto. I grandi compositori conoscono queste tecniche e le utilizzano ma ci sono anche degli stati emotivi così universalmente comuni e riconosciuti durante l’ascolto di un brano, che non servono disquisizioni dotte e che sono alla portata anche dell’amatore, quello che magari imbraccia la chitarra semplicemente per suonare la sera tra amici.

Se la musica suona vivace, spensierata, è evidente che saremo in una modalità “maggiore” mentre se percepiremo malinconia o pesantezza, allora saremo sicuramente immersi nell’ascolto o nell’esecuzione di un brano che si sviluppa in tonalità minore. Se ascoltiamo, per esempio, la colonna sonora del film Love Story ci arriverà subito un senso di tristezza.

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Ci sono poi situazioni dove un brano parte in tonalità minore per poi cambiare, magari nell’inciso, e diventare maggiore. Un esempio è Io vorrei non vorrei ma se vuoi di Lucio Battisti. Nel ritornello, quando canta “Come può uno scoglio…” la sensazione del brano diventa improvvisamente maggiore uscendo dalla cupezza della strofa iniziale.

A volte i compositori vogliono lasciarci appositamente un senso di ambiguità. Il tema di Profondo Rosso dei Goblin è una melodia semplice dove è la terza minore, il Do, a conferire la tonalità minore. Prima di farcelo capire, però, passano due battute. Rimaniamo così sospesi, sul filo di una corda tesa. Anche se non conoscessimo il film l’immagine che si materializza davanti agli occhi è la scena classica di un film in cui stiamo per alzarci dopo esserci chinati e sappiamo che nello specchio, davanti a noi, comparirà qualcuno dietro le nostre spalle. Sono sensazioni universali e non servono manuali di armonia per avvertirle.

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C’è chi invece vuole comunicarci fin da subito l’atmosfera emotiva nella quale intende portarci con la musica e le immagini di un film. La Marcia imperiale di Darth Vader, in Guerre Stellari, è emblematica. Con l’accordo minore ripetuto più volte, ricorda la Marcia funebre di Chopin.

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C’è pure chi alla fine vuole lasciare un segno di speranza dopo un intero brano incentrato sulla tristezza e malinconia. Tecnicamente basta utilizzare una cadenza che in armonia è conosciuta come cadenza piccarda… senza entrare nei tecnicismi, vi basterà sapere che cambiano le relazioni tra intervalli musicali e così un brano minore diventa maggiore.

Questo modo di chiudere un pezzo nato in tonalità minore, “spegne” la sensazione di malinconia dando più respiro a chi ascolta. Un esempio di questa cadenza lo possiamo trovare nel brano And I love her dei Beatles, che termina su un accordo maggiore pur essendo in tonalità minore.

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Ci sono brani dove l’armonia è al servizio del senso delle parole.

Un esempio è sicuramente il brano God only knows dei Beach Boys. Per alcuni questa è la più bella canzone d’amore mai scritta. L’intero album Pet Sounds è una pietra miliare della musica. Un album speciale, nato con la voglia e la consapevolezza di regalare all’ascoltatore qualcosa in grado di rasserenarlo, come una preghiera. Paul McCartney ha dichiarato più volte di considerarlo come un’opera spirituale tanto da averlo regalato ai suoi amici più stretti, proprio per questa sua energia metafisica. L’artefice è un Brian Wilson deciso a lasciarsi alle spalle i successi, le hit dell’eterna estate californiana, per guardarsi dentro. Se fino ad allora l’esuberanza della musica dei Beach Boys era stata per lui un antidoto contro i fantasmi interiori, in Pet Sounds sembra rompersi quel fragile equilibrio: qui la spensieratezza sembra durare solo un istante perché, al posto dell’illusoria “endless summer”, c’è la malinconica consapevolezza dell’inevitabile passaggio dall’adolescenza alla maturità.

La musica è avvolgente. Le armonie e le linee di basso di.

Analizzando la sequenza iniziale di accordi ci rendiamo subito conto di essere davanti a qualcosa di molto raffinato e inusuale che ci suona all’orecchio. Il basso geniale di Carol Kaye si svincola dagli accordi e segue una sua particolare strada in grado di comporre con gli accordi un’armonia incerta, indecifrabile. Non capiamo proprio dove stiamo andando e dove arriveremo.

Il significato del testo rispecchia questa scelta armonica. Il protagonista canta, infatti, la sua insicurezza e la sua fragilità emotiva.

Dobbiamo attendere il ritornello per sentire un’armonia stabile. Una scelta che supporta pienamente il senso delle parole del testo. È nel ritornello, infatti, che il protagonista ci comunica la sua unica certezza: God only knows… (Dio solo sa cosa sarei senza te).

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