Yellow Submarine: il film d’animazione dei Beatles

I Beatles erano sotto crontratto con la United Artists per la realizzazione di un altro film, ma l’idea non li entusiasmava. Fare Help! non li aveva divertiti in modo particolare mentre Magical Mystery Tour era stato stroncato dalla critica. Dunque, a che scopo con tutte le cose da fare che avevano, i progetti e l’arrivo di persone nuove nella loro vita? Si erano montati la testa? Erano stufi?

Probabilmente un po’ di tutto questo. D’altra parte si sentivano presi in trappola da consigli di amministrazione e società come la United Artists e la Northern Songs, che avevano fatto soldi a palate grazie a loro e li avevano messi sotto contratto secoli prima, quando ancora non sapevano dove stessero andando e cosa avrebbero voluto fare in futuro.

Così quando saltò fuori un film cartone animato ispirato a Yellow Submarine (la canzone per bambini pubblicata nel 1966 su Revolver), nel quale non avrebbero dovuto recitare, cavandosela con un semplice cameo nella sequenza conclusiva, dissero di sì. Inizialmente i fan ipotizzarono speranzosi che sarebbero state impiegate le loro voci, ma alla fine le rispettive parti furono doppiate da attori. Il film uscì nelle sale a luglio 1968.

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La pellicola, diretta da George Dunning, venne distribuita con successo in tutto il mondo, Italia compresa.

La trama, ispirata direttamente alle canzoni dei Beatles, è molto semplice: il pacifico paese di Pepelandia (Pepperland) viene attaccato dai Biechi Blu (Blue Meanies), che lo vogliono trasformare in un luogo triste ma soprattutto senza musica. Il vecchio capitano Fred riesce a sfuggire all’attacco, e con il suo sottomarino giallo va a Liverpool per cercare chi lo possa aiutare, trovando i Beatles. Attraversando sei mari psichedelici e fonti di avventura i nostri eroi giungono a Pepelandia, dove con la musica e l’amore riusciranno a convertire i Biechi Blu alla pace.

Il film è noto soprattutto per il suo aspetto visivo, la sua grafica coloratissima e le situazioni surreali: un vero “viaggio” nella psichedelia e nella cultura del periodo. Ben 200 artisti si occuparono dell’animazione per 11 mesi, sotto la direzione del regista George Dunning e dell’art director Heinz Edelmann. Erano i tempi in cui i cartoni animati venivano realizzati disegnando a mano su fogli lucidi, che venivano mossi e fotografati uno alla volta: niente computer, niente digitale, puro artigianato.

L’LP fu pubblicato solo a gennaio dell’anno seguente. I Beatles vi contribuirono con appena quattro nuove canzoni, che davano per altro l’idea di rimanenze, ritenute inadeguate a comparire in qualche album precedente o in veste di singoli.

Gli altri brani utilizzati nel film erano cose vecchie, registrate tempo prima come When I’m sixty-four.

Sull’LP un intero lato fu occupato da pezzi strumentali composti e orchestrati da George Martin per la colonna sonora.

Contiene sul lato A oltre alle quattro canzoni inedite anche le già pubblicate All You Need Is Love (singolo del 1967) e il brano che dà il titolo e l’ispirazione al film, precedentemente edito nel disco Revolver (1966). Il lato B è invece costituito dai brani strumentali composti da George Martin per il film, e suonati dalla George Martin Orchestra. Il risultato è uno dei loro album più strani e psichedelici.

Oltre alle sopracitate canzoni, durante la visione della pellicola si possono ascoltare intere o in parte anche le già edite Eleanor Rigby, Love You To, A Day in the Life, When I’m Sixty-Four, Nowhere Man, Lucy in the Sky with Diamonds, Think for Yourself, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, With a Little Help from My Friends e Baby You’re a Rich Man.

Il film piacque sial al pubblico che alla critica, ed è considerato oggi un risultato pioneristico nel campo dell’animazione. Gli stessi Beatles dichiararono in seguito di averlo trovato proprio bello.

L’album tuttavia specie se paragonato ai tesori pubblicati in White Album, era deludente. Il fatto poi di pubblicarlo come nuovo disco dei Beatles era un mezzo imbroglio.

La presentazione di copertina fu affidata a Derek Taylor, che aveva ricevuto l’incarico, ma non aveva nulla di veramente nuovo da dire sui Beatles.