La straordinaria vita di Stephen Hawking

“Il mio obiettivo è semplice. È la completa comprensione dell’universo, perché è fatto così com’è e perché in effetti esiste.”

Stephen Hawking, un uomo condannato a un’angosciante paralisi che però non gli impedì di condurre una vita piena, perlopiù grazie al fatto che la sua mente era in grado di dominare un vasto spazio astratto in cui godeva di una libertà assoluta.

Hawking vagò attraverso lo sconfinato spazio interstellare alla ricerca di “tutte le formule cosmiche” e “del segreto ultimo dell’ universo”.

Alla fine degli anni ’50 del secolo scorso, un giovane Stephen cominciava i suoi studi di fisica all’Università di Oxford. A quel tempo le due grandi rivoluzioni della fisica del XX secolo, la meccanica quantistica e la relatività generale, erano già compiute.

Durante i suoi primi anni a Cambridge, si manifestarono due costanti che avrebbero segnato l’intera vita di Stephen Hawking: una malattia incurabile, che pose fine alla sua autonomia, e un talento per la fisica fuori dal comune. Nella tesi di dottorato, affrontò uno dei temi più ricorrenti nella sua carriera lavorativa: lo studio dell’origine dell’universo.

Il deterioramento della sua mobilità fu progressivo quanto il cambiamento nel suo modo di affrontare i problemi fisici e matematici. Elaborò un proprio sistema di immagini astratte su cui fondare la logica del suo ragionamento e fece sempre più spesso affidamento sul suo istinto di fisico.

Le sue brillanti speculazioni hanno valicato i limiti della nostra conoscenza, colmando il divario apparentemente inconciliabile tra le due grandi teorie della fisica moderna: la meccanica quantistica e la relatività generale.

“Einstein sbagliò quando disse: Dio non gioca a dadi. La considerazione dei buchi neri suggerisce infatti non solo che Dio gioca a dadi, ma che a volte ci confonda gettandoli dove non li si può vedere.”

Nel corso di tutta la sua carriera, Hawking si distinse per una straordinaria libertà di pensiero. Anche agli inizi non esitò a contraddire scienziati rinomati o a mettere in discussione principi fisici che tutti consideravano intoccabili. Né ebbe il minimo scrupolo a ritrattare. Non evitò mai le polemiche ed era solito divertirsi a fare scommesse scientifiche con alcuni colleghi, perdendole spesso, ma sempre con spirito sportivo. In nessun posto sembrava più a suo agio che in compagnia di altri fisici, scambiando o discutendo idee. Sebbene la paralisi progressiva tendeva ad isolarlo, non fu mai uno scienziato solitario. Condivise il suo lavoro con numerosi collaboratori ed ebbe innumerevoli studenti, ai quali si mostrò sempre disponibile.

Si sposò il 14 luglio del 1965 con Jane Wilde. Determinati a vivere il presente, senza prestare attenzione a quante nuvole temporalesche si potevano addensare al loro orizzonte. La famiglia si espanderà successivamente con la nascita di Lucy, nel 1970, e di Timothy, nel 1979.

Hawking celebrò l’inizio di questa seconda vita, su cui non contava, con una straordinaria produttività scientifica.

Se Hawking era già una personalità nota, specialmente sul suolo britannico, la pubblicazione di Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo lo rese una celebrità internazionale.

Il libro si rivelò un successo senza precedenti. Rimase per anni nelle liste dei libri più venduti e fu tradotto in 40 lingue. Le vendite raggiunsero oltre dieci milioni di copie in tutto il mondo.

Nel 1990 decise di separarsi da Jane. Cinque anni dopo divorziò da lei e sposò Elaine Mason. Il suo secondo matrimonio durò undici anni.

La malattia privò Hawking di infinite soddisfazioni, ma non di popolarità e di fama.

Viaggiò in tutti i continenti, a eccezione dell’Australia. Visitò l’Antartide e l’ isola di Pasqua. Si recò in Unione Sovietica sette volte, sei in Giappone e sette in Cina. Scese in sottomarino sul fondo del mar dei Caraibi e salì su una mongolfiera. Spesso il personale medico che lo assisteva si sorprendeva del ritmo frenetico dei suoi impegni, che avrebbe sfiancato qualsiasi persona sana.

Il suo carattere indomabile e tenace, capace di superare ostacoli formidabili, convinse un’infinità di musicisti, scrittori e artisti che gli resero omaggio con una fede cieca nella genialità delle sue teorie, che non erano in grado di valutare.

Si può riconoscere la sua figura in un’ opera di Philip Gauss e la voce inconfondibile del suo sintetizzatore accompagna la musica della canzone Talking Hawking dei Pink Floyd.

Partecipò a un episodio di Star Trek: The Next Generation, in cui compare in una scena dove batte Isaac Newton e Albert Einstein a una partita a poker.

Come personaggio dei cartoni animati, fece diverse apparizioni nella serie I Simpson e Futurama e interpretò se stesso in The Big Bang Theory.

Nel 2014 l’ attore inglese Eddie Redmayne vinse un Oscar per aver interpretato il ruolo di Stephen nel film La teoria del tutto, regia di James Marsh.

È stato una personalità capace di eclissare tutte le altre nel panorama scientifico del secondo Novecento.

A luglio 2021, cinquant’anni dopo la formulazione del teorema dell’area di Hawking, è arrivata la sua prima conferma osservativa diretta da parte di un gruppo di cinque fisici dal gruppo dell’Istituto Kavli per l’astrofisica e la ricerca spaziale del Massachusetts Institute of Technology (Mit) coordinato da Maximiliano Isi. Per la prima volta e’ stato dimostrato, grazie alle onde gravitazionali, uno dei suoi teoremi più celebri, quello secondo cui l’area del cosiddetto orizzonte degli eventi, il limite oltre il quale nulla, compresa la luce, riesce a sfuggire all’abbraccio gravitazionale di un buco nero, può solo ingrandirsi.

“Cerca di dare un senso a quello che vedi e chiediti quello che fa vivere l’universo. Sii curioso”.