Hong Kong Express: Wong Kar-wai assume un duello con il tempo mutandolo in una piacevole melodia

Questo articolo racconta il film Hong Kong Express di Wong Kar-wai in un formato che intende essere più di una semplice recensione: lo scopo è andare oltre il significato del film e fornire una analisi e una spiegazione delle idee e delle dinamiche che gli hanno dato vita.

La distorsione spazio temporale nel cinema è una cosa relativamente moderna. Perché sviluppatasi soprattutto in Europa nel Secondo dopoguerra, chiedere a Wim Wenders ed ai suoi angeli caduti per conferma, poi si è sviluppata anche al di là dell’Atlantico differendo ed intersecandosi in generi diversi: Su tutti spicca il primo Tarantino Pulp e soprattutto Christopher Nolan. Ma anche il cinema di Hong Kong, che tanto ha appreso dal cinema europeo non è stato da meno, con il suo esponente più illustre: Wong Kar-wai. L’intersecamento di storie, amori e delusioni proprio all’interno delle stazioni, rimane nell’immaginario collettivo come l’emblema assoluto della fugacità dell’esistenza umana. Così il regista cinese, esule ad Hong Kong, riesce a trasformare le vite dei suoi protagonisti, in una piacevole malinconia dilatata nel tempo e nello spazio senza apparenti legami di natura estemporanea.

Questo perché la più pura casualità dei rapporti umani, si fonde alla perfezione nel contesto di un luogo di passaggio, assaporando i luoghi e le circostanze al gusto di una polaroid sovraesposta che imprime nello spettatore un dolce piacere retrò, trasformando Hong Kong nella capitale assoluta di una seducente malinconia. La solitudine vissuta dall’uomo, nella pellicola le delusioni d’amore e la lontananza sono vissute prettamente da maschi, è ampliata dallo step-framing che permette l’illusoria immobilità dei protagonisti mentre tutto intorno a loro scorre inesorabile. L’avallo al turbamento, intarsiato abilmente dal regista, ci propone il disagio della comprensione di un sentimento così naturale, ma anche inspiegabile e di cui l’uomo ne è continuamente alla ricerca.

CHUNGKING EXPRESS 4K | Official Trailer (English)
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L’iniziatico che permea la pellicola, e dal titolo originale ancor più misterioso e personale: “Chungking Express” ossia  “Chungking” riferito alla zona dove il regista crebbe arrivato da piccolo nella ormai ex-colonia britannica, ed “Express” è riferito ad uno stand gastronomico di strada nel centro della città, dove come nel film è fulcro, insieme alla stazione, (il piccolo locale si trova proprio all’interno della stessa, di incontri casuali. La numerologia che spesso è riproposta nei film del cineasta questa volta riguarda l’abbandono, come nella prima storia, dove un giovane poliziotto per ricordare l’amore perduto, acquista incessantemente delle scatole di ananas sciroppato, (cibo preferito dall’amata) sempre con la stessa scadenza: ossia il primo maggio 97’, data che si è prefissato come prova del “distacco” amoroso, ma anche momento di transizione della Città che ritorna gradualmente in mani cinesi.

Ma anche nella seconda, dove questa volta la numerologia abbraccia un uomo che anch’esso preda di una delusione amorosa che si metterà a parlare con il proprio appartamento sulle note di “California Dreamin’” dei The Mamas & The Papas. I destini che si uniscono, come cantava un Federico Zampaglione d’annata, ci ricordano come le vite molto spesso siano condizionate anche da figure ridotte all’essenziale, fortemente influenzate anche dall’epoca in cui nasce il film, quella metà degli anni Novanta figlia di meteore musicali e film sperimentali che conclusero un secolo così travagliato ma anche dannatamente affascinante, e che probabilmente ispirò anche una giovane Sofia Coppola per il suo italianamente mal tradotto “L’amore tradotto”. La pellicola, girata nelle pause di “Ceneri del tempo”è fortemente improvvisato, se si pensa che la seconda storia fu creata ed ultimata dall’autore in una sola notte, ricalca uno degli idoli assoluti di Wong Kar-wai, quel Godard che innovò il cinema anche con un nuovo linguaggio, esattamente come l’omonimo cinese.

L’improvvisazione, frutto anche di permessi mancanti per girare l’opera, dona quel mood metropolitano che contraddistingue un tipo di cinema avulso agli spazi aperti, prediligendo le città popolose. Il desiderio costante di colmare le défaillance affettive rappresenta un mantra in questo tipo di cinema e sospende i finali lasciandoli aperti, proprio come le bolle temporali create quasi per caso e che faranno anche in seguito la fortuna di un regista così acclamato, ma anche così imperscrutabile.