Chi sono davvero i Nephilim descritti nella Bibbia?

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Per tradizione, il termine “Nephilim” contenuto nell’Antico Testamento biblico ed in altri scritti non considerati canonici, viene tradotto con la parola “giganti”, come esseri cioè dalle dimensioni notevoli e dalla forza sovra-umana. Ma siamo sicuri che gli antichi testi rimandino a figure di tal genere, oppure la loro reale natura non è stata del tutto svelata e deve essere ricercata in significati diversi?

Prima di tutto, è giusto procedere ad una breve introduzione sull’etimologia del termine. Secondo i glottologi, la radice più accreditata è quella aramaica, naphli, che è traducibile in maniera letterale con la parola “giganti”. È stata anche avanzata l’ipotesi secondo la quale la precitata radice dovrebbe essere messa in relazione con la costellazione di Orione e, pertanto, il termine “nephilim” rappresenterebbe il plurale di “nephila”. Altri studiosi hanno affrontato la problematica dell’origine di queste misteriose figure, sotto diversificati e variegati profili, inquadrandoli talora come “eroi famosi”, altre volte come “guerrieri caduti”, più spesso come “angeli caduti”.

Quest’ultima interpretazione deriverebbe da un’alternativa lettura semantica che collegherebbe il termine “nephilim” alla radice semitica “nafal”, che vuol dire appunto “cadere”.

Il riferimento biblico più importante, relativo ai Nephilim, è contenuto nel libro della Genesi: Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. Allora il Signore disse : “il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perchè egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”. C’erano sulla terra i GIGANTI (NEPHILIM) a quei tempi- e anche dopo- quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi (Gen. 6: 1-8).

Si tratta sicuramente di uno dei passi biblici di più difficile interpretazione, pur volendo dare ad esso un valore didascalico e metaforico, come è doveroso per la maggior parte delle vicende narrate nel libro della Genesi, a partire da Adamo ed Eva e dalla loro cacciata dal paradiso terrestre.

Secondo la teologia cristiana, fin dalle interpretazioni dei Padri della Chiesa, come Tertulliano e Lattanzio, i Nephilim furono assimilati agli “angeli caduti” di cui parlano ampiamente il libro apocrifo di Enoch ed altri antichi testi del Giudaismo.

Il grande pensatore Agostino d’Ippona, tuttavia, rifiutò l’idea che “i figli di Dio” di cui parla la Genesi fossero angeli, cioè creature eteree, non immediatamente percepibili nella dimensione umana, se non in particolari situazioni. In una delle sue opere più importanti, la Città di Dio, Agostino accoglie la tesi plausibile che si trattasse di personaggi famosi del passato, del tutto umani, resi divini dai racconti della tradizione orale. Pertanto, il significato della distinzione tra “i figli di Dio” ed i “figli degli uomini” dovrebbe simboleggiare la discendenza di Set e quella peccaminosa di Caino. In tale contesto è da considerarsi anche il tragico flagello del diluvio universale, la cui memoria peraltro ricorre in quasi tutte le culture antiche mondiali, mandato da Dio per punire quei “nephilim” che si erano macchiati di depravazione ai tempi di Noè. Altri esegeti, cercando di escludere l’improbabile copulazione tra esseri angelici ed umani, hanno delineato interpretazioni più simboliche del concetto di Nephilim, affermando che si potesse trattare di una razza di posseduti dai demoni, una ricostruzione per la verità molto letteraria e che trova pochi riscontri nella mentalità degli autori degli antichi testi. Come vedremo in seguito, non sono mancati coloro che hanno visto nell’unione descritta nella Genesi, una forma di inseminazione artificiale  e di manipolazione genetica da parte di una razza aliena, conciliandola con la tesi dei tanto temuti “rapimenti” su astronavi extraterrestri, di cui con una certa frequenza ancora si ripetono i fantasiosi racconti. E, seguendo tale filone, i Nephilim sono stati perfino indicati come i superstiti della mitica civiltà di Atlantide che, a sua volta, affonderebbe le radici in un’avanzatissima razza aliena.

Abbiamo appena accennato alla teoria che considera i Nephilim come esseri provenienti da un altro pianeta. In particolare sono stati due gli autori che, in epoca relativamente recente, hanno cercato di dare vigore a quest’ipotesi, ancora fortemente osteggiata dalla comunità scientifica. Secondo Zecharia Sitchin ed Erich Von Daniken, l’essere umano non sarebbe altro che il prodotto di una sofisticata ingegneria genetica elaborata da una razza aliena. Sitchin, in particolare, interpreta alcuni scritti degli antichi Sumeri e misteriosi reperti archeologici ritrovati nell’area mesopotamica, relativi agli Annunaki, secondo alcune credenze provenienti dal pianeta Nibiru che periodicamente traccerebbe un’orbita prossima alla Terra.

Dando credito a questa ipotesi, gli antichi dèi mesopotamici sarebbero da identificare con “gli angeli caduti”, i figli degli “Elohim” menzionati nella Genesi.

Alquanto diversa è la suggestiva ipotesi avanzata da David Icke, secondo cui sarebbero stati i Rettiliani ad operare qualche forma di manipolazione genetica, dando origine ad una progenie di alta statura, occhi e pelle chiara che dominerebbe il nostro pianeta in maniera occulta fin dai tempi dei Sumeri. E’ superfluo ribadire che siffatta interpretazione è respinta perfino dalle comunità più convinte di ufologi.

Più interessanti sono, invece, le ipotesi che cercano di conciliare quanto viene confusamente narrato nella Bibbia con la scienza moderna. È stato sostenuto che i Nephilim non fossero altro che neandertaliani sopravvissuti, o meglio che appartenessero alle ultime tribù di questa razza che stava per essere definitivamente cancellata dall’evoluzione dell’homo sapiens. Alcuni esegeti più arditi hanno anche azzardato che si potesse trattare di una progenie ibrida, una sorta di via di mezzo tra i neandertaliani ed i “sapientes”. Al di là delle speculazioni specifiche sulla reale natura dei Nephilim, la maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che, per alcuni millenni, l’uomo moderno e quello di Neanderthal abbiano condiviso gli stessi territori e che proprio il Medio Oriente sia stato uno degli ultimi habitat di quest’ultimo. Si potrebbe pensare, quindi, che nella memoria popolare sia rimasto impresso il ricordo di queste creature tozze ed aggressive. Ovviamente la tesi dell’uomo di Neanderthal non può reggere, se si fa esclusivamente riferimento all’alta statura ed ai presunti colori chiari dei capelli e degli occhi dei Nephilim, in grado di evocare più facilmente le caratteristiche di una razza nordica o ariana.

Vi è da chiedersi, a questo punto, se nel corso degli ultimi decenni vi siano state scoperte archeologiche che, in qualche modo, possano essere considerate legate alla narrazione biblica sui Nephilim. Già nel 1890, a Castelnau-le-Lez, in Francia, fu documentato il ritrovamento di ossa risalenti all’età Neolitica, all’incirca 12.000 anni fa. Gli studiosi ritennero che appartenessero allo scheletro di un essere umano, la cui altezza poteva essere ragionevolmente stimata in 3,5 metri. Alcuni anni dopo furono ritrovate ossa di uno scheletro, la cui altezza superava i 3 metri, sempre in Francia, nei pressi della città di Montpellier. Nel terzo decennio del Novecento, gli scavi archeologici guidati dal professor Ralph Gldiden sul territorio americano portarono alla scoperta di numerosi scheletri alti più di 2,20 metri, facendo cambiare il modo tradizionale di affrontare gli studi sull’origine dei nativi americani.

Verso la metà del secolo scorso, alcuni scavi archeologici in Mesopotamia, sulle rive del fiume Eufrate, portarono alla luce numerosi resti di scheletri di altissima statura, quasi si trattasse di una vera e propria “necropoli di giganti”. La maggior parte dei reperti, tuttavia, andò perduta o misteriosamente trafugata, anche se si riuscì a conservare alcune ossa, come la riproduzione di un femore attualmente esposta nel museo Mt. Blanco in Texas, Stati Uniti. Altri ritrovamenti simili sono stati spesso osteggiati dalla comunità scientifica anche perchè, soprattutto negli ultimi anni, sul web sono apparsi troppi fotomontaggi messi a bella posta da gente senza scrupolo che mirava al sensazionalismo, creando confusione e disinformazione. I più accaniti teorici del complotto hanno affermato che le scoperte sui giganti sarebbero state occultate per non scalfire la teoria darwiniana sull’evoluzione. Infatti, non sarebbe facile spiegarsi un così alto numero di soggetti di enorme statura, in relazione agli ominidi di epoca antica, pur volendo considerare il fenomeno scientificamente denominato come “gigantismo” che, comunque, si presenta soltanto in un numero molto esiguo della popolazione mondiale.

Ed i Nephilim trovano corrispondenze più o meno simili anche in altre evolute e fiorenti civiltà antiche. Basti pensare ai “gigantes” descritti nei racconti della mitologia greca come esseri immortali, a similitudine delle divinità, figli di Urano (il Cielo) e di Gea (la Terra). Questi essere semi-divini, nella narrazione di Esiodo (Gigantomachia) avrebbero intrapreso uno strenuo conflitto contro gli dèi dell’Olimpo, che si sarebbe risolto soltanto per l’intervento di un’altra creatura, a metà strada tra l’umano ed il divino, Ercole. Ma le somiglianze con alcuni passi dell’Antico Testamento biblico non terminano qui: nei miti ellenici alcuni giganti, come Encelado, sarebbero stati sepolti nelle viscere della Terra, un po’ come il Lucifero cristiano scagliato negli abissi. Gli stessi terremoti, nella visione fantastica ellenica, sarebbero prodotti dai movimenti di queste misteriose creature imprigionate sotto la crosta terrestre. In più, oltre ai “gigantes” propriamente detti, nei miti greci possiamo distinguere altri esseri enormi e dotati di forza sovrumana, come i “ciclopi” ed i “titani”, di cui Prometeo è forse la figura più emblematica. Anche quest’ultimo, desideroso di regalare il fuoco degli dèi agli uomini e, per tale azione, condannato alla prigionia eterna dal vendicativo Zeus, ha evidenti analogie con la vicenda del Lucifero/Satana cristiano.

Se diamo uno sguardo alla mitologia norrena, ci accorgiamo che anche in tale ambito culturale non mancano miti che rimandano all’esistenza di creature di elevatissima statura. I giganti, chiamati jotnar nella lingua antica norvegese, sono presenti in quasi tutti i racconti cosmogonici nordici. Secondo questa fantastica visione, i giganti esisterebbero da prima della fondazione del mondo che trarrebbe origine proprio dal corpo di un essere enorme,Ymir che può essere accostato alla figura di Yama nella mitologia indiana. Ciò dimostra come i racconti più ancestrali, tramandati oralmente prima della diffusione della scrittura, affondino comuni radici indo-europee.

Nella mitologia norrena, in particolare, i giganti simboleggiano il caos di un mondo primitivo che stenta a trovare un equilibrio razionale, compito che spetta, invece, agli dèi. Ed essi saranno i protagonisti anche della “fine del mondo”, denominata “crepuscolo degli dèi”, il Ragnarok, quando assedieranno la divina città di Asgaror, una sorta di “Gerusalemme celeste”, mettendola a ferro e a fuoco.

Nella cultura di massa contemporanea ai Nephilim è stata attribuita un’origine completamente diversa rispetto ai testi antichi, assumendo connotazioni angeliche/demoniache adattabili alla letteratura ed alla cinematografia fantasy senza troppe pretese metodologiche. Nel libro La luce di Orione di Valerio Evangelisti  e nella saga Queste oscure materie di Philip Pullman si fa riferimento ai giganti biblici o, comunque, a creature ad essi assimilabili. Nella fortunata serie Shadowhunters di Cassandra Clare, i Nephilim diventano esseri benefici cacciatori di demoni, figli dell’angelo Raziel dal quale avrebbero ricevuto i poteri per sconfiggere il male sulla Terra. Ed ancora nella saga per ragazzi, Fallen, elaborata da Lauren Kate, i Nephilim, riprendendo in parte una delle interpretazioni letterali degli scritti biblici, sarebbero esseri umani nati dalla copulazione tra un angelo ed un mortale. Di diverso genere, è l’impronta più “universalistica” data da Danielle Trussoni nel suo romanzo Angelology, dove ai giganti biblici si attribuisce la responsabilità delle guerre e dei movimenti rivoluzionari della storia, quasi ad assolvere l’umanità da ogni colpa consapevole. Gli stessi temi sono stati più o meno riprodotti sul grande e sul piccolo schermo. Ad esempio nella pellicola cinematografica, Devil’s Tomb- A caccia del diavolo, la vicenda si incentra sulla presunta natura dei Nephilim e sul luogo dove questi sarebbero stati imprigionati. Nella serie televisiva Hex e nella trilogia  Fallen-Angeli caduti, i protagonisti sono angeli caduti, demoni e streghe, impegnati in una specie di guerra tra il bene ed il male in versione new age, senza solide fondamenta ideologiche o filosofiche.

In sintesi, a mio parere, la problematica sulla natura dei Nephilim, citati come “i figli di Dio” (letteralmente degli dèi –Elohim-) nell’Antico Testamento biblico, deve essere analizzata considerando i tanti misteri ancora insoluti che riguardano l’origine del genere umano e del progredire delle civiltà più antiche. Se la scienza ha generalmente accolto le teorie darwiniane sull’evoluzionismo e la teologia moderna ne ha ammesso lo sviluppo, seppure inquadrandole nell’alveo del progetto divino dell’Onnipotente, ancora non è chiaro come circa 300.000 anni fa sia stato possibile il passaggio dall’homo erectus all’homo sapiens, in un arco temporale brevissimo in relazione agli altri transiti evolutivi. Non è da escludere, seppure le prove attuali siano soltanto indiziarie e per niente inconfutabili, che gli scritti religiosi antichi, come quelli sumerici, ebraici ed indiani, abbiano cristallizzato arcaici ricordi, tramandati oralmente, di una pre-esistente super-civiltà mondiale estinta, trasfigurandone le vicende in miti e racconti fantastici.

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