L’incidente del Passo di Dyatlov: un caso che fonde mistero, ignoto e paranormale

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L’incidente del Passo di Dyatlov è uno dei fatti di cronaca più discussi di sempre. Un enigma che da più di mezzo secolo continua a far parlare di sé, a causa delle circostanze che hanno fatto da cornice a una tragedia apparentemente indecifrabile. In questo articolo cercheremo di ripercorrere i vari passaggi che hanno caratterizzato la vicenda.

La scomparsa

Igor Aleeksevic Dyatlov è uno studente di radio-ingegneria presso il Politecnico degli Urali. Ha 23 anni e una grande passione per le escursioni in montagna. Un interesse che lo ha portato a diventare membro di un’associazione sportiva che raggruppa studenti ed ex-studenti dell’istituto. Insieme ad altri nove iscritti del club decide di organizzare un viaggio attraverso gli Urali settentrionali. L’itinerario prevede di partire in treno e in camion per poi proseguire con gli sci attraverso le montagne, fino ad arrivare alla meta finale del monte Ortonen.

Il gruppo parte il 25 Gennaio 1959. Secondo le previsioni dovrebbero rientrare tutti insieme entro il 12 Febbraio.

I primi giorni trascorrono secondo programma, ma dopo pochi giorni uno dei membri della spedizione, Yuri Efimovič Yudin, avverte un malessere ed è costretto ad abbandonare il gruppo. I restanti nove partecipanti proseguono il viaggio, inconsapevoli che di lì a pochi giorni sarebbero diventati i protagonisti di uno degli eventi più tragici e inspiegabili di sempre.

12 Febbraio. È il giorno in cui gli escursionisti avrebbero dovuto fare ritorno, tuttavia la giornata trascorre senza avere notizie da parte di nessuno. I parenti e gli amici cominciano ad allarmarsi. I giorni trascorrono ma non si ha nessuna informazione sulle sorti del gruppo.

Il 20 Febbraio un gruppo di volontari parte alla ricerca, la zona viene scandagliata ma purtroppo non ci saranno esiti.

Successivamente si attiveranno nelle ricerche anche l’Esercito e la Polizia.

Il ritrovamento

26 Febbraio 1959. Viene localizzata una tenda nella zona del Cholatčachl. La tela risulta essere stata tagliata dall’interno e sulla neve sono presenti una serie di impronte che sembrano dirigersi verso i boschi. A circa cinquecento metri di distanza, sotto un albero di cedro, sono presenti due corpi senza vita. Si tratta di Yuri Krivoniščenko e Yuri Dorosenko, due membri del gruppo di escursionisti. Entrambi sono scalzi e privi di biancheria intima. Nelle vicinanze sono presenti i resti di un fuoco.

Uno scenario sconvolgente.

I ricercatori continuano a perlustrare il territorio, imbattendosi in altri tre cadaveri. Rustem Slobodin, Zinaida Kolmogorova e il capo della spedizione, Igor Dyatlov. I tre sembrano essere morti per ipotermia.

Le circostanze del ritrovamento dei corpi fanno pensare che i ragazzi siano usciti tutti insieme dalla tenda, come se stessero sfuggendo da qualcosa e avessero preso la decisione di lasciare l’accampamento.

Mancano quattro membri del gruppo, che per il momento sembrano irrintracciabili.

Sul luogo vengono rinvenute alcune macchine fotografiche e diari, che risulteranno molto utili per ricostruire la cronologia degli eventi. Sembra che tutto sia proseguito normalmente durante il viaggio, almeno fino al 31 Gennaio.

Il 1 Febbraio invece, a causa di una tempesta di neve, gli escursionisti prendono una strada sbagliata, ritrovandosi verso la cima del Cholatčachl. Nel momento in cui si sono accorti dell’errore, hanno deciso di fermarsi e accamparsi sul posto, in attesa di un miglioramento delle condizioni climatiche. Da questo momento in poi non si hanno ulteriori resoconti da parte dei viaggiatori, motivo per cui si presuppone che sia accaduto qualcosa di ignoto che abbia portato a quelle drammatiche conseguenze.

Nel frattempo continuano le ricerche per i restanti quattro escursionisti. Rintracciarli non è semplice e passeranno diverse settimane prima di arrivare ad un’altra scoperta sconcertante.

4 Maggio 1959. All’interno di un burrone scavato da un torrente, sotto un metro e mezzo di neve, vengono ritrovati i cadaveri degli ultimi quattro membri della spedizione. Tutti i corpi presentano fratture interne, uno di essi ha un trauma cranico, altri due sono senza bulbi oculari e uno è senza lingua.

Secondo alcune testimonianze i corpi avevano un colore bruno intenso e sui vestiti era presente un certo livello di radioattività, elementi che saranno al centro del dibattito delle varie tesi che si svilupperanno sull’accaduto.

Altre dichiarazioni segnalano l’avvistamento di strane luci di colore arancione nei cieli della zona nei giorni della scomparsa dei ragazzi.

L’autopsia sui cadaveri si concluderà annotando la morte dei nove come causata da una irresistibile forza sconosciuta. Un elemento che dà ulteriore conferma alle misteriose circostanze che hanno caratterizzato il ritrovamento dei corpi. L’incidente del Passo Dyatlov diventa ben presto un fatto particolarmente dibattuto, e sull’accaduto cominciano a circolare numerose teorie.

Le ipotesi

Nel corso del tempo sono state formulate decine di tesi nel tentativo di spiegare gli eventi, tanto che si potrebbe dedicare un articolo ad ognuna di esse. Vediamo di riassumere e analizzare alcune delle più diffuse.

Mansi

La prima ipotesi che venne analizzata durante le investigazioni riguarda il popolo indigeno dei Mansi.

Risulta che nelle vicinanze del luogo in cui il gruppo si era accampato fossero presenti anche alcune tende della tribù del luogo. Qualcuno sospetta che ci sia potuto essere un diverbio con gli escursionisti e che si sia concluso in maniera cruenta. Tuttavia questa tesi si scontra con la mancanza di tracce della presenza di altre persone e di un eventuale scontro fisico sulla scena.

Con il passare del tempo e l’evoluzione delle indagini la teoria dei Mansi comincerà a diventare secondaria.

La tempesta perfetta

Secondo lo scrittore e regista Donnie Eichar, la causa della morte dei nove ragazzi sarebbe stata inizialmente provocata da una tempesta, da cui sarebbero scaturiti dei tornado nelle vicinanze della tenda, costringendo gli occupanti ad abbandonare la loro sistemazione.

Oltre a questo la bufera avrebbe generato anche degli infrasuoni nell’ambiente, che avrebbero contribuito ad aggravare il panico tra gli escursionisti. Un insieme di elementi che sarebbero sfociati in tragedia.

Esercitazione militare

Questa teoria presuppone che il gruppo della spedizione si sia imbattuto durante il viaggio in un’area di esercitazioni militari e di conseguenza siano stati spaventati dal suono di alcune esplosioni, che li avrebbe fatti scappare in preda al panico.

In base alle versioni di questa tesi i ragazzi sarebbero in seguito morti a causa delle condizioni climatiche avverse oppure alcuni soldati sovietici li avrebbero uccisi per quello che avevano scoperto.

L’ipotesi probabilmente si basa su due punti principali: il colore brunastro della pelle dei cadaveri e la presenza di carica radioattiva sugli indumenti, che sarebbe in questo caso attribuibile a qualche arma di tipo nucleare.

Tuttavia questi due elementi sono stati spesso oggetto di dibattimento tra chi ritiene che nascondano la chiave per risolvere l’enigma e chi invece ne ridimensiona notevolmente l’importanza generale.

In assenza di prove concrete a sostegno, questa tesi ad oggi non è mai stata dimostrata.

Ufo

Molti appassionati del paranormale sono convinti che alla base di questo mistero ci sia un qualcosa di ultraterreno.

Una teoria che prende spunto dagli avvistamenti di luci arancioni nei cieli della zona. Secondo i sostenitori di questa versione i viaggiatori si sarebbero terrorizzati dopo aver assistito alla comparsa di oggetti volanti non identificati e sarebbe questo il motivo che li avrebbe spinti a lasciare l’accampamento.

Un’ipotesi senza dubbio suggestiva.

L’inchiesta

Il caso è stato per anni al centro di moltissime discussioni, e il 3 Febbraio 2019 il Governo Russo annuncia ufficialmente la riapertura delle indagini.

Dopo oltre un anno, nel Luglio 2020 la Procura generale di Sverdlosk chiude il fascicolo dichiarando che la causa della morte dei ragazzi è da attribuire a una valanga.

Secondo la ricostruzione gli escursionisti sarebbero stati travolti da una cascata di neve durante la notte, in seguito alla quale alcuni di essi rimasero feriti. I nove decisero quindi di abbandonare l’accampamento per evitare una seconda frana, ma in questo modo restarono intrappolati non riuscendo più a vedere la tenda a causa del buio e si trovarono costretti ad esporsi alle rigide temperature dell’ambiente, che ne causarono la morte.

La spiegazione ufficiale della Procura ha diviso a metà l’opinione pubblica: alcuni sostengono che dopo oltre sessant’anni il mistero sia stato finalmente risolto, mentre altri non si reputano soddisfatti da questa conclusione e credono che la verità debba ancora essere scritta.

L’incidente del Passo Dyatlov resta ad oggi uno dei casi più controversi di sempre. Una storia in cui l’ignoto e il mistero fanno da padrone, dove razionale e irrazionale si fondono e diventano una cosa sola. Nonostante le numerose teorie in proposito, sembra che nessuna tesi sia in grado di mettere in ordine tutti i tasselli del puzzle e fornire una soluzione definitiva alla faccenda.

Quello di cui purtroppo siamo sicuri è che nella notte del 2 Febbraio 1959 nove escursionisti persero la vita sui monti Urali. Su quale sia la causa che ha portato le loro esistenze a questo triste epilogo si continuerà a dibattere per molto tempo, nell’attesa di possibili nuovi sviluppi.

Fonti:

dyatlovpass.com
Nocturnia: Lo strano caso di Passo Dyatlov

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