Yoshimi Battles the Pink Robots: l’album dei Flaming Lips, il futuro che fa paura

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“La Luna nel pieno della notte sopra l’alta montagna / La vede il nuovo saggio con un cervello solitario / Dai suoi discepoli invitati ad essere immortali / Occhi a sud. Mani nel petto, corpi nel fuoco”. Da questa centuria gli esperti di Nostradamus hanno evinto che saremo circondati sempre di più da robot e intelligenze artificiali, che prenderanno il sopravvento.

C’è da avere paura considerando l’operato di Elon Musk, tra l’altro uomo dell’anno 2021 per il Times, che sta concentrando la sua produzione di robot, spostando il suo quartier generale a sud di Austin, in Texas.

Le macchine prenderanno davvero il sopravvento o peggio saremo noi a “evolverci” in una forma transumana?

La nostra esistenza, d’altronde, è già molto, nel quotidiano, post-umana.

Pensiamo di usare la tecnologia, di controllarla senza renderci conto che ha preso parte delle nostre vite basti pensare al ruolo che abbiamo concesso agli smartphone e ai social.

Yoshimi Battles the Pink Robots è un album che porta a riflettere su questi temi.

Diretto dal genio Wayne Coyne, questo concept album ci accompagna in un viaggio sui grandi e perenni temi della vita, della morte e dell’amore.

Prende il nome da Yoshimi P-we, musicista e batterista (che appare in tutto l’album) della band The Boredoms. “Yoshimi contro i robot rosa”: una donna giapponese che si trova a combattere un robot programmato per ucciderla. La storia sembra quella di un cartone animato (specialmente vedendo la copertina) piuttosto che di un album, ma l´ascolto sortisce lo stesso innocente effetto, un misto di stupore e di trasporto.

Anche la musica, infatti, contribuisce ad alimentare questo stupore muovendosi tra tecnologia futuristica e antica tradizione cantautorale: i sintetizzatori si scontrano piacevolmente con il fascino rustico della chitarra acustica e della batteria funky, creando improbabili armonie che evocano immagini di un mondo in cui l’uomo e la macchina si fronteggiano, si mescolano, si fondono e si combattono.

In “In The Morning Of The Magicians”, ad esempio, i sintetizzatori emulano la voce umana e gli strumenti a corda, fondendosi perfettamente con il canto lamentoso di Coyne, che suona perfettamente a suo agio in questa dimensione tipica del transumanesimo mentre le sue parole scavano dentro l’anima: “Che cosa è l’amore e che cosa è l’odio?”

Siamo ancora capaci di distinguerli o facciamo continuamente errori di calcolo come macchine malfunzionanti? Abbiamo perso definitivamente la nostra umanità?

Coyne prova a resistere umanizzando le diverse canzoni ma c’è sempre l’elemento imprevisto elettronico dietro l’angolo. In ‘Fight Test’ è emblematica la frase: “Se non è ora, allora dimmi quando sarebbe il momento in cui ti alzeresti in piedi e diventeresti un uomo?”

L’uomo ci prova a rimanere tale ma la situazione sembra sfuggirgli sempre più di mano.

Ma il più potente messaggio dell’album, strappalacrime e malinconico, arriva nel brano “Do You Realise?”

La canzone è nata come risposta alla storia di un fan giapponese morto per una misteriosa malattia cardiaca dopo aver viaggiato per il mondo per vederli in concerto. Commosso dalla sua morte, Coyne incoraggia l’ascoltatore e tutti noi a goderci i dolci momenti della vita, ad assorbire il piacere in ogni piccolo dettaglio. Commentando la canzone, lo stesso Coyne ha detto: “Ogni volta che analizzo le realtà scientifiche di cosa significa vivere qui sulla Terra – in questa galassia – ruotando intorno al sole – volando nello spazio – uno shock di terrore mi prende! Mi viene in mente ancora una volta quanto sia precaria tutta la nostra esistenza…”.

Vi rendete conto?

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