L’Antartide: storia, geografia e misteri del continente di ghiaccio

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L’Antartide, situato nell’emisfero australe del nostro pianeta, con il suo vastissimo territorio, ricoperto per il 98% dal ghiaccio, è il continente più inospitale della Terra.

La stessa etimologia del nome, derivante dal greco “antarcticòs” (opposto all’Artico), richiama la sua relazione con il Polo nord e sottolinea la sua scoperta in epoca relativamente recente, sebbene fin dai tempi antichi gli studiosi avessero ipotizzato l’esistenza di una lontana “Terra australis”.

La scoperta di un nuovo continente

Non si può conoscere con assoluta certezza il primo avvistamento del continente antartico, anche se per convenzione la sua scoperta si attribuisce alla spedizione russa Lazarev e Bellingshausen, avvenuta nel 1820. La questione  è, comunque, molto dibattuta, in quanto il fantomatico primo avvistamento è conteso con una nave militare statunitense e con un peschereccio appartenente allo stesso Paese.

Nei decenni successivi, fino all’ultimo scorcio del diciannovesimo secolo, a causa delle notevolissime difficoltà causate dalla grande distanza rispetto alle rotte commerciali e per la marcata inospitalità del territorio, l’Antartide non suscitò molto interesse e, pertanto, non furono organizzate significative spedizioni. Ciò non vuol dire che non ci furono avventurieri, affascinati dall’esplorazione dell’immensa distesa ghiacciata antartica, nonché attratti da eventuali possibilità di sfruttamento economico, che ci cimentarono in ardite imprese.

Nel 1841, partendo da Sidney in Australia, un equipaggio raggiunse la parte di Antartide, oggi chiamata “Terra di Wilkes”, mentre due anni dopo, nel 1841, l’esploratore John Clark Ross, navigò in quella regione che oggi è, in suo onore, chiamata Mare di Ross, Isola di Ross e Piattaforma di ghiaccio di Ross.

Soltanto nel 1890 si pensò ad attribuire un nome al nuovo continente, quello appunto di “Antartide”, ad opera del famoso cartografo scozzese John George Bartholomew.

All’inizio del ventesimo secolo furono organizzate le prime grandi spedizioni che gettarono le basi per una conoscenza più approfondita e scientifica dell’intero territorio antartico. Nel 1907 gli uomini della spedizione Nimrod furono in grado di scalare il monte Erebus e di individuare il Polo Sud Magnetico. Gli stessi uomini, guidati da Shackleton, tra il dicembre 1908 e il febbraio 1909 (periodo estivo australe), riuscirono nella grande impresa di attraversare la Piattaforma di ghiaccio Ross e la catena montuosa “Transantartica”. Se, come abbiamo visto, l’obiettivo di individuare il polo sud magnetico era stato raggiunto, lo stesso non si poteva dire per il “polo sud geografico”. Questo storico traguardo fu conseguito all’inizio del mese di dicembre 1911, grazie ad una spedizione norvegese, guidata da Roald Amudsen che seguì un tragitto partendo dalla cosiddetta “Baia delle Balene”, attraversando il ghiacciaio Heiberg. Purtroppo la stessa impresa fu imitata cinque mesi dopo, da un gruppo di pionieri capeggiati da Robert Falcon Scott, ma i cinque sventurati avventurieri non riuscirono a sopravvivere.

Tra il 1930 ed il 1940, prima della seconda guerra mondiale, furono organizzati numerosi sorvoli aerei sul territorio antartico, soprattutto con il prezioso contributo professionale di Richard Evelyn Byrd che portò a termine importanti analisi di carattere geologico e biologico sugli elementi osservati.

Nel dopoguerra, dopo tanti anni di interruzione, si tornò a mettere piede in Antartide.

Un gruppo di militari della U.S. Navy, agli ordini del contrammiraglio George J. Dufek, riuscì nella difficile operazione di far atterrare un velivolo.

Memorabile è senza dubbio l’impresa compiuta da Arved Fuchs e da Reinhold Messner che furono i primi esseri umani a raggiungere il polo sud senza adoperare mezzi meccanici o animali da traino, ma soltanto ricorrendo all’utilizzo degli scii e sfruttando l’energia eolica con apposite vele. Tra il novembre 1989 ed il febbraio 1990 i due strenui esploratori attraversarono l’intero continente antartico, per un viaggio complessivo di circa 2800 chilometri , percorsi a piedi in 92 giorni.

Geografia

Per quanto riguarda la superficie, che conta circa 14 milioni di kmq, l’Antartide è il quarto continente del pianeta per estensione, dopo Asia, America ed Africa.

Non è facile delimitare con precisione l’immensa area geografica antartica, in considerazione delle vastissime calotte ghiacciate, di cui alcune non molto compatte.

Gli studiosi, tuttavia, ne hanno determinato il confine geografico in maniera convenzionale, facendo riferimento alla cosiddetta convergenza antartica, da individuare nella posizione latitudinale corrispondente più o meno a 50° S, dove si inabissano le acque oceaniche subtropicali. In relazione al ciò, l’area che si trova tra i 50° S ed il vero e proprio circolo polare antartico, viene chiamata “subantartica”.

Si tratta della più vasta riserva d’acqua dolce del pianeta che, come vedremo in seguito, a causa degli scioglimenti di alcuni ghiacciai, rappresenta uno dei segnali più preoccupanti dei cambiamenti climatici che affliggono il nostro pianeta.

L’intero territorio antartico è di certo il luogo più freddo del pianeta, dove sono state registrate le temperature più basse possibili. E’ proprio la vasta area continentale a renderlo più gelido dal circolo polare artico che, invece, è costituito da una massa d’acqua, dove si affacciano poche terre emerse, per lo più isole o le propaggini più settentrionali dell’America, dell’Europa e dell’Asia. Proprio per la particolarità della sua estensione geografica uniforme, a livello ambientale, l’Antartide è considerato “un deserto”, seppure con caratteristiche geologiche profondamente diverse dai torridi deserti africani ed asiatici. Per questo, le precipitazioni, pur trattandosi di un luogo oltremodo gelido, sono molto scarse: di media in un anno cadono soltanto circa 200 mm d’acqua sulla fascia costiera ed ancora di meno nelle zone interne.

Dal punto di vista orografico, non ci troviamo di fronte ad un “deserto piatto”, ma costellato da imponenti catene montuose. L’Antartide, infatti, è attraversato dalla “Catena Transantartica”, lunga circa 3500 chilometri, che parte da Capo Adare, sul Mare di Ross ed arriva fino alla Terra di Coats, situata sul Mare di Weddel.

Orientandoci con il meridiano di Greenwich, che taglia l’Antartide in due parti, è possibile distinguere la zona occidentale, denominata anche Antartide Minore, e la zona orientale, chiamata anche Antartide Maggiore, che comprende un altopiano che si estende per circa 10 milioni di chilometri e che, secondo alcuni studi, in epoca molto antica sarebbe stata unita all’Australia.

L’intera calotta di ghiaccio che ricopre l’Antartide ha un elevatissimo spessore: in media 2500 metri nella zona orientale e 1700 metri in quella occidentale. Se si stima la massa dei ghiacci che ricopre l’intero territorio, unitamente ai rilievi montuosi, di cui il Massiccio Vinson (4897 metri) è il più alto, l’Antartide è il continente di media più alto sul livello del mare. Se si considera, invece, soltanto il livello medio dei rilievi rocciosi, ne risulta il più basso.

Come abbiamo detto, qui si registrano le temperature più basse del pianeta, soprattutto nella parte interna, anche se ci sono differenze a seconda della quota, della latitudine  e della distanza dal mare. La temperatura più bassa mai registrata ufficialmente risale al 21 luglio 1983 (-89,2°), anche se successive rilevazioni satellitari hanno individuato temperature inferiori perfino ai -100°.

Una delle peculiarità più vistose del clima antartico è quello che viene chiamato “Kernlose winter”, ovvero un notevole raffreddamento che si verifica, quando il sole scompare sotto l’orizzonte, situazione che si mantiene costante per un intero semestre (più o meno da aprile ad ottobre). Tale situazione non può essere paragonata a quanto avviene nell’emisfero boreale, dove i territori più settentrionali sono interessati dal “grande buio invernale”, ma non per un periodo compatto così lungo.

Pertanto, alla luce di questo fenomeno, non si può parlare delle quattro stagioni a cui siamo abituati, ad esclusione forse di alcune zone costiere e della cosiddetta “penisola antartica”. Nell’area interiore fredda e nel nucleo centrale, gli esperti parlano di una sorta di bimestre estivo (dicembre e gennaio), a cui si pospongono e antepongono due periodi di transizione (seconda metà di ottobre e novembre, febbraio e prima metà di marzo). Gli altri sette mesi (da metà marzo a metà ottobre) sono quelli invernali, con medie di -50/-60°. E’ impressionante riflettere sul fatto che la media termica del mese più caldo, dicembre, è di -28°, con qualche punta che raramente si aggira oltre i -20°, temperature che sono da rigidi inverni siberiani.

Un altro fenomeno tipico del clima antartico è rappresentato dalle “correnti catabatiche” che si formano per la forte densità di aria fredda che ha origine sull’altopiano antartico e che si dirige verso le coste. I venti “catabatici” raggiungono e superano anche i 300 km/h, configurandosi come dei veri e propri uragani gelidi.

E’ facile comprendere come un ambiente così inospitale non abbia favorito lo svilupparsi di molte specie animali, se non quelle poche capaci di adattarsi ad un clima così rigido. A parte la fauna marina, come i molluschi, i vermi, i ricci di mare e le stelle marine, l’Antartide è il regno dei pinguini e delle foche. Sulla costa sono presenti ben quattro specie di pinguini: il Pinguino di Adelia, il Pinguino Imperatore, il Pygoscelis Antarticus e il Pygoscelis  Papua. Vi sono, inoltre, altri tipi di uccelli che si spingono anche oltre 100 km dalla costa, come il Fulmaro Antartico, l’Albatro Reale ed il Petrello delle nevi. Per quanto riguarda le foche, ve ne sono tipologie molto speciali: oltre alla più comune “foca di Wedell”, sono diffuse le “foche cancrivore” e le più aggressive “foche-leopardo”. E’ quasi superfluo dire che all’interno del territorio antartico, in considerazione della desertica desolazione, è possibile individuare soltanto qualche forma di vita elementare come i batteri, alcuni microorganismi e modesti invertebrati (questo, almeno, è quanto risulta dalle conoscenze attuali).

Circa una trentina di Paesi del mondo hanno istituito stazioni scientifiche in Antartide, di cui alcune sono stabili, mentre altre hanno una durata esclusivamente temporanea.

Vi è da precisare che, in base agli accordi internazionali, nessuno stato può rivendicare una vera e propria egemonia politica sui vastissimi territori dell’Antartide, per evitare annosi conflitti che avrebbero reso ancora più difficile lo studio delle caratteristiche, per certi versi ancora misteriose, di questa remota regione del pianeta.

La zona dove è presente il maggior numero di basi è la Penisola Antartica, insieme alle limitrofe isole Shetland meridionali, dove si contano 41 stazioni appartenenti a diversi Paesi. Tra questi, è prevalente la presenza di Argentina e Cile che continuano a rivendicare parti di quel territorio. La “Penisola” è la parte meno gelida dell’Antartide, nonché quella più vicina all’America del sud e si affaccia, peraltro, su acque estremamente pescose, redditizie dal punto di vista economico.

Politica e presenza delle altre nazioni

All’interno del territorio e, pertanto, nella parte più impervia, in prossimità del Polo sud geografico, sono collocate le stazioni delle grandi potenze mondiali.

La base più vicina al Polo sud, nell’area più o meno ad esso coincidente, è la statunitense Scott-Amudsen, mentre leggermente distanti si trovano la cinese Kunlun e la russa Vostok.

In particolare, negli ultimi anni è stata la Cina la nazione più attiva in Antartide, procedendo nella costruzione della sua quinta stazione, in una zona non molto distante dalla più estesa base del continente, cioè la statunitense McMurdo.

Anche l’Italia è presente con ben due stazioni, dove di media operano circa 100 nostri connazionali nel breve periodo estivo antartico: la prima si affaccia sul Mare di Ross ed è intitolata a Mario Zucchelli, mentre l’altra, la Concordia, condivisa con la Francia, si trova più spostata verso l’interno.

L’atto giuridico fondamentale che, ancora oggi, regola i rapporti tra i Paesi del mondo presenti in Antartide, è il Trattato di Washington siglato il 1 dicembre 1959.

I principi più importanti, su cui convennero i dodici Paesi intervenuti, riguardavano l’uso pacifico del territorio, la libertà scientifica e lo sviluppo della cooperazione internazionale. Le antiche rivendicazioni da parte di alcuni Paesi, tuttavia, non si sono mai del tutto sopite, ma congelate dalla decisione comune. Fino al 1994 le riunioni dei Paesi interessati sono state biennali, ma a partire dall’incontro di Seul del 1995 si sono svolte con cadenza annuale. Dal 1959 al 2019, in sessant’anni di attività, gli stati che hanno aderito al Trattato sull’Antartide sono passati dai 12 fondatori a 54, comprendendo 29 Paesi europei, 9 asiatici, 8 in sud America, 4 tra America settentrionale e centrale, 3 in Oceania e soltanto 1 africano.

Nel 1951 con il “Protocollo di Madrid” è stato adottato un accordo internazionale sulla protezione ambientale dell’Antartide, dichiarato una “riserva naturale per la pace e la scienza”. Per questo, il continente ghiacciato può essere considerato un grande laboratorio scientifico mondiale, da dove è possibile analizzare i cambiamenti climatici sulla Terra e perfino la spazio profondo.

Ma  è realistico pensare che un così grande numero di stazioni non intenda sfruttare le ricche risorse minerali che sono sepolte sotto il ghiaccio antartico? Le spedizioni scientifiche hanno messo in luce la presenza di minerali molto preziosi e votati ad ogni utilizzo, come l’antimonio, il cromo, l’oro, il rame, l’uranio e lo zinco, per non parlare degli idrocarburi gassosi come il petrolio.

E’ chiaro, comunque, che qualsiasi impresa di sfruttamento economico del sottosuolo presenterebbe difficoltà e costi notevoli, considerando il compatto mantello di ghiaccio che ricopre senza soluzione di continuità l’intero territorio.

I misteri dell’Antartide

L’Antartide nasconde ancora tanti misteri ed alcuni strani “ritrovamenti” o “avvistamenti” hanno fatto molto discutere negli ultimi anni.

Nel novembre 2016, fece il giro del mondo la notizia dell’individuazione di una “piramide” sul territorio antartico, troppo geometricamente perfetta per poter essere considerata una semplice montagna di ghiaccio naturale. In realtà, già nel secondo decennio del ventesimo secolo, alcuni esploratori britannici raccontarono di aver avvistato una strana piramide rocciosa, con pareti lisce, avente evidenti similitudini con quelle dell’antico Egitto. Intorno a questo luogo misterioso sono, poi, sorte varie leggende che ascrivevano alla piramide le funzioni più disparate, come quella di base di intelligenze aliene oppure di un oscuro laboratorio nazista, dove si praticavano orribili esperimenti sugli esseri umani. Le foto diffuse nel 2016 effettivamente potevano far pensare ad un edificio costruito dall’uomo, ma si tratta, con ogni ragionevole probabilità, di uno sperone roccioso levigato da centinai di milioni di anni di erosione. Gli appassionati di misteri non hanno esitato ad affermare che in Antartide vi sarebbe una base segreta di alieni, indicando un ampio foro rilevato dall’alto, come l’ingresso del loro segretissimo antro. Ed inoltre l’Antartide è indicato come il continente che conserverebbe, sotto gli strati di ghiaccio, la perduta ed evolutissima civiltà di Atlantide o, comunque, una super-civiltà mondiale avanzata, scomparsa a seguito di un catastrofico cataclisma, di cui si rinvengono tracce in tutte le più antiche culture della Terra.

L’Antartide è stato sempre il continente gelido ed inospitale che conosciamo?

Gli scienziati hanno avanzato l’ipotesi che in un lontano passato fosse ricco di foreste rigogliose, dove potevano proliferare molteplici specie animali. In particolare, gli studiosi ritengono che nel periodo geologico denominato “Cretaceo”, che più o meno si estende dai 140 ai 65 milioni di anni fa, il territorio dell’Antartide, pur trovandosi alla stessa latitudine (in un passato ancora più remoto era parte del mega-continente Gondwana), fosse decisamente più caldo. Nel sottosuolo, a circa 900 km dal Polo Sud geografico, sono stati prelevati campioni di sedimenti risalenti appunto al Cretaceo, dimostrando che probabilmente in quel luogo fosse presente una foresta pluviale temperata.  Mediante la simulazione con modelli matematici, è stato appurato che, in quel periodo geologico, nell’atmosfera vi fosse un’elevata concentrazione di anidride carbonica in assenza di superfici ghiacciate, indispensabili per “raffreddare” l’atmosfera. A ciò si aggiunge che già studi pregressi avevano evidenziato come il periodo centrale del Cretaceo, all’incirca tra i 92 e gli 83 milioni di anni fa, sia stato uno dei più caldi degli ultimi 140 milioni di anni, proprio per l’alta concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera. Anzi è ragionevole pensare che l’Antartide, a quel tempo, fosse uno dei luoghi più paradisiaci della Terra, a differenza di altre zone del pianeta dove si soffriva un caldo insopportabile. Alcuni scienziati ritengono che la situazione climatica del pianeta si sia ulteriormente aggravata a causa dell’impatto con il grande asteroide o cometa che portò all’estinzione dei “grandi rettili” intorno ai 65 milioni di anni fa. Ma la grande catastrofe favorì anche la nascita della “biosfera” che, circa 50 milioni di anni fa, fece si che la temperatura sulla Terra tendesse a scendere progressivamente, insieme alla concentrazione di CO2. La compatta glaciazione dell’Antartide è cominciata, secondo gli esperti, 35 milioni di anni fa, anche se negli ultimi 3 milioni di anni la temperatura media terrestre si è abbassata più rapidamente, dando vita ad un’alternanza di ere glaciali ed interglaciali. L’ultima era glaciale è datata in tempi geologici recentissimi, cioè soltanto 12000 anni fa.

E le sorprese che ci sta riservando l’Antartide non finiscono qui. Sotto la calotta glaciale, di recente, sono state scoperte forme di vita sconosciute. Secondo i ricercatori della British Antarctic Survey, quella presenza di forme di vita ritrovate dopo la perforazione della piattaforma di ghiaccio Filchner-Ronne, spessa ben 900 metri, va al di là della nostra comune comprensione scientifica, in quanto collocate in una zona molto lontana da eventuali fonti di nutrimento. Lasciando cadere una telecamera nel buco ricavato sotto alla piattaforma, sono stati fotografati più di 20 animaletti e 16 spugne. Secondo studi precedenti, quegli organismi possono sopravvivere grazie alle sostanze nutritive trasportate nell’acqua ad una temperatura di -2°, ma le fonti di luce più vicine sembrano trovarsi ad una distanza di 600 km.

E ancora, secondo un nuovo studio, nel sottosuolo dell’Antartide orientale vi sarebbe una strana fonte di calore che gli scienziati non sono riusciti ad interpretare.

Si pensa che si possa trattare di un luogo che risente di una forte energia idrotermale, contenente una massa d’acqua trasportata dalle viscere della Terra.

In Antartide sono stati individuati anche dei profondi laghi sotto il livello del mare, dove sono contenute altissime quantità di sale, tanto da risultare in teoria proibitivi per lo sviluppo di qualsiasi creatura vivente. Eppure, quasi in maniera inspiegabile, anche in questi remotissimi bacini d’acqua sono state registrate testimonianze di microorganismi che riescono a sopravvivere. A questi laghi è legato il fenomeno delle cosiddette “cascate di sangue”, considerato da alcuni visionari un fatto soprannaturale, ma che, invece, ha una plausibile spiegazione scientifica. Si tratta di torrenti dal colore rossastro che filtrano da alcune fratture del ghiaccio, provenienti dai già citati laghi ghiacciati presenti sotto la superficie,  la cui acqua ha una composizione in prevalenza ferrosa, mentre scarseggia di ossigeno. Quando l’acqua erompe dalle fratture, al contatto con l’ossigeno esterno, il contenuto ferroso si ossida ed assume il tipico colore rossastro.

La vivibilità

Vi ricorderete che un paio d’anni fa sono stati registrati per la prima volta 20°C nella penisola antartica, ovviamente la zona più temperata del continente. La notizia non è passata inosservata tra coloro che controllano con costanza e trepidazione i dati che riguardano i cambiamenti climatici, sempre più preoccupanti, del nostro pianeta.

Come abbiamo detto in apertura, l’Antartide contiene la riserva d’acqua dolce più considerevole del pianeta ed un eventuale scioglimento delle sue calotte polari porterebbe effetti devastanti sull’innalzamento del livello dei mari, con conseguenze catastrofiche così come immaginato da certa letteratura e cinematografia.

Di certo, gli studiosi ritengono che un completo scioglimento dei ghiacciai antartici non è verosimile che possa accadere nell’immediato futuro, data la compattezza degli strati e tenendo conto della complessità della dinamica di interazione tra le varie calotte. Un team di scienziati ha, comunque, stabilito, in base ai dati scientifici disponibili, che in 25 anni, tra il 1992 ed il 2017, l’Antartide abbia perso circa 2.700 miliardi di tonnellate di ghiaccio che avrebbero determinato l’innalzamento del livello dei mari di 8 mm. Tuttavia, negli ultimi anni del periodo indicato, cioè tra il 2012 ed il 2017, vi sarebbe stata una notevolissima accelerazione del processo di scioglimento. Pertanto, nei prossimi decenni, vi potrebbe essere un aumento esponenziale nella velocità di frantumazione dei ghiacciai dell’Antartide, favorito dall’aumento di gas serra nell’atmosfera, come l’anidride carbonica ed il metano.

Non si può fare allarmismo, ma neanche possiamo dormire sonni tranquilli, per il futuro dell’umanità, se non saranno presi drastici provvedimenti dalla comunità internazionale. Lo scenario apocalittico del film The Day After Tomorrow è forse ancora lontano, ma non del tutto impossibile.

L’Antartide, dove nessun agglomerato umano aveva mai abitato, scoperto di recente ed ancora profondamente pieno di enigmi, è quasi il “termometro” dello stato di salute della nostra amata Gaia. E’ proprio in questo luogo che gli scienziati raccolgono i dati più interessanti per verificare i processi di cambiamento climatico del pianeta, con tutti gli strumenti scientifici a disposizione, ma anche seguendo l’immaginazione creativa, caratteristica propria del genere umano.  

Dopo la scoperta che il vento, soffiando tra le dune ghiacciate della Ross Ice Shelf, un’immensa piattaforma dalle dimensioni quasi uguali a quelle della Francia, produce una sibilante e strana melodia, anche questa particolare “musica” è diventata uno dei parametri per verificare i cambiamenti climatici. E’ stato rilevato, infatti, che il tono della stravagante melodia varia a seconda dei mutamenti ambientali.

Speriamo che nei prossimi anni non emergeranno “note dolenti ed infauste” e che una conoscenza più approfondita del sottosuolo dell’Antartide contribuisca a comprendere meglio il nostro passato ed il nostro futuro.

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