Non stuzzicate la zanzara: il nostro addio a Lina Wertmüller

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Lina Wertmüller è ormai morta, Monica Vitti ha compiuto 90 anni, la Carrà ha smesso di sorprenderci e Franca Rame non vuol più uscire dalla libreria di periferia sigillata e inesistente per “l’epoca sciocca”, inghiottita dal superficialismo e paralizzata nei lineamenti marcati della Parker col tulle della sua gonna cucito ad un merletto di nostalgia e frustrazione, in un contesto che risveglia il niente, che condanna il niente, che non lascerà niente!

Nessuna “donna provocazione”, nessun tuca-tuca di manifesti sociali, nessun morso su sgraziati stacchetti della seconda serata; perché l’hanno fatto già loro, l’hanno fatto nella solitudine che appartiene a chi è semplicemente grande… ed ora è impensabile (impossibile) rifarlo anche per chi nostalgicamente, vorrebbe.

Oggi l’amiamo, ieri non ci pensavamo; la nicchia diventa popolare, è calata l’indifferenza, ci sforziamo di leggere la vita di Lina, intelligentemente scorbutica e amabilmente felliniana, provando quasi la stessa difficoltà dell’utilizzo del congiuntivo e la stessa cura nell’imbarazzo dell’uso dei pronomi personali.

Ne parliamo perché oggi dobbiamo, perché il femminismo si adopererà a farlo, osannando di esser ancor di più “una di meno”, perché il necrologio culturale oggi è severamente puntuale davanti a un caffè o in metro.

Lina Wertmüller viene pianta nell’epoca delle prime serate reality che di reality hanno poco, nell’epoca dei talent deboli al “famolo strano”, ai dibattiti social-mediatici della domenica sera che lucrano alle spalle di un canone Rai tassativo per noi e vantaggioso per le vespe che si impollinano di politiche, politicizzanti, Fedez&Ferragni.

Lina Wertmüller viene pianta nell’epoca dei flebili e vacui ritorni di un “Bagaglino” che non ce l’ha fatta; di fallite “Jessica Rabbit” e pantomimici ritorni dell’iconica Marilyn Monroe (asfissiata di bellezza) ma complice con la nostra Nannarella (affascinante e passionale).

Si! Lina Wertmüller è morta, è morta anche lei, divina mai diva, dispettosa zanzara, “complicato intrigo di Donna, vicoli e delitti”, scomoda signora da peperoni ripieni (sabato e domenica) e “pesci in faccia”(lunedì); EÈmorta lasciandoci una vita “d’amore e d’anarchia” per raggiungere la sua Salomè (Mariangela Melato) persa in un bellissimo incantesimo di prostituta anarchica da desideri mitici.

“Che piccola cosa, una vita!
La mia, come tutte, è una goccia.
Voglio si perda in un mare d’amore,
perché è l’unica via, altrimenti
è una goccia sprecata: troppo piccola
per essere felice da sola, e troppo grande
per accontentarsi del nulla”

Così la saluta Giancarlo Giannini, che se non avesse incontrato la sua Wertmüller, non avrebbe certamente fatto ciò che della sua vita ha fatto!

E’ morta proprio ora, adesso e forse mai; è morta per necessità o per sopravvivenza o intolleranza, “sazia” travolta nel suo “insolito destino”.

“Le cose grandi ai grandi, gli abissi ai profondi, le finezze ai sottili e le rarità ai rari”

Friedrich Nietzsche
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