Dell’estinzione degli scrittori e di altri umani

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Di scrittori ne sono rimasti pochissimi. Di quelli veri, s’intende.

Saranno pertanto i primi ad estinguersi, poi i camionisti, sempre più pochi, poi gli attori, a cui nessuno crederà quando spariranno, pensando alla loro ennesima recita; ed infine i musicisti, tristi e sdilinquiti, che moriranno perché incapaci di separarsi dai loro strumenti, seguiti da quelli che li curano sul lettino senza mai ascoltarli, gli psicanalisti, a cui faranno eco le fantesche che governano i loro figli incestuosi.

Al generale assentarsi, si assocerà il popolo tutto, sempre pronto a saltare sul carro del vincitore, a cui   seguiranno i loro Re, che non avendo più nessuno da sfruttare né da affamare, o a cui chiedere consensi e salamelecchi in cambio di favori, si lasceranno morire d’inedia e sveniranno per mancanza di sali e di maggiordomi.

Quando s’estinguerà l’ultimo uomo, un cinese probabilmente, nel villaggio più sperduto e inospitale del pianeta, ignaro di tutto, sfuggito persino allo sguardo pietoso di Dio, il genere umano scomparirà così com’era venuto al mondo, grazie alle scimmie. 

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