Il caso, il particolare, il tutto: da te a Kierkegaard alla natura

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È mattina, è ora di andare. Chiudi il portone, dopo aver sceso un milione di scale dando il braccio al passamano di corsa, accendi le cuffie bluetooth e comincia la passeggiata verso i tuoi obblighi: il lavoro, l’università, la vita. Cammini e crei, a tempo o fuori tempo, la colonna sonora della tua vita. Quanto sia importante il tipo di brano che stai ascoltando non importa, o forse importa, ma dipende dalle persone. C’è chi si fa ispirare perché non sa scegliere, quindi dona alla sorte la possibilità di scegliere per lui. Ma chi è questa sorte? In realtà è un algoritmo, che sotto la scritta riproduzione casuale, cela una macchinazione dettagliata basata su ciò che ti piace e non ti piace. Magari stai ascoltando Endorfine dei Nobraino e subito dopo, volenteroso di riascoltarla, parte un brano che proprio odi. Allora arrabbiato tiri fuori il telefono dalla tasca e premi con arroganza il tasto non ascoltare più contenuti di questo tipo. Adesso il tuo cellulare è svuotato dalla spazzatura, adesso puoi davvero ascoltare la musica che ti piace. Esatto: che ti piace, non c’è nulla di casuale.

La casualità in realtà non esiste. O meglio, esiste nella misura in cui decidi di non dare peso ad ogni scelta che fai. Ad esempio, stai camminando con le tue cuffiette e rifletti sulle endorfine che vengono rilasciate nel tuo corpo durante gli sforzi fisici: capisci che adesso è il momento di metterti in forma. Ohibò, sei davanti ad un bivio, entrambe le strade portano nel luogo in cui devi arrivare e decidi di prendere quella a sinistra. Arrivi ad un semaforo, aspetti che diventi verde, ma sta chiaramente tardando. Maledetto semaforo. Vedi un tuo collega e scopri che avete una cosa in comune: dovete arrivare nello stesso punto per fare la stessa cosa. Esatto, proprio così, adesso hai compagnia, addio cuffie.

Sono passati vent’anni, adesso sei in affari col tuo migliore amico che, guarda com’è piccolo il mondo, hai conosciuto quella volta che hai preso la strada a sinistra e sei arrivato ad un semaforo rosso che tardava a diventare verde. Che casualità la vita.

Ci sono sostanzialmente due linee di pensiero:

  1. il caso esiste, non la volontà divina
  2.  esiste Dio, non il caso.

Empiricamente, senza scomodare i massimi sistemi a capo del mondo, la situazione è analizzabile nella seguente maniera: quel giorno che tu hai deciso di prendere la strada a sinistra e non quella a destra, hai contestualmente preso una decisione, nessun caso; quando hai deciso di mettere mi piace ad una canzone e non mi piace ad un’altra, hai contestualmente preso una decisione; quando hai fatto, inconsciamente, tutto ciò che hai fatto nei vent’anni che dividono il tuo primo incontro dalla tua realizzazione personale (esempio ottimistico solo perché più interessante da leggere e da vivere soprattutto, nella speranza che un giorno tutti possano realizzare i propri sogni e i propri obiettivi senza ripiegare su lavori che si fanno controvoglia, dilaniando il settore di cui, controvoglia, ti occupi.), hai contestualmente preso una decisione. Nessuna divinità al di fuori di te, se non la metafora di te stesso, ti ha guidato in una scelta piuttosto che in un’altra.

Eri totalmente libero di prendere un’altra strada, fare un altro giro, fare un percorso differente. È una questione di scelte. Quando fai una scelta, lo dice Kierkegaard, qualunque essa sia, scarti la possibilità di farne un’altra che avresti potuto fare soltanto non facendo la prima.

Sempre Kierkegaard dice qualcosa riguardo la fede: è un salto nel vuoto, in cui ti assumi la responsabilità dell’abisso. Pascal avrebbe aggiunto, parafrasando: “se credi, e dio esiste, hai vinto. Se credi e dio non esiste non ci hai perso niente”

Che la vita sia nient’altro che nascita in debito di morte è veramente incomprensibile. Tutti speriamo che qualcosa possa non finire mai, tutti abbiamo quella paura incancellabile dell’abisso perché non ha confini delineati, non ha spazio controllabile. Non ha alcun Marduk, l’eroe terreno, che vince su Tiamat, abisso marino, per dirla con l’Enuma Elis Babilonese. E se fosse soltanto natura? Senza affibbiare alla natura sentimenti, la natura fa sé stessa, non ha logica. La casualità è nella natura? No, gli elementi che di essa fanno parte rispondono a logiche di fame, sete, e bisogni. La natura non ha corpo, se non la somma dei corpi che la compongono. E proprio la somma di questi crea la non casualità della natura. È solo che è troppo più grande a qualsiasi uomo prevedere tenendo conto di tutti i fattori coscienti, ognuno a sé stesso, della natura.

La vita, forse, dovremmo viverla con più coscienza del tutto e senza soffermarci troppo sul particolare, che è importante, ma che senza il tutto non sarebbe.

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