Addio a Gino Strada, un uomo che ha ispirato anche il mondo della musica

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La prima volta che ho sentito parlare di Gino Strada non avevo la più pallida idea di cosa fosse Emergency. Avevo solo dieci anni.

Eppure in quel periodo -era il 1999- uscì una canzone che fu un’esplosione di buone intenzioni e il tutto per una giusta causa. Con le sue oltre trecentocinquantamila copie vendute, Il mio nome è mai più fu il singolo più venduto in Italia del 1999 e inoltre contribuì a finanziare le campagne di Emergency nell’Ex Jugoslavia, in Afghanistan, Sierra Leone e Cambogia.

Lì sentii per la prima volta il nome di Emergency.

Qualche anno dopo, nel pieno del conflitto in Afghanistan, 2003, uscì La Storia degli Africa Unite, il cui videoclip denunciava le atrocità della guerra in corso e in particolar modo il numero dei “pappagalli verdi” – così venivano chiamate le PFM-1 mine antiuomo prodotte in Russia- fabbricati in Italia, le vittime al minuto a causa delle deflagrazioni e i loro costi di fabbricazione. Ogni parola del testo era un proiettile, anzi, una scheggia di una mina che mi si era conficcata nella carne della mia coscienza sociale e senza alcuna possibilità di rimuoverla.

Gino Strada amava la musica e ancor di più il silenzio. Appariva solo quando era il momento di prendere una posizione e di far sentire la sua voce, figlia di tutti quelle voci che senza di lui sarebbero rimaste inascoltate.

Gino Strada era un uomo, un pacifista e soprattutto un medico chirurgo abituato a sentire il suono delle bombe, che non disdegnava però la buona musica. Come fosse ieri ricordo la sua partecipazione in qualità di ospite a Che storia è la musica di Ezio Bosso, dove manifestò il suo amore per la settima sinfonia di Beethoven. Ho un grande dispiacere che a distanza di un anno siano scomparse due anime come le loro. Nonostante a Gino fossero familiari i suoni delle bombe, sapeva come rimediare e cambiare “musica” alle sue giornate scandite dalle ripetitive deflagrazioni. A Baghdad, in vista delle imminenti esplosioni si rivolse alla sua equipe dicendo loro: “Quando iniziano le esplosioni, nastro adesivo alle finestre e musica dei Pink Floyd”.

Chissà quanto sarà stato contento il 12 agosto 2006, quando il suo “beniamino”, David Gilmour dei Pink Floyd, -destinò parte dei proventi dei due concerti veneziani -11 e 12 agosto 2006 ad Emergency- lo ringraziò pubblicamente per quello che stava facendo con la sua organizzazione umanitaria.


Già la musica è salvifica, ancora di più quando si unisce ad una buona causa. Quando ascolti un brano che ami, esso ti infonde un calore capace di proteggerti da qualsiasi cosa, persino da te stesso. Anche se ti trovi in sala operatoria in un ospedale da campo in Afghanistan, quando potevi benissimo stare da un’altra parte. Non Gino, che il 15 maggio 1994, assieme a sua moglie, Teresa Sarti, fondò Emergency infondendo calore e cure a chi non poteva permetterselo.

Voi che per vostra sfortuna state leggendo queste righe, ed io che le sto buttando giù, insomma, noi, quanto siamo fortunati ad essere nati senza ascoltare il suono delle bombe?

Tanto, tantissimo, per questo non dobbiamo girarci con sdegno e indifferenza dall’altra parte dove tutto questo sta accadendo. Gino Strada, come i grandi artisti e nello specifico -dato che il mio scritto insignificante si “occupa” di musica- i musicisti, ha tracciato un solco nella solidarietà delle tanto vituperate Ong, che non dobbiamo abbandonare. Basterebbe solo che iniziassimo a praticare degli atti di gentilezza a casaccio, senza nulla a pretendere. Sarebbe gratificante, come premere play su quella canzone che non aspettava altro che noi la ascoltassimo o come leggere tutti quegli attestati di stima rivolti ad un Uomo -nell’accezione più nobile che possa avere questo termine- che ha cambiato la “musica” della solidarietà e del sociale.

Una strada apparentemente ostinata e contraria, a volte considerata addirittura “cattiva”. Ma di fronte ad un uomo che credeva alle persone e trattava gli ammalati come se fossero dei ciliegi da curare e farli rifiorire, come si può pensare a tutto questo?

Perdonatemi le citazioni a De André, ma come non citarlo dato che è stato il cantore degli ultimi. Gino è stato un medico chirurgo che fino all’ultimo ha suonato la compassione, la dignità e la cura, riunendole sotto quel suo meraviglioso spartito intitolato “Umanità”. Adesso è in volo per il mondo, quest’ultimo orfano della sua persona, ma spero memore dei suoi fatti: note precise e mai fuori posto del suo spartito dal valore inestimabile.

Grazie Gino.

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