Copenaghen: la storia, il fascino, le attrazioni della capitale danese

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Copenaghen, la splendida capitale danese, è una città “acquatica”, sorgendo sulle isole Selandia e Amager, nonché divisa dalla città svedese di Malmoe, soltanto dall’Oresund. Particolari ricordi mi legano ad una delle metropoli più verdi e vivibili d’Europa, che unisce il fascino austero del nord ad una florida e vivace vita culturale e sociale

La capitale danese è conosciuta in ambito internazionale con la sua denominazione inglese, a sua volta derivante dal tedesco Kopenhagen, ma non è altro che la corruzione fonetica dell’espressione danese Kopmannaehafn, traducibile in italiano come “città dei mercanti”.

La storia

Le tracce di insediamenti umani sull’isola della Salandia risalgono al 12.000 a.C., quando terminò la prima glaciazione e gran parte del territorio scandinavo divenne abitabile, anche se i primi nuclei accertati sono individuati nell’età vichinga, quando nel territorio che sarebbe stato occupato da Copenaghen, sorgeva un villaggio di pescatori, indicato con il nome generico di hafn, cioè porto. Questo villaggio, all’inizio di modeste dimensioni, crebbe progressivamente, fino a raggiungere una certa importanza sotto il dominio del vescovo Absalon che ne mutò profondamente l’aspetto. Il religioso-guerriero, infatti, lo fece dotare di fortificazione, segnando nel 1167 la data tradizionale di fondazione della stessa capitale danese.

Attualmente nel luogo dell’antica fortificazione, sorge l’elegante palazzo di Christiansborg. Nel 1256 Copenaghen ottenne la carta dei diritti municipali, riuscendo poi nel 1284 a conseguire la dignità di “città libera”.

Per la sua invidiabile posizione, che la favoriva notevolmente negli scambi commerciali, nel corso del XIII e del XIV secolo, la città insulare dovette fronteggiare ripetuti attacchi da parte delle città tedesche della lega anseatica.

Nonostante ciò, riuscì a resistere e fu elevata a rango di capitale della corona danese nel 1443. Nel secolo successivo, Copenaghen visse il suo periodo di massimo splendore, imponendosi come il centro commerciale e culturale più importante del Mar Baltico. Nei conflitti religiosi della guerra dei Cent’anni si schierò a favore della corrente protestante, in quanto la maggior parte dei suoi cittadini aveva abbracciato il luteranesimo, che suonava soprattutto come una dichiarazione d’indipendenza dagli abusi della Chiesa di Roma, piuttosto che per effettive motivazioni dottrinali.

Nei decenni successivi cominciò la decadenza politica di Copenaghen e dell’intera Danimarca, fino all’espugnazione del 1700 ad opera del sovrano svedese, Carlo XII che riuscì ad aggiudicarsi la cosiddetta “seconda guerra del nord”.

Si aprì un secolo drammatico per la città insulare, colpita dalla peste, da gravi incendi e da bombardamenti che provocarono gravi danni al suo fiorente porto.

Copenaghen riuscì a risollevarsi soltanto verso la metà del diciannovesimo secolo, quando il nazionalismo danese, cavalcando l’onda dei movimenti ideologici diffusi nell’intero continente, cercò di affrancarsi dall’egemonia economica e culturale della vicina Germania, recuperando il proprio patrimonio identitario.

Durante la seconda guerra mondiale fu occupata di sorpresa, senza alcun preavviso, dalle truppe tedesche, dovendo rivivere l’incubo della dominazione straniera.

Nel dopoguerra, la ricostruzione e l’evoluzione urbanistica della capitale danese hanno seguito criteri di equilibrio e di sobrietà, cercando di coniugare l’attenzione per la conservazione degli edifici antichi con le prospettive di un design moderno e futurista di pregio.

L’organizzazione sociale di Copenaghen presenta una evidente particolarità: il numero dei suoi abitanti è sempre stimato in maniera approssimativa. Ciò deriva dal fatto che il suo esatto perimetro non è ben definito. Attualmente si considera che l’intera area urbana conti circa 1.800.000 abitanti, comprendendo lo stesso comune di Copenaghen, quello di Frederiksberg, a cui si aggiungono una ventina di piccoli centri che per tradizione facevano parte della contea di Copenaghen e di Roskilde, rappresentando nel complesso più del 30% della popolazione dell’intera Danimarca.

Attrazioni e simboli

Copenaghen, come abbiamo già accennato nella parte introduttiva, conserva un patrimonio culturale tra i più ricchi dell’area geografica scandinava.

La biblioteca reale che si identifica con la biblioteca nazionale danese, impiegata anche come centro di studi dell’Università locale, comprende la più completa raccolta di libri delle nazioni scandinave. In particolare, al suo interno è conservata una raccolta completa ed eaustiva dei testi redatti in lingua danese a partire dal 1482.

La sua fondazione risale al re danese Federico III nel 1650, anche se al giorno d’oggi è dislocata in quattro siti differenti, di cui quello principale si trova nella zona di Slotsholmen. Nel 1999 è stato aggiunto un edificio dall’aspetto piuttosto strano, chiamato diamante nero, a causa delle ampie lastre di marmo nero che ne formano il rivestimento esterno.

Inoltre, è importante menzionare l’Archivio nazionale che contiene due raccolte di documenti inseriti dall’UNESCO nella prestigiosa elencazione della Memoria del mondo: il carteggio della Compagnia danese delle Indie orientali e delle Indie occidentali. Si tratta di importanti testimonianze sul modo di funzionare delle antiche società commerciali su rotte europee ed intercontinentali. L’Archivio, inoltre, conserva perfino gli antichi registri del pedaggio del transito del Sund, situato tra il Mar Baltico ed il Mare del Nord,fornendo un elenco preciso di tutte le navi che hanno solcato quel tratto di mare a partire dal quindicesimo secolo fino all’epoca in cui venne abolito il pagamento.

Copenaghen è considerata una delle green city più attrezzate del mondo, la prima metropoli a rendere pedonale il suo centro storico a partire dal lontano 1962, con un progetto a lungo termine altamente ambizioso, cioè quello di diventare, tra il 2025 ed il 2026, la prima capitale “a zero emissioni inquinanti”.

L’icona più emblematica di Copenaghen è sicuramente la “sirenetta”, la piccola e deliziosa statua di bronzo di 1,25 metri, ispirata alla fiaba di successo omonima scritta nel 1837 da Hans Christian Anderson. Come è noto, la fiaba racconta del tragico amore tra la romantica creatura marina ed un principe umano.

La narrazione di Anderson è stata resa famosa dalla trasposizione cinematografica, a cartoni animati, elaborata dalla Disney nel 1989.

La statua della sirenetta, divenuta rapidamente il simbolo della capitale danese a livello internazionale, è adagiata su uno scoglio nei pressi del porto, vicino al molo denominato Langeline. La fanciulla marina sembra che guardi il mare con una certa malinconia, in una posa quasi struggente e consapevole della propria condizione di diversità. La statua bronzea fu scolpita nel 1913 su commissione del proprietario di un’importante fabbrica di birra, riuscendo a conquistarsi in poco tempo l’affetto e l’ammirazione dei cittadini della capitale danese e dei visitatori stranieri.

Purtroppo nel corso degli anni la dolce sirenetta è stata oggetto di ripetuti atti vandalici, che hanno richiesto continui restauri e sostituzioni di alcune parti.

L’attuale testa è, ad esempio, una copia degli anni ’60 del secolo scorso, dopo aver subito varie decapitazioni.

Il quartiere forse più pittoresco di Copenaghen è quello di Nyhavn che sorge appunto sul canale omonimo nelle vicinanze dell’antico porto non più attivo dal 1950.

Tale zona è caratterizzata da edifici multicolori risalenti al XVII ed al XVIII secolo, molto frequentata in passato da artisti e scrittori, come il già citato celebre Anderson, anche se la sua costruzione fu ordinata dal re Cristiano IV nel 1671 per rendere più agevole l’ingresso delle navi e delle relative merci verso il centro della città.

I vivaci colori delle case che costeggiano il canale, unitamente alle variopinte barche che ivi sono ormeggiate, provocano un effetto ottico straordinario, come una sorta di arcobaleno architettonico.

Copenaghen comprende, però, anche notevoli palazzi dal fascino classico e forse più mitteleuropeo che nordico, in cui le esigenze di prestigio di una delle corone più antiche del nostro continente si adattano alla funzionalità di una città a vocazione “acquatica”.

Ho trovato di eccezionale suggestione il castello di Rosenborg, costruito con simmetrici mattoni rossi e con le guglie delle torri di un verde lucente.

Il solito Cristiano IV fece edificare il castello nel XVII secolo, con la precisa disposizione affinchè fosse adornato di rigogliosi giardini con vegetazione proveniente da diverse parti del mondo. All’interno del castello, al giorno d’oggi, è possibile ammirare un pregevole museo d’arte che conserva le opere più preziose possedute dalla famiglia reale, nonché i magnifici e simbolici tesori della Corona.

Non molto distante da Rosenborg, sorge uno dei principali capolavori rococò del nord-Europa, edificato verso la metà del Settecento, il castello di Amalienborg.

Il sovrano che ideò tale complesso fu Federico V, che lo volle composto da quattro edifici speculari che circondano un grande cortile ottagonale, su cui campeggia un’imponente statua equestre dello stesso re, realizzata dal rinomato scultore francese Saly. Come nella maggior parte delle capitali europee dove permane, almeno formalmente, la tradizione della monarchia, anche nella capitale danese non può mancare il costante rituale del “cambio della guardia”. Il castello di Amalienborg, infatti, è continuamente sorvegliato dalla Guardia del Corpo Reale che, in determinate ricorrenze alle ore 12, procede al cambio di passo “a suon di musica”.

Abbiamo, poi, già fatto riferimento al palazzo di Christianborg, a proposito del nucleo più antico di Copenaghen, quando era sede di feudo vescovile.

Si tratta della sede storica della corona danese fino al 1795, quando un gravissimo incendio ne devastò gran parte del comprensorio. Dopo una possente opera di restauro e successive fasi di riqualificazione, il palazzo di Christianborg ospita attualmente le istituzioni più importanti dello stato danese, come il Parlamento, la Corte Suprema e gli uffici del Governo. All’interno del complesso, tuttavia, le sale più significative dal punto di vista storico ed artistico, sono aperte ai visitatori, come  gli appartamenti di rappresentanza dei sovrani, tra cui emerge per eleganza la Sala dei Cavalieri, la Cappella, il Museo delle Carrozze e le Scuderie.

Ai tre grandi complessi già descritti, aggiungo un’altra costruzione degna di nota, soprattutto per la sua connotazione culturale. Parlo della Torre Rotonda che fu edificata sotto il regno di Cristiano IV e che, fino al 1861, fu la sede dell’osservatorio astronomico universitario. Al giorno d’oggi la Torre Rotonda non solo continua a svolgere la storica funzione di osservatorio, ma è destinata ad ospitare prestigiosi spazi espositivi e concerti eseguiti da compagnie internazionali.

Oltre alla parte storica, Copenaghen presenta un volto moderno e funzionale che la rende una capitale cosmopolita e futurista. In particolare, si segnala il quartiere Orestad, affascinante ed avveniristico, situato su una parte dell’isola di Amager.

Questa zona della capitale danese costituisce un eccellente esempio di architettura e di urbanistica ispirate ai principi dell’ecosostenibilità. Rinomati ideatori hanno partecipato alla progettazione di Orestad, dove gli accesi colori classici degli edifici si arricchiscono di dinamiche quasi fantascientifiche. Nello skyline del quartiere si nota, più delle altre costruzioni, il Bella Sky Hotel, che presenta originali torri inclinate di 15° in direzioni opposte ed unite da un ponte sospeso a ben 70 metri di altezza. Le superfici delle facciate sono rivestite da vetrate con diverse forme geometriche, soprattutto trapezoidali e triangolari, caratterizzate da una suggestiva colorazione bianca opaca. Si stima che il Bella Sky Hotel sia costato 37 miliardi di euro, rappresentando il più grande albergo dell’area scandinava.

Per chi ama il numero 8 e la sua straordinaria simbologia legata all’infinito, non può passare inosservato  l’8 house, un edificio a forma di 8 che culmina in un intricato sistema di giardini pensili che si inseguono sulle coperture. Tale vegetazione, non solo ha un aspetto esteticamente accattivante, ma serve anche a coibentare i solai.

L’intera struttura, inoltre, si affaccia su un canale artificiale e sovrasta vari percorsi pedonali e ciclabili. Di grande impatto visivo è la Mountain Dwellings, ossia una gradinata di abitazioni collocata sopra un garage di quattro piani.

Ogni appartamento, costruito in legno ed in vetro, ha una terrazza sul tetto di quello posto al di sotto, creando l’effetto di una sorta di montagna artificiale che degrada verso la pianura. Altri importanti esempi di innovativa architettura contemporanea, sono il Museo Ebraico danese, l’Acquario, il Museo d’arte di Ordrupgaard ed il Teatro dell’Opera.

Una delle principali attrazioni di Copenaghen sono “I giardini di Tivoli”, chiamati anche semplicemente “Tivoli”. Il parco fu fondato nel 1843 ed è considerato uno dei più antichi d’Europa. Negli ultimi decenni l’aspetto originario dei giardini è stato alquanto preservato, conservando parte delle antiche costruzioni a forma di fortini ed il lago che faceva parte del vetusto fossato che circondava la città. Anche l’entrata principale del parco è ancora collocata nello stesso punto del 1843, presentando al suo ingresso  il Teatro della Pantomima, di chiara ispirazione italiana, dove il pubblico assiste all’aperto, mentre il palcoscenico si trova all’interno della costruzione, dietro un “sipario” disegnato come una coda di pavone meccanica.

In apertura abbiamo già detto che Copenaghen è separata dalla città svedese di Malmoe dal “ponte strallato” più lungo d’Europa, sullo stretto di Oresund e comprendente sia una tratta stradale che ferroviaria di circa 16 chilometri.

Ad un certo punto, quando si arriva quasi al centro del percorso, il ponte si converte in un’isola artificiale e si immerge nelle profondità delle acque, trasformandosi in un tunnel sottomarino.

Un’altra caratteristica singolare di questa costruzione è rappresentata dal fatto che essa sia stata assemblata quasi completamente sulla terra ferma e poi condotta in mare, un lavoro gigantesco che, comunque, ha facilitato per sempre le vie di comunicazione tra Svezia e Danimarca e, di conseguenza, dell’intera Europa. 

Il ponte, frutto dell’imponente opera di progettazione dello studio di architettura danese denominato Dissing+Weitling, fu inaugurato il 1° luglio del 2000 alla presenza del re di Svezia Carlo XVI Gustavo e della regina Margherita II di Danimarca.

Quasi un anno dopo, ai primi di giugno del 2001, attraversai il ponte su un comodo treno che ogni ora collegava i due Paesi nordici.

I misteri di Copenaghen

Come l’intero continente europeo, anche il territorio di Copenaghen e tutta la Danimarca conserva antichi misteri. Nel Museo Nazionale, che ha sede nel Prinsens Palais di proprietà della famiglia reale danese, sono custoditi enigmatici reperti datati tra il 6.000 e l’8000 a.C. che richiamano un passato mistico e ancora molto nebuloso.

In particolare, parlo delle asce rituali o sacrificali, scintillanti nei loro colori bianco- opaco, ambrato e verdastro. Si pensa che questi oggetti non furono mai adoperati per lavori manuali, ma per essere gettati nei laghi sacri, con scopi votivi e propiziatori, originando le cosiddette “torbiere”, una sorta di depositi di significativi manufatti archeologici scoperti in epoca moderna.

Un oggetto straordinario, ritrovato nel campo di Trundholm Mose, a nord-ovest di Copenaghen, è il cosiddetto “carro solare” risalente all’età del bronzo, più o meno all’incirca intorno al 1400 a.C., quando quel metallo arrivò nell’Europa settentrionale.

Seppure in assenza di fonti storiche certe, gli studiosi ritengono che l’antica popolazione che forgiò questo reperto, a similitudine delle credenze religiose delle altre civiltà contemporanee anche geograficamente distanti, come quelle dell’area mediterranea, credesse che il Sole fosse trasportato lungo il cielo da oriente ad occidente durante il giorno, orientando la propria luce verso la Terra, mentre di notte percorresse il tragitto in senso opposto, mostrando al nostro pianeta il proprio lato tenebroso. Entrambe le facce della parte dell’oggetto che raffigura il disco solare presenta motivi a forma di cerchi e di spirali, per un diametro complessivo di 25 cm ed un anello abbastanza consistente che unisce le due piastre. Per certi versi questo oggetto è considerato ancora misterioso, ispirando le teorie più disparate, come quella che lo ritiene una sorta di calendario del periodo dell’Età del Bronzo.

Ancora più strani e misteriosi sono quei particolari aerofoni chiamati “lur” che gli studiosi annoverano nella famiglia delle trombe naturali, ma di cui non si conosce l’esatta provenienza. Il lur è considerato uno strumento tipico del Nord Europa e se ne contano 56 accertati, di cui ben 35 nella sola Danimarca. Gli appassionati di musicologia antica ritengono che essi emettessero dei suoni in grado di riprodurre anche dodici toni naturali. Si pensa che i lur fossero utilizzati nel corso di cerimonie religiose e che fossero capaci di indurre gli sciamani più navigati in stati definibili di trance. Da notare che alla base dello strumento era collocato anche un piccolo sonaglio, probabilmente in grado anch’esso di emettere un suono, a cui si aggiungeva una piastra terminale costituita, nella maggior parte dei casi, da otto borchie, a loro volta circondate da piccoli cerchi concentrici.

Tra gli oggetti conservati nel Museo Nazionale della Danimarca, le pietre runiche vichinghe mi hanno affascinato notevolmente. Vi è una sala dedicata ai grandi “menhir” ricoperti di caratteri runici che formano determinate iscrizioni, didascalie o anche brevi componimenti. Le Pietre runiche conobbero il loro periodo di massimo splendore fra il X e l’XI secolo, in concomitanza con la più ampia espansione della cultura vichinga nei bacini dei mari nordici. Esse possono essere considerate dei veri e propri documenti storici, riportanti le testimonianze della religione, dei costumi e dell’espansione politica del popolo vichingo. La maggior parte dei glottologi ritiene che l’alfabeto runico dell’epoca vichinga danese, individuabile tra il IX e l’XI secolo, si componesse di sedici lettere, con la conseguenza che lo stesso simbolo poteva avere diversi significati a seconda della collocazione.

La capitale danese nasconde anche tante leggende dall’inconfondibile fascino nordico, così sospese tra il presente ed il passato. Non lontano dalla celebre statuetta della sirenetta, di cui abbiamo già parlato, si trova la magnifica fontana di Gefion, che  si impone come uno dei monumenti più rappresentativi di Copenaghen.

Alla fontana è associata una tradizionale leggenda locale, a metà strada tra il folclore popolare e la credenza mitologica. Secondo l’antica narrazione, la dea nordica della vegetazione e della fertilità, Gefjun, avrebbe chiesto al Re di Svezia una parte del suo regno. Il sovrano le promise di regalarle quanta terra lei fosse riuscita ad arare in una sola notte. Davanti a tale richiesta, la dea non avrebbe esitato a trasformare i propri figli in buoi, per farsi aiutare a portare avanti il gravoso compito. In questo modo la dea riuscì ad aggiudicarsi un territorio molto vasto.

Nel complesso scultoreo della fontana, infatti, la dea è raffigurata in maniera sovrastante, con diadema adornato di un intreccio circolare di tipica fattura vichinga, mentre i suoi figli sono ritratti nel compiere il massimo sforzo, spronati dalla tremenda madre che con una mano impugna la frusta e con l’altra guida l’aratro.

La fontana, però, comprende altri elementi simbolici interessanti, come il serpente attorcigliato, situato in un angolo del complesso e le teste umane che sprizzano acqua dalla bocca, analogamente a quanto scorre dalle narici dei buoi.

Per gli amanti del paranormale, è d’obbligo una passeggiata nella cittadina di Horve, a circa 80 km da Copenaghen, situata in una zona non propriamente turistica.

Qui, quasi inaspettatamente, ci si imbatte in uno dei castelli più antichi ed affascinanti della Danimarca, Dragsholm, dal quale è possibile ammirare uno sconfinato orizzonte marino. La rocca risale a circa 8 secoli fa ed è circondata da un parco spettacolare, in cui si trovano alberi imponenti, un laghetto e stagni pieni di ninfee.

Il castello è divenuto oggi un lussuoso albergo, sfruttando la pregressa fama di luogo sinistro, in quanto molti dei suoi storici proprietari sarebbero stati i protagonisti di tragiche morti, di gravi incidenti e di dure forme di prigionia.

Tuttora c’è chi sostiene di avvistare nei corridoi e nei cunicoli del castello misteriosi fantasmi incappucciati che ricordano l’aspetto di monaci medioevali, oppure cavalieri dalla gloriosa armatura metallica. Ma più di tutti, sono tre i fantasmi più celebrati del castello: la Dama Bianca, la Dama Grigia ed il Conte di Bothwell, ciascuno dei quali legato ad un particolare periodo storico vissuto dal vecchio edificio.

E’ chiaro come tali credenze tanto giovino agli affari dell’albergo.

La Danimarca, patria della filosofia hygge, un neologismo che indica l’amore per il vivere bene, non inteso in senso edonistico e sfrenato, ma rivolto ai valori saldi dell’amicizia, del focolare domestico e della solidarietà, è anche il Paese che ha ispirato una delle opere tragiche più celebrate di tutti i tempi, l’Amleto di Shakespeare. A soli 45 chilometri a nord di Copenaghen sorge, infatti, il castello di Kronborg, entrato a far parte del Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 2000.

L’Amleto è proprio ambientato ad Elsinore, denominazione che richiama la città di Helsingor dove appunto sorge il castello di Kronborg.

Nelle giornate soleggiate dal complesso del castello è possibile osservare la costa della Svezia meridionale, con una luce così intensa che soltanto i panorami del nord sanno regalare. Al contrario, nei giorni senza luce tutto appare brumoso ed irraggiungibile, con il mare ed il cielo confusi in un unico opaco orizzonte, invitando il visitatore all’introspezione e a farsi domande sull’atavico dilemma della condizione umana : “to be or not to be”.

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