Antichi mestieri che si rinnovano: il caso dei maestri presepiali

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Il tempo corre. Il tempo pesa su ogni mestiere, su alcuni addirittura incombe. Secondo il World Economic Forum, nei prossimi 3 anni, a livello globale, l’evoluzione del mondo del lavoro – accelerata dalla tecnologia, dal digitale e dell’automazione – determinerà la nascita di 133 milioni di nuove opportunità occupazionali, a fronte di 75 milioni di posti di lavoro destinati a scomparire. Il mondo del lavoro ha subito e subirà notevoli cambiamenti.

Sarti, falegnami, saldatori, decoratori. Non solo esperti di informatica, ingegneri elettronici, grafici con competenze multimediali. Ma anche figure professionali dall’anima antica, pronte a rinnovarsi sotto la spinta della modernità: manutentori polivalenti, segretari capaci di adoperare i nuovi mezzi, tecnici da destinare a sistemi di automazione.  In realtà  la chiave del futuro è proprio questa, occorre vivere al passo con i tempi, quindi occorre usare la tecnologia, i mezzi che mette a disposizione per trarre vantaggio. Ci saranno in effetti diversi mestieri che scompariranno, ma spesso succede perché restano ancorati unicamente al passato. Le abilità richieste saranno quelle che implicano spiccate competenze e abilità interpersonali, cognitive e di sistema. Sempre più alto, ampio e specializzato il livello di conoscenze, di competenze richieste.

Ci sarà  il ritorno dei mestieri artigianali, il rinnovamento di beni e servizi quali quelli prodotti dal parrucchiere, dalla torrefazione del caffè, dal macellaio, barista, falegname, ceramista e creatore di tessuti, che incorporano elementi di competenze tecniche a base artigianale considerate di qualità superiore – e conseguentemente più care – rispetto al passato. I lavoratori attingono anche da antiche tradizioni culturali ciò che rende un bene o un servizio «autentico» e sono in grado di comunicare questi valori di buon gusto ai consumatori Il fenomeno del ritorno dell’artigianato è stato attribuito, in parte, alle preferenze di consumo dei millennials. Un esempio può essere dato dai maestri presepiali. Vero è che sono sempre di meno, nella famosa strada di Napoli saranno rimasti pochi veri maestri, ma perché impegnativo come mestiere e come tutti gli artisti non tutti riescono a viverci.

La magia e la storia che vi è dietro al presepe è letteralmente affascinante. Per meglio calarsi dentro questo mondo un po’ di preambolo è necessario. Storicamente fu il Settecento il periodo più fiorente per il presepe, che ormai aveva raggiunto gran parte d’Italia e veniva già declinato nelle differenti tradizioni popolari napoletano, genovese, bolognese. L’arte presepiale si diffuse nelle case delle famiglie più insigni delle città. In particolar modo a Napoli, il presepe raggiunse livelli espressivi originali e ricercatissimi, divenendo motivo di vanto per le famiglie che facevano a gara per avere il presepe più sfarzoso. A questo scopo, i nobili non badavano a spese e commissionavano ai loro scultori di fiducia lavori imponenti, realizzati con materiali sempre più preziosi, e ai presepi dedicavano intere stanze delle loro residenze per farne sfoggio durante i ricevimenti e le feste private.

Per ironia della sorte il presepe, nato come strumento di comunicazione con la popolazione, entrò nelle case popolari solo dopo aver trovato posto nelle chiese e nelle residenze nobiliari. Nel corso del XVIII e del XIX secolo, infatti, la tradizione del presepe guadagnò nelle abitazioni delle persone comuni il posto centrale che ancora oggi occupa nelle festività natalizie. Pian pianino, grazie alla tecnologia, il presepe tradizionale si è arricchito di nuove funzionalità: luci, ruscelli d’acqua che scorre e soprattutto nuovi materiali, ma non finisce qui. Girovagando nel centro storico di Napoli, in via San Gregorio Armeno,  strada questa famosa in tutto il mondo per la realizzazione dei presepi, è possibile imbattersi in presepi realizzati  in chiave moderna. In questo presepe visibile qui sotto sono raffigurate quattro angoli della città: Marechiaro, Centro storico, Palazzo donn’Anna, Lungo Mare, ma tutto in chiave moderna, una sorta di fotografia attuale.

I dettagli che man mano che si ammira l’opera vengono fuori dimostrano quanto lavoro dietro ogni singola scena. La bottega del maestro è decisamente fantastica, come pure la libreria, e il riflesso del sole sul vetro della finestra. Tanti i dettagli ancora da scoprire, certo è che l’opera è minuziosamente stata studiata da un occhio esperto a cui la fantasia non manca. Il  modus operandi dei saperi in chiave moderna è un modo per inventare e inventarsi. Sono tanti, se non tutti, i mestieri che richiedono immaginazione, concentrazione e precisione e nel caso del presepe anche un certo grado di audacia. Sono lavori  di amore e passione, e occorre andare oltre, ad esempio i personaggi dovrebbero essere realizzati magari utilizzando un software 3D e stamparli con la stessa tecnica. L’esperienza si deve fondere con i tempi moderni. un misto,  per non restare indietro occorre approfondire le employability skills, le strategie di apprendimento e l’apprendimento attivo. Questa potrebbe essere un modo per resistere e usare il mondo tecnologico a nostro vantaggio.

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