Bunny Man: l’inquietante storia vera dietro la leggenda

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Solitamente siamo abituati a sentire molte storie di leggende metropolitane che ci vengono presentate come originate da fatti realmente accaduti, salvo poi scoprire con una ricerca più approfondita che non è affatto così. Spesso sono frutto della fantasia e della creatività, si sviluppano in maniera affascinante tramandandosi di generazione in generazione e ramificandosi nei territori. Talvolta però, la realtà ci stupisce, come nel caso di Bunny Man. Quello che sembra un racconto fittizio con il solo scopo di spaventare le persone, nasconde nelle sue origini una strana e reale vicenda.

La leggenda

Siamo agli inizi del Novecento. A Clifton, in Virginia, all’interno dei boschi è situato un manicomio di prigionia, che desta molte preoccupazioni tra gli abitanti del posto. Nel 1904 la struttura chiude e di conseguenza devono essere spostati tutti i ricoverati. Il trasporto viene effettuato con un autobus, ma durante il tragitto accade un incidente e i pazienti riescono a scappare. Molti di essi verranno ritrovati con le successive ricerche, tranne due fuggitivi, Marcus Wallste e Douglas J. Grifon. Di loro si sono perse completamente le tracce.

Nei giorni successivi proseguono le indagini e nelle vicinanze del luogo della sparizione cominciano ad apparire cadaveri di conigli. Poco tempo dopo arriva un’altra macabra scoperta, quando nei pressi del Colchester Overpass, un ponte della Southern Railway, compare il corpo impiccato di Marcus. L’omicidio è stato compiuto da Douglas, l’altro ricercato, che ha lasciato una scritta sulla scena del crimine, firmandosi come Bunny Man.

Nonostante le estensive ricerche, Douglas J. Grifon non verrà mai ritrovato. Si narra che si aggiri ancora per i boschi, travestito con un costume da coniglio, armato di accetta e in cerca di vittime. Il luogo dove si manifesta più spesso è il Colchester Overpass, nelle ore più buie della notte. La costruzione viene così soprannominata “Bunny Man Bridge”.

La leggenda ha assunto numerose versioni nel corso degli anni, mantenendo però il suo mistero.

C’è qualcosa di vero in questo racconto o è tutto inventato?

A questo proposito l’archivista della contea di Fairfax, Brian A. Conley, ha condotto una vera e propria indagine. Inizialmente ha scoperto che non c’è mai stato un manicomio nella zona, neanche agli inizi del ventesimo secolo. Inoltre non esiste nessun fascicolo giudiziario relativo a soggetti di nome Marcus Wallste e Douglas J. Grifon. È emerso quindi che questa parte della storia è inventata, partorita dall’immaginazione e diffusasi nel corso del tempo.

Conley decide così di setacciare anche l’aspetto più particolare del racconto, ovvero la figura dell’uomo-coniglio. Ed è proprio indagando sull’origine di questo elemento che viene alla luce una vecchia storia, tanto bizzarra quanto inquietante,e, cosa più sorprendente, realmente accaduta.

Il vero Bunny Man

18 Ottobre 1970. Burke, Virginia. Robert Bennett, cadetto della Air Force Academy, si trova in auto con la sua fidanzata, parcheggiato sulla Guinea Road. Mentre sono seduti all’interno dell’abitacolo, notano un soggetto che si avvicina.

Improvvisamente lo sconosciuto lancia un’accetta in direzione del veicolo, rompendo il finestrino anteriore, e urla “Siete in una proprietà privata e ho il vostro numero di targa”. A questo punto Robert mette in moto l’auto e scappa insieme alla sua ragazza, entrambi in preda al terrore.

I due si recano quindi dalla Polizia a sporgere denuncia. Quando viene chiesto a Bennett di descrivere l’assalitore, il ragazzo dichiara di aver visto che era vestito di bianco e che aveva lunghe orecchie da coniglio sulla testa. Un dettaglio piuttosto anomalo e inspiegabile. Le autorità si mettono a indagare sulla vicenda, per cercare di capire chi potesse essere quello strano individuo.

Dopo 11 giorni arriva un’altra angosciante segnalazione.

29 Ottobre. Paul Philips, una guardia di sicurezza, sta vigilando un cantiere edile sulla Guinea Road. Durante il suo turno, si accorge della presenza di un uomo, davanti alla porta di una casa inoccupata. Nota subito qualcosa di strano. Il soggetto impugna un’ascia ed è vestito con un costume da coniglio, di colore grigio, nero e bianco. Paul prova a rivolgergli la parola, ma a questo punto l’individuo comincia a colpire il palo del portico con la sua arma, minacciandolo “Stai sconfinando. Se non te ne vai, ti taglio la testa”.

La guardia riferisce agli agenti di questo episodio, che viene subito collegato a quello che era successo alla coppia poco più di dieci giorni prima. Sembra che nella contea di Fairfax si aggiri un uomo travestito da coniglio, armato e con un atteggiamento tutt’altro che rassicurante.

Nei giorni successivi oltre cinquanta persone dichiararono di aver visto il Bunny Man.

Le indagini proseguono, ma senza arrivare a un punto di svolta. Nel 1971 viene annunciata la chiusura del fascicolo e il caso diventa inattivo. Il misterioso soggetto non fece più nessuna comparsa e la sua identità non venne mai scoperta.

Conclusioni

Appare quindi evidente come la leggenda sia stata ispirata da questi strani eventi. Fatti che ancora oggi restano senza una spiegazione, a dimostrazione di come l’imprevedibilità di certe situazioni a volte possa superare la fantasia.

L’egregio lavoro svolto da Conley, che ha dedicato quasi dieci anni alla sua indagine, ha permesso di scoprire le fondamenta di questa storia e stabilire cosa c’è di vero in mezzo alle tante suggestioni, svelando uno scenario sorprendente.

Fonti

The Bunny Man Unmasked – Fairfax County History
The Scary, Weird, Somewhat True Story of the Fairfax “Bunny Man” – Washingtonian.com

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