Addio ad Anita Lane, la fragile musa dei Bad Seeds

Si dice che i veri cambiamenti, quelli più profondi e duraturi, maturino in silenzio, lontani dal fragore del trauma che li innesca. Il percorso artistico di Anita Lane, iniziato nella seconda metà degli anni ’80 con il successo dei Bad Seeds, rimane poi forse poco noto, nella sua ultima declinazione solistica, anche all’interno di alcune frange stesse della Dark Music.

Musa e autrice di alcuni dei brani più significativi della band australiana quali From Her to Eternity, Stranger than Kindness o Subterranean World in duetto con Blixa Bargeld, Anita Lane ha poi saputo mescolare con un frastagliatissimo erotismo e una stremata malinconia cover e inediti raccolti nelle produzioni di Dirty Pearl (1993) e Sex O’clock (2001).

Essere lucidi interpreti del proprio tempo, mentre lo si vive , è probabilmente un dono riservato a pochi animi. C’è sempre qualcosa che ci sfugge, e spesso quel qualcosa è ciò che più conta. Proviamo a costruire risposte e non ci accorgiamo che nel frattempo le domande sono già cambiate.

Quando la sensibilità nasce però da una sottile svogliatezza ecco che anche le cose più banali acquisiscono tinte e sfumature inaspettatamente sensuali e trascinanti. Questa dicotomia sembra essere la vera cifra tematica della musica di Anita Lane, che con il suo timbro così fragile e così acuto , sfiora con tremore e umanità una melanconia mai risolta, espressione di un’inquietudine che può avvertire solo chi si avvicina, troppo pericolosamente, all’infinito.

“Stranger than kindness” scriveva nel 1986, e così più strana della gentilezza è quella sommessa e misteriosa fortuna che rimane nel cuore di chi, sa custodire dentro sé, il segreto della musica e della sua musa più straordinaria e fragile. Goodbye Anita!

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