Les Misérables: la coraggiosa attualizzazione di un classico senza tempo

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Quando il film si spegne sul viso contuso e trasfigurato di Issa è la citazione di Victor Hugo a rispondere  a tutte le possibili domande che si affollano nella mente dello spettatore: “Mes amis, retenez ceci, il n’y a ni mauvaises herbes ni mauvais hommes. Il n’y a que de mauvais cultivateurs. / Ricordate amici, non ci sono né erbe cattive, né persone cattive, ma solo cattivi coltivatori”.

Les Misérables è un film da non perdere. Un film geniale con una scena finale meravigliosa, aperta e dannatamente vera.

Tutto si sviluppa a Point de Jean Valjean. Issa, Salah, Luciano, Bintou hanno nomi che testimoniano la mistura sociale, una ricchezza umana che necessita un riconoscimento. Ma tutto inizia con un evento festivo, una magistrale scena di unione popolare, un eclatante comunione collettiva: il 15 luglio 2018 la Francia diventa campione del mondo di calcio. L’euforia della vittoria schiaccia le differenze. La folla si addensa sui Champs Élysées. Non ci sono più in quel momento preciso i cittadini di seconda zona, tutti contenti di cantare la Marsigliese, si sentono tutti Francesi. Ma questa unione non è destinata a durare. Finita la festa, ognuno torna al proprio quotidiano, alla propria realtà. A Montfermeil impossibile dimenticare la cité, la sua architettura, l’ascensore sempre fuori uso, le innumerevoli scale e scalette, gli spacciatori ovunque, la polizia che gira in continuazione a sorvegliare la zona ricordando a tutti: i documenti,  cosa fate li’?

Sembra che per certi aspetti Il tempo si sia fermato, duecento anni dopo, si torna nella roccaforte dei Ténardiers, Montfermeil, la città d’infanzia di Cosette, ma in chiave moderna con contenuti che non sono cambiati. Il film risuona come una rispettosa estensione dell’immensa epopea popolare omonima con lo stesso sentimento di ingiustizia e di impotenza. Tutti tra i bravi e meno bravi devono giustificarsi, vengono controllati sempre ad ogni angolo della strada. Alcuni poliziotti sentendosi ‘la legge’ a volte o spesso dimenticano e si comportano come le persone del quartiere. L’ambiente che in cui sono immersi ogni giorno condanna tutti, sono  tutti destinati ad usare le stesse armi: la violenza e l’aggressività  È il caso di Chris, superiore gerarchico che lavora con Gwada. I due oramai veterani della zona prendono sotto la loro ala un nuovo agente Stephane, che arriva dalla campagna. I poliziotti mostrano al nuovo arrivato il loro modo di agire sul terreno, conoscono tutti nel quartiere, hanno i loro appoggi ma improvvisamente succede qualcosa, un imprevisto. Il dramma è in atto, impeccabile, implacabile. Una semplice ragazzata, il furto di un cucciolo di leone trasforma la polvere in fuoco. Tutto contemporaneo, il mondo digitale è più che mai presente. Si è osservati senza sapere dagli occhi dei cellulari o dei droni. Inoltre il bisogno di voler esistere e comunicare, mostrare a tutti i propri gesti, ogni singola azione  porta a postare tutto, ils sont des abrutis (sono idioti) dice Chris mentre controlla i vari social media per scoprire chi ha rubato il piccolo leone. 

La storia è basata su una bravata, le bravate possono trasformarsi in tragedie. Ladj Ly lo trascende in un film scioccante, abbagliante, salutare, mai  banale, di una veridicità lampante, a partire della personalità dei  personaggi, con i loro occhi che parlano senza emettere suono. Lo spettatore è inviato in modo naturale a soffermarsi a pensare. Riflettere ad esempio che i bambini del film non sono più bambini poiché l’ambiente dove vivono impone la crescita svelta e con rabbia. Altrettanto sociale quanto politico, Les Misérables ha la qualità di un eccellente thriller che lascia senza fiato!

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