Il nostalgico Dream Pop di Hitch Von Cassen e la solitudine dei nostri giorni

“È stata un’opportunità fantastica. Per un breve periodo abbiamo realizzato qualcosa di unico e puro, pubblicando dischi che continueranno ad avere un’eco per chissà quanto tempo.”

Ivo Watts-Russel – cofondatore della 4AD

Ivo Watts-Russel è l’uomo che sta dietro alla scoperta di alcuni fenomeni prodigiosi nella storia della musica. Letteralmente.

Il suo amore per la psichedelia (rivelazione della psiche) ha contaminato intere correnti musicali portando al successo Pixies, Dead Can Dance e i meravigliosi Cocteau Twins.

Ma il lato inconscio non si è manifestato in lui soltanto nelle scelte artistiche, gli ha procurato depressione e un esaurimento nervoso che lo ha allontanato dalla scena. Nel 1999 si eclissa nel deserto messicano, nei pressi di Santa Fe, dopo aver venduto allo storico socio Martin Mills, la sua quota di 4AD.

Il disprezzo per l’industria discografica ebbe la meglio sui suoi ideali di purezza.

Eppure questo epilogo, il tema psichedelico della manifestazione dell’inconscio nel quotidiano, è oggi di un’attualità scottante, bruciante.

Ricorderemo questi anni pandemici come bandiere dell’alienazione e ne vedremo appieno solo nei prossimi anni il frutto anche artistico.

In Italia esiste un artista emergente che sta maturando un approccio prezioso nella lettura di questi tempi, coerente con lo spirito 4AD.

Sto parlando di Luigi Buzzelli, ovvero Hitch Von Cassen e della gestazione del suo debutto in uscita a fine 2021: il concept Humpty Dumpty che lavora sulla proiezione di un’Alice cresciuta e disillusa, che cerca di ritrovare il Paese delle Meraviglie, che giace intorpidito nel suo cuore.

L’intuizione di riprendere un capolavoro “psichedelico” come Alice nel Paese delle Meraviglie, dalla prodigiosa penna di Lewis Carrol, diciamolo, dimostra lo spessore di Luigi Buzzelli. Riprendere e far evolvere un testo mai esaurito – né forse esauribile – nell’interpretazione, è una dichiarazione di intenti alta, una bussola ideale per la rilettura di quanto stiamo vivendo da più di un anno a questa parte.

In attesa di immergerci nella completa lettura/ascolto del secondo capitolo della vita della Alice donna, Hitch Von Cassen (chitarre, synth, glockenspiel, batteria) anticipa due singoli.

Canzoni che permettono di acclimatarci ad un territorio di confine dove l’onirico e il fattuale si incontrano.

Una realtà che prende sicuramente dal dream pop degli artisti 4AD alcune chiavi di interpretazione per un LP che ruba il nome al saccente uovo antropomorfo il cui intento è la manipolazione tramite l’abilità linguistica; sicuramente un ostacolo che chiude il dialogo, che uccide la curiosità di chi vuole ritrovare la meraviglia perduta.

La curiosità è sincera per un progetto che si delinea molto affascinante sulla carta, e la mia interpretazione è una delle tante possibili.

Intanto abbiamo tra le mani My World in Color.

Primo singolo, pubblicato a fine 2020, che introduce alla poetica dell’artista nato a Isernia, in Molise, nel 1990 e pescarese di adozione. Terre dure in cui l’arte di estrarre risorse dal poco sembra filtrare dal dna.

Una poetica sonora innanzitutto. Fatta di sapiente rarefazione e atmosfera. Di voluta indeterminazione timbrica e armonica, tessuta da ansie dream pop e vaghezze post rock/shoegaze. Una miscela mai pedissequa, in cui il musicista si permette l’obliquo lusso di felici atonalità e sghembe incursioni di lieve dodecafonia acustica, supportato dal bassista Dan Van Nard, che si rivela complice ideale di psichedeliche scorribande.

Dream pop, Shoegaze e Post Rock sono essenzialmente stati d’animo e Hitch Von Cassen sembra volersi ritagliare uno spazio all’interno del contemporaneo movimento di band che continuano ad elaborarne la materia prima fatta di consapevolezza del proprio vissuto, dalla scelta di esporlo senza ambiguità tramite l’arte di piegare i suoni ad esso, rendendoli intimi e potenti al contempo: dagli statunitensi Laveda a Madeline Johnston aka Midwife con lo struggente “Forever”.

L’ansia generata da questo processo di composizione è quella dell’essere di fronte a qualcosa di inappellabile e che sembra incompatibile coi nostri desideri di serenità, lasciandoci chiusi in un’apnea esistenziale.

Rappresentazione perfettamente compiuta dall’artwork suggestivo di Dalila Amendola, tra infinito stellare e la piccola vasca in cui nuota la nostra coscienza.

I’m lost in a fishbowl è il secondo singolo infatti, ed è il punto di partenza del viaggio musicale ed esistenziale concepito da Hitch Von Cassen, che come ogni momento iniziatico necessita dell’accompagnamento di una figura femminile, garanzia di ricettività all’irrazionale che nell’antichità spettava alle donne elette sacerdotesse.

Il timbro di Ana Ora (Oriana Delfini) arriva puntualmente e felicemente per compiere questa mediazione, regalando incanto alle trame tessute da Buzzelli, stavolta più lineari all’interno delle influenze esposte e con una composizione dal taglio più classico ed elegante, coniugando contaminazione e formalità con naturalezza, senza dualismi da dover per forza risolvere. Sicuramente una scelta artistica precisa e fondante, perseguita con metodo in ogni dettaglio.

Sarà questa la voce dell’Alice nel concettuale Humpty Dumpty? Sarà questa la voce che porterà finalmente equilibrio tra la follia del Cappellaio Matto e la saggezza dello Stregatto?

Di sicuro Hitch Von Cassen non cerca scorciatoie, anticipando profondità e melodie strazianti nel tentativo di espellere il veleno di questo periodo, di lenire la ferita generazionale che ha impietosamente aperto.

Travelling in the sky
My head, my head is full
My heart, my heart is empty
I’m lost, I’m lost in a fishbowl now
Watching in a smashing mirror
All I can see are pieces of me.

I’m lost in a fishbowl di Hitch Von Cassen

Hitch Von Cassen
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I due singoli di Hitch Von Cassen, My World In Color e I’m lost in a fishbowl,
sono su Spotify e Youtube

Testo: Massimo Scaccaglia

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