Selve sonore e 5G: la quinta generazione di telefonia mobile cambierà il nostro paesaggio sonoro?

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Il compositore e musicologo canadese Raymond Murray Schafer negli anni sessanta introdusse il termine soundscape, neologismo che combina le parole sound (suono) e landscape (paesaggio). Il paesaggio sonoro, concetto divenuto di grande successo soprattutto negli ambienti della musica contemporanea, è il nostro ambiente sonoro, la gamma sempre presente di suoni e rumori in cui tutti siamo immersi. Con lo sviluppo tecnologico l’uomo ha sperimentato e vissuto un ambiente sonoro sempre più complesso. Man mano che la civiltà si è evoluta, nuovi rumori si sono manifestati intorno a noi creando una sovrabbondanza di informazioni acustiche accompagnata da una diminuzione della nostra capacità di ascoltare le sfumature del suono.

 L’attuale società dell’informazione è dominata dagli apparecchi digitali e dalle reti telematiche che producono il rumore elettromagnetico, solo in parte percepibile dall’uomo. Fino al secolo scorso, le uniche sorgenti di radiazioni elettromagnetiche a cui ogni essere vivente era sottoposto erano quelle naturalmente emesse dall’ambiente. Il campo elettrico e magnetico della Terra, i deboli campi associati all’emissione del sole e delle galassie o prodotti da un semplice temporale hanno rappresentato il fondo naturale in cui ogni essere vivente si è evoluto. L’imponente sviluppo tecnologico nel settore della telefonia mobile ha di fatto stravolto questo fondo elettromagnetico naturale. Se si osserva la mappa della copertura delle reti mobili in Italia pubblicata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), si può vedere come l’Italia sia ormai interamente coperta da segnali elettromagnetici.

Mappa reti mobili AGICOM

L’onda elettromagnetica è una perturbazione che si propaga nello spazio con una velocità che si avvicina a quella della luce ed è in grado di trasportare sia energia che informazioni. Il suo sostegno è l’aria, quella che respiriamo e in cui tutti siamo immersi, il suo modo di perturbarla e creare onde vibrazionali, di differente lunghezza e frequenza, gli conferisce una analogia con le onde sonore. Ogni suono muove l’aria, esercitando una “pressione sonora” e ciascuno ha la sua frequenza che è la sua stessa vibrazione.

Onda elettromagnetica

Le frequenze troppo alte, come le radiofrequenze emesse dalle reti mobili, non sono nel range dell’udibile umano perché il nostro orecchio ci permette di ascoltare suoni entro la gamma delle frequenze compresa tra 20 Hz e i 20000 Hz. Tuttavia i suoni al di fuori di queste frequenze non hanno nulla di immateriale e lo dimostra la sono luminescenza ovvero quel fenomeno fisico che consente all’energia sonora di trasformarsi in luce quando dei liquidi vengono irradiati con ultrasuoni sufficientemente intensi. I suoni, quindi, hanno un’azione fisica sulla materia e anche se il nostro orecchio percepisce, apparentemente, solo le frequenze “medie”, ogni tipo di frequenza, dalle più alte alle più basse, può esercitare un’influenza su tutto il nostro corpo.

La musicoterapia sfrutta la capacità delle frequenze musicali di interagire con il nostro corpo e il nostro stato d’animo. Essa ritiene che certe frequenze musicali, o suoni del nostro ambiente quotidiano, entrino in risonanza con quelli del nostro sistema nervoso conferendoci una sensazione di calma e benessere. Mentre altre vibrazioni sono in conflitto con le nostre frequenze interne “danneggiando” il nostro sistema nervoso e causando stati di malessere. Questo fenomeno fisico spiega anche l’effetto calmante della cosiddetta musica rilassante: i ritmi del cervello si adattano a quelli della musica, rallentano la loro intensità. Tutti noi abbiamo sperimentato quanto sia difficile rilassarsi in un ambiente caratterizzato da un forte inquinamento sonoro provocato magari da un traffico eccessivo, di contro ci sentiamo cullati da suoni naturali come il rumore delle onde del  mare o della pioggia.

Ma cosa dire delle frequenze silenziose del 5G che a breve saranno onnipresenti in qualsiasi angolo della terra? Entro la fine del 2024 si stima che il 5G raggiungerà oltre il 40% della popolazione globale, con circa 1,5 miliardi di abbonamenti. In Italia si vuole raggiungere una copertura dell’80% della popolazione entro il 2022. La quinta generazione della telefonia mobile permetterà lo sviluppo dell’“Internet of Things”. L’Internet delle Cose metterà in relazione il computer, lo smartphone e il tablet con gli oggetti di uso quotidiano collegando fino ad un milione di oggetti per Km quadrato ossia un telefonino equivalente per metro quadrato.  Sarà una vera e propria rivoluzione tecnologico-digitale mai vista nella storia dell’uomo che una volta completata non permetterà a nessuna persona, nessun animale, nessuna pianta sulla Terra di evitare l’esposizione, 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno, a livelli di radiazioni a radiofrequenza da decine a centinaia di volte superiori a quelli che esistono oggi, senza possibilità di sfuggire da nessuna parte sul pianeta.

La tecnologia 5G richiederà a ogni operatore di installare stazioni base ogni 100 metri in tutte le aree urbane del mondo. Fino ad ora, le torri dei cellulari erano installate in alto a determinate distanze da case e aziende. Con il 5G le antenne saranno disseminate negli spazi pubblici, davanti a case e attività commerciali, all’altezza di una persona e di un bambino. Saremo sempre più esposti, involontariamente a frequenze molto alte, comprese tra 800 MHz e 56 GHz, definite onde millimetriche i cui effetti biologici sono ancora poco studiati. Sarà anche previsto il wireless dallo spazio con migliaia di satelliti lancianti in orbita per fornire servizi globali di banda larga satellitare in ogni angolo del mondo.

Il 5G nello spettro sonoro

Se si potesse riportare il range di frequenze del 5G all’interno della gamma sonora percepibile dall’orecchio umano ci accorgeremo di essere immersi in una selva sonora caratterizzata da suoni molto acuti e stridenti indistinguibili uno dall’altro e che pertanto potremmo assimilare a quello che viene definito in acustica come “white noise”, il rumore bianco. Un fruscio continuo con uno spettro acustico piatto, uniforme e indefinito. Questo muro sonoro genera una condizione di stress per il nostro sistema nervoso poiché il nostro cervello continua ad essere stimolato da impulsi provenienti dalle orecchie che lo mantengono in uno stato di vigilanza.

Milioni di nuove stazioni radio base disseminate sul pianeta insieme ai satelliti dallo spazio genereranno nel prossimo futuro quella che potremmo definire una selva sonora ovvero una molteplicità di suoni non ordinati in senso gerarchico e privi di periodicità esattamente come il white noise. Gli ultrasuoni del 5G sono destinati purtroppo a diventare la tonica del nostro futuro soundscape che potremmo definire come silentscape. Un paesaggio sonoro a bassa fedeltà solo apparentemente non percepito dal nostro udito ma nel quale saremmo continuamente avvolti e la cui perturbazione indotta stravolgerà la composizione e l’intensità dell’imprinting originario vibrazionale (quindi sonoro) del fondo elettromagnetico dove ogni essere vivente si è evoluto.

Nel seguente video, attraverso programmi professionali di editing musicale, il range delle frequenze ultrasoniche in cui si muoveranno le onde del 5G, sono state riportate all’interno del livello più alto di frequenze udibili dall’essere umano. Questo esperimento musicale ci fornisce un’idea di come potrebbero suonare al nostro orecchio le acutissime frequenze delle nuove reti di telefonia mobile.

Francesca Brocchetta

Francesca Brocchetta, giornalista pubblicista, si è laureata in Linguistica presso l’Università la Sapienza di Roma ed ha conseguito un master in Environmental Humanities presso l’Università Roma Tre. Si è diplomata in Musicoterapia Orientale presso la scuola di Riccardo Misto e specializzata in Music for Wellness al Berklee College of Music di Boston. Ha approfondito il legame tra musica, salute e ambiente studiando gli effetti del massaggio sonoro vibrazionale sulle persone elettrosensibili in collaborazione con il Prof. Giuseppe Genovesi dell’Università la Sapienza. Ha inoltre pubblicato un libro sul potere curativo della musica dal titolo MusicAmica per Edizioni Mediterranee.

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