Social network e videogiochi: la psicologia delle dipendenze virtuali

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Oggi vi proponiamo un articolo scritto a quattro mani insieme alla collega Psicologa la Dott.ssa Monica Mattia Russo in cui analizzeremo alcuni aspetti psicologici delle dipendenze virtuali.

La dipendenza è una condizione psicologica di asservimento alla sostanza o a un dato comportamento, che diventa il centro della vita dell’individuo, in maniera ossessiva, così che la persona dipendente non riesce più a fare a meno della sostanza o oggetto di desiderio in questione, ponendo in secondo piano tutto il resto.

Nella psicologia delle dipendenze questi concetti sono molto affini alle problematiche delle dipendenze virtuali di cui ora vi porteremo una breve carrellata.

I social network

La più blanda ma ahimè più diffusa è quella da social network, e sembra essere dovuta al forte senso di sicurezza, di personalità e di socialità (in una società sempre meno connotata dai contatti sociali) che tale forma di siti sono in grado di fornire.

In realtà queste dinamiche psico-emotive personali ed interpersonali si basano su qualcosa di virtuale, dando in tal modo sicurezze ed autostima fittizie, ben presto raggiunte da pericolosi sintomi di dipendenza, isolamento sociale e conseguente menomazione delle principali sfere vitali come quelle lavorativa, familiare, sociale, affettiva, etc.

A livello celebrale vengono rilasciate maggiori quantità di sostanze psico-attivanti e a livello mentale si creano meccanismi e schemi ricompensatori che portano al riutilizzo continuo e sempre maggiore.
Quando per scelta l’individuo non è connesso o quando la connessione non è possibile, si presentano allora seri sintomi psicologici come ansia, pensieri fissi, depressione, attacchi di panico, paura (ad esempio di non avere più informazioni o collegamenti e di stare o rimanere da soli), problemi di sonno, insicurezza, suscettibilità, etc., così come tutte le conseguenze psicologiche negative tipiche delle dipendenze.
Un’altra forma di dipendenza derivante da quella per i social network è quella dalle relazioni virtuali, gli individui che ne sono affetti diventano fortemente coinvolti in relazioni online. In questo caso gli amici online diventano rapidamente più importanti dei rapporti reali con la famiglia e gli amici. In molti casi questo conduce all’instabilità coniugale, affettiva, familiare, sociale, lavorativa, scolastica, etc.
Chi diviene dipendente dalla rete la utilizza per aumentare la propria autostima ,confermare la propria esistenza e riempire dei vuoti.

Le reti sociali hanno favorito la socializzazione tra individui e hanno dato spazio a coloro che nella vita reale si sono sempre scontrati con problemi relazionali, soprattutto con il sesso opposto.

Internet, con le sue chat, è diventato un catalizzatore di sogni, speranze, un luogo dove è possibile superare i vuoti esistenziali, dove ricercare la propria anima gemella o un incontro fugace, dove il pensiero viene prima del corpo, un luogo di incontri e di scontri, di fantasie e banalità.

Ci si incontra, ci si ama, ci si perde il più delle volte, nel marasma delle chat, con il rischio di perdere, anche, il nostro già fragile Io, arrivando a sostituire il reale con il virtuale.

Dietro uno schermo si può mentire, si può sperimentare il piacere di essere ciò che non si è, si può esperire un senso di onnipotenza, si può sedare l’ansia, si possono fare grandiose fughe nel mondo di fantasie gratificanti ma troppo spesso celate, si possono condividere passioni, interessi, si possono azzerare molte censure.

Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere ed a beneficiare dell’amore nella sua profondità ed intimità. A causa della paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine, si tende a negare i propri desideri e bisogni, ci si “maschera” replicando antichi copioni passati, gli stessi che hanno ostacolato la propria crescita personale.

I videogiochi

Oltre alla dipendenza affettiva che avviene tramite i social network infine possiamo trovare tra le dipendenze virtuali quella da videogiochi. Uno dei punti-chiave della dipendenza da videogiochi è la sfida tra individuo e macchina che si instaura attraverso il gioco, una competizione che si radica profondamente nel bisogno di dimostrare a se stessi e all’ “antagonista virtuale” il proprio valore e le proprie capacità. E’ tale bisogno che riporta al gioco virtuale sempre e comunque: la vittoria rinforza la convinzione di poter nutrire l’Ego con migliori prestazioni (dello stesso tipo o di altro genere) e la sconfitta spinge al tentativo di riscattare la propria autostima minacciata dal fallimento.

La dipendenza dai giochi elettronici inizialmente colpiva in modo profondamente diverso i due sessi, poiché i giochi, anche per contenuto, si rivolgevano prevalentemente ad un pubblico maschile. Recentemente le aziende specializzate hanno sviluppato numerosi videogiochi rivolti ad un pubblico femminile all’interno del quale, insieme ai consumi, crescono anche le forme di abuso e di dipendenza dai giochi elettronici. Per concludere, consci dei limiti della generalizzazione, possiamo ipotizzare gli “effetti” che la dipendenza da videogiochi può avere sulle personalità più deboli , specie laddove il processo di costruzione dell’identità, come nell’adolescente, è ancora in atto, fornendo loro una sorta di “fuga” da una realtà insoddisfacente, noiosa ed anonima, all’interno di un ambiente virtuale nel quale essi trovano rifugio.

Anche rispetto alla “realtà multimediale”, infatti, occorre un’adeguata educazione degli adolescenti, sia verso il gioco, sia mirata alla differenziazione tra questa e la realtà quotidiana.

Si parla di “fuga” della realtà: è evidente, che la realtà virtuale può offrire stimoli maggiori alle personalità più deboli, consente una facile identificazione con gli eroi virtuali dei videogames e permette di estraniarsi dalla noia, sentimento principe per molti adolescenti.

Insegnare a distinguere tra queste due realtà (compito che a mio avviso le Istituzioni e le principali agenzie formativa ed educative, tra tutte la Scuola, non possono trascurare) significa dotare l’adolescente (e non) degli strumenti necessari per sviluppare innanzitutto un senso di responsabilità è, soprattutto, ad evitare che egli si senta un estraneo nella propria quotidianità, misurando valori, emozioni e gratificazioni in relazione a questa sua attività ludica multimediale.

Le cause

La dipendenza patologica esalta ed esaspera tutta una serie di vissuti che non consentono all’individuo di sentire, pensare e operare in modo costruttivo.

Ma ci siamo mai chiesti quale sia la spinta interiore che porta una persona a voler soddisfare il proprio bisogno di una sostanza, di un oggetto o di uno specifico comportamento?

Può esserci, in alcuni casi, un desiderio recondito che trasporta verso una dipendenza?

Le cause della dipendenza sono molteplici ed interagiscono in un modo complesso portando a un disturbo che crea dipendenza. Le cause sono certamente diverse per ciascun individuo, per cui è bene tenere in considerazione i fattori soggettivi ed approfondire la storia personale e familiare del soggetto.

Gli elementi della personalità svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo di una dipendenza, infatti ci sono alcune caratteristiche specifiche, come la difficoltà a gestire i propri sentimenti o la bassa tolleranza alla frustrazione, che favoriscono il disturbo che crea dipendenza.

In alcuni casi può celarsi il desiderio di evadere dalla propria vita, dal mondo reale dal quale si è circondati. Questo proprio in seguito alla difficoltà di gestione delle proprie emozioni o sentimenti, per cui quella che sembra la via più facile è cercare la sensazione di alienazione dalla realtà, uno stato caratterizzato da un senso di irrealtà ed estraneità che porta l’individuo a disinteressarsi dell’ambiente circostante.

Il comportamento dipendente, quindi, spesso è così complicato da radicare proprio perché rappresenta la via più facile per raggiungere ciò che è il vero desiderio del soggetto dipendente, ovvero provare una sensazione di derealizzazione e sentirsi parte di un mondo “non-reale”.

Dunque la persona dipendente si sente parte di un mondo irreale, alla ricerca costante di qualcosa che possa farlo arrivare a quello che ritiene essere il “suo mondo reale”.

Dr. Antonello Tarsia
Dott.ssa Monica Mattia Russo

Fonte: https://psicologia-cafe.blogspot.com/

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