As The Love Continues: l’ultima, solida conferma dei Mogwai

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Quando una storia d’amore va avanti da tanti anni, è difficile reinventarsi, trovare nuovi stimoli. Sì, vale anche per le band. I Mogwai però resistono e lo fanno tornando in pista con As The Love Continues, il loro decimo album in studio, per una storia la loro che va avanti da oltre un quarto di secolo.

Non saranno più lo “Young Team” degli esordi, ma sono sempre gli stessi ragazzi a cui piace vestirsi in modo casual, ma soprattutto, creare della “buona musica”. Nient’altro.

Originariamente il disco avrebbe dovuto essere registrato in America, poi l’emergenza sanitaria ha stravolto la sua lavorazione. Così, i Mogwai in Inghilterra nei Vada Studios di Alcester, assieme al produttore David Fridmann, collegato via zoom dai Tarbox Road Studio di New York, hanno iniziato a lavorarci sopra. E il risultato è… 

To the Bin My Friend Tonight We Vacate Earth è la porta che si è aperta per farci entrare nel loro mondo. Il loop “cardiaco” e le tastiere di Barry Burns disegnano un tappeto sonoro soffuso, mentre la chitarra delicata e sognante di Stuart Brainwhaite fa il resto. Il drumming di Murtin Bulloch fa salire di tensione il brano. Poi l’esplosione, la pelle d’oca fiorisce immediatamente ed è bellissimo. Un inizio magnifico per il decimo album in studio della band scozzese.

A seguire, un loop che sembra essere uscito dalla colonna sonora di un videogame anni 80 introduce Here we, Here we, Here we go forever. Un brano più dinamico ed accessibile del precedente, ma piacevole per la nuance sonora che offre.

Dry Fantasy, con quelle note ambient e dolcemente eleganti, è fascinosa fin dalle prime battute. Ogni strumento è perfettamente al suo posto, anche se una menzione speciale spetta al basso che apporta al brano un certo spessore. È una catarsi in pieno stile Mogwai e una volta finita vorresti riascoltarla di nuovo. È il momento di Ritchie Sacramento, come il famoso musicista giapponese, no, non si chiama Ritchie Sacramento, ma Ryūichi Sakamoto. Infatti, come spiegato da Stuart Brainwhaite leader della band e voce dell’unico pezzo cantato del disco, il brano ha preso questo titolo dopo aver sentito un loro amico storpiare il nome di Ryūichi Sacramento, ehm Sakamoto.

Ma scherzi a parte, la canzone è un tributo sentito a tutti quegli amici musicisti scomparsi nel corso degli anni. Malinconica ma anche romantica, soprattutto nel bridge con quelle note che sembrano provenire da un altro pianeta, per poi ritornare di nuovo sulla Terra con quel ritornello che entra subito in testa.

Drive The Nail è dalle tinte cupe e ci riporta alle atmosfere dei loro esordi. Una deflagrazione sonora in pieno stile Mogwai, poi ad un certo punto la batteria fisica e muscolare per un momento si mutua in una drum machine. Ancora una volta i “nostri” si sono divertiti a giocare con le soluzioni sonore a loro disposizione. La fantasia è ancora dalla loro e questo è un ottimo motivo per rimanere insieme dopo oltre venticinque anni di matrimonio, no?

In Fuck Off Money rifà capolino l’elettronica con quel vocoder “umanoide” perché alla fine “Human After All”. L’atmosfera è rarefatta, spaziale. E per quanto il livello del disco sia veramente notevole in ogni brano, Fuck Off Money è il mio preferito.

Ceiling Granny è rocciosa e dalle atmosfere stoner. Basica e primordiale, si fa ascoltare con piacere, ma senza lasciare sussulti emotivi degni di nota. In Midnight Flit invece c’è un ospite molto speciale: Atticus Ross, compositore americano, noto per le sue colonne sonore, realizzate con la collaborazione di Trent Reznor. Qui è in veste di arrangiatore degli archi, un compito apparentemente semplice, ma non in un periodo storico come questo. Infatti, in un articolo dell’Irish Times del 18 febbraio, Stuart Brainwhaite ha raccontato come Atticus Ross, grazie alla tecnologia, sia stato capace di dirigere da Los Angeles un’orchestra di Budapest.

Midnight Flit è un brano affascinante da ascoltare grazie al duo arrangiamento complesso, ma mai fine a se stesso.

Pat Stains, con la sua atmosfera psichedelica e i suoi graffi sonori, sembra racchiudere in una bolla temporale i Mogwai degli esordi. Supposedly we were nightmares, invece, inizia con una sezione ritmica cara alla new wave, per poi lasciare il passo all’elettronica e ad una chitarra imperiosa che è il motivo trainante del brano.

Con It’s What i Want to do Mum, un brano che è l’omega di As The Love Continues, siamo arrivate alle sue battute finali. È una chiusura perfetta, da pelle d’oca e maestosa, come un cedro del Libano in mezzo ad un ambiente bucolico.

Nonostante la gestione del loro decimo album in studio sia stata tutt’altro che facile, i Mogwai sono comunque riusciti a portare a casa il risultato. As The Love Continues è un disco solido, compatto, ma anche pieno di sfaccettature sonore ben calibrate nei suoi undici brani.

As The Love Continues, anche la carriera dei Mogwai e le nostre vite vanno avanti, cercando e trovando nuovi spunti per reinventarsi, senza tradire la loro natura.

Se non li conoscete, questo lavoro è un’ottima occasione per familiarizzare con la band. Stuart e soci sono talmente “fighi” che neanche si rendono conto di esserlo e questa è la loro forza. La forza di una band che a 25 anni esatti -26 febbraio 1996- dalla pubblicazione del suo primo singolo ha raggiunto la prima posizione nella classifica inglese, ovviamente però, senza alcuna pretesa di farlo.

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