Various: la prima, pregevole fatica hard rock di Alfredo Gargaro

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La fatica per Alfredo Gargaro non è mai stata un problema. Conosce bene il sudore della fronte, ma nonostante la sua professione di cavatore non sia una passeggiata di salute, non ha mai smesso di coltivare la sua passione per la chitarra elettrica, convinto come ogni lastra stuccata, ogni serata passata a suonare in un club, lo avrebbe portato a raggiungere il suo obiettivo: la pubblicazione del suo album d’esordio.

Various è uscito nel 2016 per la Sliptrick Records, ma in attesa della sua seconda prova, prossima all’uscita, vogliamo raccontarvelo. Per il suo esordio, Alfredo Gargaro si è avvalso di un notevole parterre di cantanti ed autori conosciuti nella scena romana dell’Hard n’Heavy. Francesca Mexx Messali (Rainfall), Giorgio Lorito (Ushas), Francesco Lattes (New Disorder), Giuseppe Cialone (Rosae Crucis) Tiziano Marcozzi (Bice, Exiled On Earth) e Freddy Rising (Martiria, Anno Mundi, Alfreddy) hanno prestato volentieri le loro voci ad Alfredo, forte della sua chitarra, ma anche degli arrangiamenti curati da Andrea Mattei che si è dedicato anima e corpo a questo disco molto Various, ma omogeneo.

La title track è uno strumentale epico, con una progressione veramente pregevole e in finale, un’ottima partenza per il disco. Burning Down invece ci riporta nei lidi della New Wave British of Metal, grazie alla vocalità di Giorgio Lorito, debitrice ai Judas Priest, a Ronnie James Dio, mentre al resto ci pensa Alfredo Gargaro con la sua chitarra monolitica e tecnica, ma mai fine a se stessa. È un piacere ascoltare un chitarrista le cui dita toccano vette altissime, che neanche le aquile oserebbero tanto.

Kill The Flame. Di certo la fiamma del disco non si affievolisce con la terza traccia, anzi viene ravvivata grazie al synth di apertura che conferisce al brano una certa freschezza, merito anche dell’ottima prova vocale di Francesco Lattes e delle soluzioni melodiche trovate da Alfredo. She Shark, invece, è una canzone dalle forti tinte AOR, ma sempre con la freschezza di un sound egregiamente “confezionato” da Andrea Mattei e impreziosito dalla vocalità di Cesare Verdacchi.

Questo però è solo il preambolo ad una delle vette del disco. Different Soul ha un’anima blues, soprattutto per quanto riguarda la “sofferenza” che trasmette. La sofferenza di chi lotta per inseguire i propri sogni e suona sempre come se fosse l’ultima volta. La sofferenza di chi vorrebbe fare della propria passione il proprio lavoro. Dentro Different Soul c’è tutto questo. Non lascia indifferenti all’ascolto, ti travolge e ti strugge con quel solo che vorresti non finisse mai. Non è solo tecnica, è passione e voglia di trasmettere all’ascoltatore le sue emozioni riversate in musica e coinvolgerlo e direi che ci è riuscito benissimo.

Fine della prima parte di Various, poi Exodus. La potenza espressa come al solito dalle sonorità del chitarrista romano, ma soprattutto da Giuseppe Cialone dei Rosae Crucis e dei Tir, interprete dalla vocalità tosta, “brutale”, ma veramente d’impatto, per quello che a mio modesto parere è il brano più bello del lotto. Con Deadly Ride siamo dalle parti del progressive metal, inizia con un presagio di oscurità, per trasformarsi poi in un brano prog, complice la struttura del brano ed il cantato di Tiziano Marcozzi, che lo rende piacevole da ascoltare. Lo stesso vale per No More Free, che con le sue atmosfere “gotiche” è un brano spinto, magari meno articolato degli altri, ma molto immediato, grazie alla voce melodica di Francesca “Mexx” Messali.

Freddy Rising invece è l’ultimo ospite del disco. Till the End of the time è un atto d’amore per il blues, firmato da Alfredo Gargaro e Freddy Rising. Una ballad molto bluesy, sofferta come nelle migliori tradizioni, perchè i diavoli in blu, fanno sempre capolino, ma la musica è un buon motivo per esorcizzarli. L’ultima traccia, Twister, è una bella cavalcata coinvolgente e travolgente come un tornado e la degna conclusione di un album frutto di tanto lavoro e sacrificio.

Tutto questo non è stato vano, perché nel corso degli anni Alfredo ha continuato a scolpire note su note sul manico della sua elettrica, fino a quando non è riuscito a liberare la sua opera d’arte, che era lì al suo posto. Attendeva solo di venire alla luce. E fortunatamente Alfredo è riuscito a farlo, dando alle stampe un disco roccioso, granitico, omogeneo, ma anche molto vario che riflette le sue influenze stilistiche: Ritchie Blackmore, Gary Moore, Joe Satriani, e tanti altri, ma il tutto con il suo stile personale, levigato e lucidato come una lastra di travertino romano. Bravo Alfredo.

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