Cleveland Torso Murderer: la storia del macellaio di Cleveland

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A cavallo degli anni ’30 la città di Cleveland, in Ohio, viene improvvisamente catapultata nel terrore, quando un pericoloso individuo comincia a compiere una serie di atroci delitti. Un killer estremamente sadico che si muove nell’ombra e che mutila le sue vittime. Una serrata investigazione che sarà destinata a durare molto tempo.

Gli omicidi

Tutto inizia il 23 Settembre 1935, a Kingsbury Run. Due giovani, di ritorno da scuola, notano una strana figura che giace in un terreno erboso. Avvicinandosi, si rendono conto della gravità di quello scenario.

Quella figura distesa è un cadavere umano, nudo, evirato e senza testa.

I ragazzi avvertono le autorità che, giunte sul luogo, cominciano ad ispezionare il corpo. Si tratta di un uomo piuttosto giovane. Il cadavere non presenta tracce di sangue, il che fa pensare ad un atto di ripulitura da parte dell’assassino.

Ma non è finita qui. Durante i rilevamenti, gli inquirenti si imbattono in un altro corpo senza vita, a pochi metri di distanza. Sempre un uomo, ucciso con la stessa modalità dell’altra vittima. Una scoperta che lascia tutti a bocca aperta.

Successivamente si scopre che i due sono stati uccisi in tempi diversi, per poi venire scaricati nella stessa zona. Sarà possibile identificare soltanto una delle vittime, quella rinvenuta per prima, che corrisponde al nome di Edward Andrassy, 29 anni. Il modus operandi del killer fa pensare ad una persona esperta di armi da taglio e con buone conoscenze anatomiche.

26 Gennaio 1936. Sono passati quattro mesi esatti quando la Polizia riceve un’altra segnalazione, stavolta da parte di una signora, che dichiara di aver rinvenuto un sacco di iuta con dentro i resti amputati di un corpo umano. Gli investigatori riescono a risalire all’identità della vittima, Florence Genevieve Polillo, una donna di 44 anni.

Un altro cadavere fatto a pezzi nel giro di pochi mesi.

A questo punto comincia a farsi strada il panico attorno alla città di Cleveland. Un maniaco psicopatico si aggira in libertà per le strade. Viene soprannominato Cleveland Torso Murderer, per via delle condizioni in cui riduce le sue vittime.

Il 5 Giugno 1936, a Kingsbury Run, verrà portata alla luce un’altra macabra scoperta. Due ragazzi, durante una passeggiata, si imbattono in una testa umana, tagliata di netto e avvolta in un paio di pantaloni. Appartiene ad un giovane uomo. Successivamente le autorità riescono a rintracciare anche il resto del cadavere.

Sul corpo sono presenti alcuni tatuaggi, uno dei quali riporta i nomi “Helen e Paul”, un altro con l’acronimo W.C.G. Sui suoi indumenti viene ritrovato anche uno scontrino di una lavanderia. Nonostante ciò, non sarà possibile risalire all’identità della vittima, che sarà tristemente destinata a rimanere ignota.

Il Cleveland Torso Murderer sembra inarrestabile e nei mesi successivi continuerà a mietere vittime con un ritmo forsennato. Tra il Luglio 1936 e l’Agosto 1938 si contano altri 8 cadaveri, 4 uomini e 4 donne, tutti smembrati con una crudeltà impressionante.

Purtroppo non si riuscirà ad identificarle e vengono tutte riconosciute come John Doe e Jane Doe, il nominativo generico utilizzato per i cadaveri senza nome. Il numero delle vittime accertate è di 12. Alcuni investigatori sospettano che il conteggio possa essere anche più alto.

Le indagini

Le indagini videro un grande spiegamento di forze sul campo, nel tentativo di fermare il serial killer. Fa parte della squadra anche Eliot Ness, il celebre poliziotto che incastrò Al Capone, in quanto Direttore della Pubblica Sicurezza di Cleveland.

Alla fine i principali sospetti vennero concentrati su due persone.

Lo sceriffo Martin O’Donnel punta i riflettori su Frank Dolezal, un muratore di 52 anni. L’uomo aveva convissuto per un periodo insieme a Florence Polillo, una delle vittime.

In seguito al suo arresto Frank confessa l’omicidio di Florence. Sembrerebbe trattarsi della pista giusta, tuttavia successivamente l’uomo ritratta la sua confessione e dichiara di essere stato picchiato affinché si professasse responsabile. Poco dopo Frank muore nel carcere in circostanze poco chiare. L’autopsia rivela che il detenuto ha 6 costole rotte e numerose ferite.

A causa di queste anomalie comincia ad insinuarsi il dubbio sulla reale colpevolezza dell’accusato. Non sono mai emerse prove concrete a suo carico e l’intero episodio rimane avvolto dal mistero.

Il tenente David Cowles invece ha un altro sospettato. Si chiama Francis E. Sweeney, un chirurgo che aveva prestato servizio durante la Prima Guerra Mondiale, eseguendo amputazioni d’urgenza. Sweeney era ricoverato in una clinica per disintossicarsi dall’alcol ed emerge che nei giorni corrispondenti agli omicidi si era allontanato dalla struttura.

Coincidenza o qualcosa di più?

L’uomo viene interrogato e sottoposto al test della macchina della verità, fallendolo. Sostiene anche un colloquio privato con Eliot Ness.

Sweeney viene rilasciato per mancanza di prove, tuttavia dimostrerà di non temere di avere addosso gli occhi degli inquirenti. Dalla clinica in cui è ricoverato continua a mandare lettere di sfida a Ness, deridendolo e minacciandolo.

Francis E. Sweeney morirà di cause naturali nel 1964, in ospedale. La sua posizione rimane ambigua. Su di lui c’erano indizi e sospetti, anche se non sono mai usciti elementi certi di colpevolezza.

L’intera carriera di Ness fu compromessa. L’ispettore non riuscì mai a superare la frustrazione per l’intera indagine. Tentò di investire i suoi risparmi in varie attività, che si rivelarono fallimentari. Sviluppò una dipendenza dall’alcol e morì in solitudine a 54 anni, a causa di un infarto.

Eliot Ness viene indicato come una vittima collaterale del Cleveland Torso Murderer.

Il caso del Macellaio di Cleveland rimane ad oggi irrisolto ed è a tutti gli effetti uno dei più longevi cold case di sempre. L’assassino, chiunque sia stato, ha seminato una lunga scia di morti truculente che rimangono tuttora senza un colpevole.

Nel Museo della Polizia di Cleveland è presente una sezione dedicata alla vicenda, dove sono esposti anche i calchi in gesso dei volti di alcune delle vittime.

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