Che cos’è la vaporwave: il caso Daniele Russo

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Tutto è iniziato con una mail spedita di buon mattino, visto che Morfeo era da un pezzo andato via: cos’è per te vaporwave?  E Adam Harper, critico musicale inglese particolarmente attento per la musica progressiva del XX e XXI secolo ha così’ risposto: “A bittersweet surreal dream of the End of History, a static paradise among the plastic”. Ma poi ha aggiunto con quell’inconfondibile approccio inglese quanto segue:

“If you were looking for a more straightforward answer – it’s a genre of music that originated around 2010, mostly online. It is made from samples of late twentieth-century studio music, especially MOR /.adult contemporary pop, library music, light jazz fusion, funk & disco. These samples appear more repetitiously than in their original contexts, often slowed down in speed and pitch, often with reverb and glitch added, often with the sounds of lo-fi media added, retained, or enhanced. Often this music is then presented in paratexts as if it were naively intended as a soundtrack to shopping, corporate activities, internet use, luxury living, partying, or something more mysterious. In the process, vaporwave seems to invite a commentary on the late capitalist culture of the late twentieth century West and sometimes by extension the present, but rarely making any specific arguments.”

Da considerare anche che un aspetto affascinante di questa estetica è il rapporto fortissimo con gli elementi del passato, della memoria e della nostalgia. Elementi che poi in definitiva sono generazionali, solo chi ha vissuto quel periodo può’ suscitargli qualcosa, senza cadere in nostalgie negative, sono simpatiche le nostalgie ma occorre vivere il presente, conservare la mente fredda e lucida per un ragionamento analitico.

Tutti questi concetti sono riportati per meglio introdurre un artista che opera nell’ambiente vaporwave: Daniele Russo. Il suo stile è intriso di riferimenti degli anni 80 e 90. Napoletano di nascita con  videoclip, cortometraggi e fotografia mostra una Napoli a molti sconosciuta, più vicina a scenari in stile Blade Runner e mai olografici. Anche il nome che ha dato al gruppo, 4est, ha una storia divertente e anche qui ancorata al passato. L’artista la spiega così’: “Mi hanno sempre chiamato così, o meglio, mi chiamano furèst (selvatico) per via del mio essere grezzo in alcune circostanze. Da furèst poi è nato 4est.”

Vaporwave è il nome che dà al suo nuovo Ep uscito a luglio 2020. Composto da 4 track: Alieni,  Frankenstein, Error404 e Vaporwave spaziano dall’hip hop alla trap. Frankenstein “È la metafora dellalienazione, dellemarginazione, alla ricerca di unumanità persa“.

Ascoltando Frankenstein alcune parole/frasi colpiscono immediatamente: Ehi non mi ricordo da quanto è che non penso…  Ho più paura di te se mi guardo nello specchio .. quando sarai seduto al bordo di quel margine… O ancora in Error 404 Basta crederci, crederci o caderci.. vivi di sogni ma non l’interpreti, nel mondo che chi ci vuole tutti servi, ti sei perso su google map, faccio un giro sulla giostra prima di impazzire.,. fino alla fine

Musicalmente è vaporwave style ma i testi colpiscono, riflettono, rappresentano in modo molto sinuoso e naturale l’uomo di oggi, l’uomo immerso nel virtuale, ancora di più durante la pandemia. Ma tutto ciò nasconde e a tratti sembra implorare un cambiamento, la possibilità di risollevarsi e di liberare la mente dai propri pesi  mentali e aspirare a costruire un futuro e progettare. In un pianeta   incancrenito come il nostro ci si dovrebbe astenere dai progetti, ma non riusciamo  perché l’ottimismo, com’è noto, è una mania degli agonizzanti.

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