Biosphere: trent’anni di carriera musicale a cura di Geir Jenssen

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Il Nord Norge è la regione più estesa e settentrionale della Norvegia nonché uno degli angoli del nostro pianeta classificabili come terra di confine, territorio estremo.

Da un’area polarizzata dalle correnti, dalla neve e dal gelo è difficile attendersi della musica adiacente al pop. Note sono agli appassionati, ad esempio, le molteplici band metal provenienti da quelle parti ma anche il filone della musica elettronica può piantare salde radici in luoghi così terminali ma allo stesso tempo fonte di grandi ispirazioni.

Conclusosi da poco l’anno 2020, in questo 2021 uno degli artisti proveniente dal Nord Norge più stimati proprio della scena della musica elettronica festeggerà i suoi pieni trent’anni di carriera. Costui è essenzialmente conosciuto con lo pseudonimo di Biosphere. Dati gli attributi caratteriali del personaggio in questione difficilmente ha senso attendersi qualche eccentrica idea da lui voluta per commemorare la ricorrenza.

Geir Jenssen, classe 1962, proveniente per l’esattezza dalla città di Tromsø, nel 1991 diede inizio alla sua carriera solista utilizzando lo pseudonimo che lo fa riconoscere unanimemente nel mondo della musica, quello di Biosphere.

Ad inizio anni ’90 Jenssen decise di rintanarsi nuovamente presso la sua città norvegese a seguito di un tira e molla con la sua precedente band synth folk chiamata Bel Canto e scritturata in Belgio. Ne susseguì la pubblicazione di The North Pole By Submarine dove Jenssen, nel 1990, sotto ancora però il nickname Bleep, evirato da vincoli discografici, si riallacciò definitivamente al genere elettronico e, nello specifico, in questa pubblicazione, appare molto ancorato alla ritmica dell’elettro e della progressive dance.

Da quel momento in poi e con la successiva nascita dello pseudonimo Biosphere l’anno successivo, nel 1991, Jenssen intraprese la strada che per i tre decenni successivi ha contribuito a farlo divenire un punto di riferimento per gli artisti e gli appassionati del genere ambient. Si perché è questo il genere madre che in primis identifica quello che Biosphere o Glen Jenssen, che dir si voglia, hanno regalato dal 1991 in poi.

Sciolinando la discografia di Biosphere ci si ritrova dunque tra le mani ben diciannove album di tracce inedite più album dal vivo e varie colonne sonore per film e raccolte a nome Glen Jenssen stesso. Sarebbe impensabile approfondire in un solo articolo ognuno di questi lavori ma è senza dubbio doveroso citare quelli più significativi tra gli ammiratori ed i critici.

Microgravity, 1991

Nel 1991, come detto, viene pubblicata la genesi della musica di Biosphere tramite l’abum Microgravity.

Microgravity è ad oggi un cult della musica elettronica in toto pur non essendo ancora direttamente accostabile al mondo dell’ambient field. Acid smussata, minimal rinfrescata da chill out e space dance portano l’ascoltare nella gravità impercettibile di un micro satellite comunicando tramite la potenza del segnale della radiogalassia Cygnus-A a settecento milioni di anni luce dalla Norvegia.

Substrata, 1997

Substrata del 1997 è il salto verso la consacrazione degli interessi di Jenssen per il genere classic ambient, rappresentando una delle pietre miliari per questo stile compositivo. Tra contemplazione della fauna, come il richiamo allo schiamazzo lontano di volatili, oppure della spensieratezza umana ottenuta tramite il chiasso di lontanissimi bambini giocosi – con alcuni campionamenti provenienti dalla celeberrima serie Twin Peaks – l’attenzione del produttore si aggancia poi verso simboli della flora ad alta quota come dimostrano le tracce dedicate a fiori simbolo della montagna come la kobresia, la poa alpina e l’uva ursi il tutto geograficamente passando per una piccola base di lodge sperduta nel lato sud del Monte Everest, in Nepal, chiamata Chukhung.

Una curiosità su Substrata è la rimasterizzazione dello stesso proposta in Substrata2 del 2001 dove Biosphere aggiunge la colonna sonora al film ucraino sovietico Man With A Movie Camera del 1927. La copertina dell’album raffigura una foto dall’alto della stazione di Taormina. Il legame molto forte tra Biosphere e l’Italia ritornerà più volte anche in altri lavori successivi.

Cirque, 2000

Il riverbero ed il suono ovattato in cui ci si potrebbe imbattere in un cirque, cioè un anfiteatro naturale generato dalle erosioni glaciali, diviene ispirazione per Biosphere nella stesura dell’omonimo album del 2000. Cirque verrà annoverato per il legame non consueto tra IDM, dub techno e drum’n’bass il tutto registrato in un ambiente profondamente low fidelty.

Dropsonde e Cho Oyu 8201m – Field Recordings From Tibet, 2007

La montagna è molto spesso protagonista nei lavori di Biosphere non fosse per il fatto che egli stesso è un praticante della disciplina della scalata alpina. Tra il Settembre e l’Ottobre del 2001 Jenssen partecipò ad una spedizione senza l’ausilio dell’ossigeno supplementare con lo scopo di conquistare il Cho Oyu (8201 m, Himalaya). Bisognerà attendere fino al 2006 con l’uscita di Dropsonde, il lavoro che fa di casa il jazz presso l’indirizzo di Biosphere, ma, soprattutto di Cho Oyu 8201m – Field Recordings From Tibet per poter apprezzare i campionamenti e le reali registrazioni figlie dell’esperienza di Jenssen nella suddetta avventura. Non è forse un caso che il secondo dei due lavori fu pubblicato direttamente sotto il nome di Jenssen senza il filtro del marchio Biosphere proprio a dimostrazione di quanto sentisse sua la conquista della sesta vetta più alta del pianeta. Cho Oyu 8201m – Field Recordings From Tibet è un esempio formidabile tra le produzioni non-music ed, in particolare, di come registrazioni realmente acquisite possano essere montate con lo scopo di realizzare un vero e proprio documentario sonoro.

N-Plants, 2011

Abbandonando per un attimo la passione di Biosphere per la montagna e gli spazi glaciali, N-Plants del 2011 rappresenta invece una parentesi che racchiude l’interesse spasmodico che Jenssen ebbe in quel periodo verso la storia del boom economico del Giappone post attacco atomico del ’45 e di come, quasi in maniera beffarda, questo Paese si sia risollevato puntando, tra le varie tattiche economiche, anche sulla stessa energia nucleare. N-Plants contiene infatti nove tracce ognuna delle quali intitolata ad una diversa centrale nucleare del Sol Levante.

L’Incoronazione Di Poppea, 2012

Se vi è mai capitato di fare un giro su di un bus pubblico in Norvegia vi sarete accorti di come la musica classica sia tanto ascoltata e popolare da convincere anche il più burbero degli autisti vichinghi a passarla nella radio del suo veicolo per ore ed ore consecutivamente intrattenendo i suoi occupanti. Biosphere non è affatto da meno rispetto questa passione e, trascorso un altro anno, nel 2012 si mostra con l’uscita L’Incoronazione Di Poppea, una versione elettronica di nicchia rivisitata dell’opera di musica classica italiana di Claudio Monteverdi.

Stromboli, 2013

Altra tappa italiana per Biosphere tramite l’esperienza vissuta in uno dei punti naturalisticamente più estremi collocati nel nostro planisfero. Il risultato è stato definito da Jenssen nel 2013 con la condivisione del singolo field recording, uscito non col nickname Biosphere, intitolato Stromboli. La piccola isola delle Eolie, per chi avesse avuto la fortuna di visitarla, porta con sé quell’aura di soggezione e fascinazione dovuta all’attività così prominente del vulcano su di un isola effettivamente molto piccola. Chiudendo gli occhi ed ascoltando le registrazioni di Janssen ci si può ritrovare con la mente lungo la salita al cratere sommitale.

Departed Glories, 2016

Rivisitare la musica folk dell’Est Europa degli anni ’30 e ’40 è stata invece la vena ispiratrice che ha dato alla luce Departed Glories. Dalla straordinaria copertina dell’album, dove viene ripresa e ammodernata a colori una foto di una sconosciuta ed impenetrabile donna armena di inizio ‘900, la musica delle tracce si proietta nell’oscurità della foresta polacca Wolski che fu sede di atroci esecuzioni sia nel Medioevo durante l’invasione dei Tartari sia durante la Seconda Guerra Mondiale da parte dei nazisti.

The Hilvarenbeek Recordings, 2018

Invitato nel 2013 al festival di arti indipendenti Incubate in Olanda, Biosphere trascorse una settimana registrando suoni nella fattoria Boerderij ‘t Schop presso il villaggio di Hilvarenbeek. Il risultato fu racchiuso nell’omonima The Hilvarenbeek Recordings, pubblicata qualche anno dopo nel 2018. Suoni che nascono dall’erba del sottobosco, passando per le faccende ed i lavori manuali degli agricoltori fino a terminare con il comunicare di gufi e pipistrelli. Tutto ciò è incastonato nel paesaggio vivido tra il crepuscolo del dì e la vita che riparte ogni mattina ripetitiva e sempre uguale giorno dopo giorno.

Ed infine anno 2021: onore alla carriera artistica sin qui regalata da Jenssen perché, come Tromsø è da molti considerata la porta d’ingresso verso il Polo Nord, la discografia del suo nativo Biosphere è la porta d’ingresso alla musica ed alla sua dipendenza verso il mondo dei suoni che risulta oggettivamente fuori dall’ordinario.

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