La Lapponia e l’incanto del Natale

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Il ricordo di due meravigliosi viaggi mi lega a questa magica terra. Il primo compiuto tanto tempo fa nella stagione estiva, per ritornarci molti anni dopo d’inverno. Ed è proprio nel periodo invernale che questo territorio vive il suo momento più suggestivo, regalando quelle emozioni tipiche del Natale bianco e scintillante, entrato ormai nella tradizione e nell’immaginario collettivo di tutte le culture.

Quando parliamo di “Lapponia” in senso generico, ci riferiamo ad una regione geografico-culturale abitata dalla popolazione Sami e comprendente parte dei territori settentrionali di Norvegia, Svezia e Finlandia, nonché della penisola di Kola, in territorio russo. La maggiore estensione della Lapponia si trova all’interno del circolo polare artico, tra il Mare di Barents a nord, il Mare di Norvegia ad ovest ed il Mar Bianco ad est. Se invece si vuole far riferimento alla regione amministrativa della Lapponia, si distingue la parte più settentrionale dello stato finlandese.

La città più importante della Lapponia è senza dubbio Rovaniemi, capoluogo dell’omonima regione finlandese, tipico esempio della selvaggia bellezza nordica e crocevia di numerose leggende che affondano le radici nei fenomeni naturali, come il sole di mezzanotte e le aurore boreali.

Uno scenario così aspro ed affascinante non poteva che ispirare storie di spiriti, di folletti e di sciamani, che durante la lunga notte invernale dovevano servire soprattutto ad allietare le ore di adulti e di bambini, in attesa della luce primaverile.

Rovaniemi è solitamente indicata all’interno del circo polare artico, anche se in realtà la città è situata poco più di 6 chilometri al di sotto del cerchio immaginario. Le colline del suo territorio sono perennemente imbiancate nella stagione fredda, mentre si presentano di un verde intenso e luminoso nel periodo estivo. Come tutto il resto della Finlandia, anche il territorio di Rovaniemi è molto ricco di acqua, trovandosi alla confluenza del fiume Kemijoki e del suo affluente Ounasjoki.

Sull’etimologia del nome vi sono due diverse ipotesi: se si segue l’origine lappone, deriverebbe da roavve che in lingua Sami è traducibile con collina boscosa; se si opta per il legame finnico, si rifarebbe al termine rova che vuol dire roccia oppure cumulo di pietre.

Nella città di Rovaniemi, a seconda dei periodi dell’anno, il sole può rimanere per interi mesi al di sopra oppure al di sotto dell’orizzonte, generando incredibili fenomeni, esclusivamente visibili a quelle latitudini. Nei mesi estivi, tra la fine di maggio e la fine di luglio, è possibile veder splendere il sole di mezzanotte, anche se il cielo deve essere particolarmente terso e libero da nuvole. Nel periodo invernale, è possibile ammirare un fenomeno, a mio avviso, ancora più spettacolare, quello dell’aurora boreale, quando il cielo irradia onirici bagliori di diverse sfumature di colori, in prevalenza verdi e violacee, resi ancora più brillanti dal riverbero del manto nevoso che ricopre l’intera regione. In realtà, l’aurora boreale costituisce un fenomeno ottico, causato dall’interazione di particelle cariche (protoni ed elettroni) di origine solare con la ionosfera terrestre. Il modo in cui si manifestano i fenomeni di “aurora boreale” sono decisamente variabili: archi e brillanti raggi di luce si irradiano a 100 km sopra la superficie terrestre, estendendosi lungo il campo magnetico per centinaia di chilometri. Il fenomeno dell’aurora boreale è visibile in prossimità dei poli magnetici della Terra, il polo nord ed il polo sud, con le loro notevoli differenze geografiche. Il primo, infatti, è costituito da acqua ghiacciata, circondato dalle estremità settentrionali del blocco euroasiatico ed americano,  mentre il secondo si trova al centro di un vero e proprio continente, l’Antartide. Nelle altre zone del globo la possibilità di ammirare l’aurora boreale è decisamente limitata e può capitare in periodi di intensa attività solare, quando il campo magnetico interplanetario interferisce in maniera più significativa con il campo magnetico terrestre.

Un altro aspetto interessante del fenomeno consiste nel fatto che nelle lunghe notti invernali artiche, contemporaneamene all’apparizione dei bagliori nel cielo, è possibile ascoltare uno strano sibilo, ossia una sorta di suono elettrofonico, la cui origine deve essere ricollegata alle perturbazioni del campo magnetico terrestre.

È curioso notare che nella lingua finlandese, il termine per indicare aurora boreale è revontulet, letteralmente traducibile con l’espressione “fuochi della volpe”.

Tale denominazione deriverebbe da un antico mito, secondo il quale l’aurora boreale o “luci del nord”, come tale fenomeno viene comunemente chiamato nei Paesi artici, sarebbe determinato da una volpe magica. La leggenda vuole che una volpe, essendo in forte ritardo per poter partecipare al consueto festival invernale, corresse molto rapidamente tra le montagne innevate, quando vinta dalla spossatezza, si stancò di tenere la coda ferma verso l’alto. Andò a finire che, ad ogni passo, la coda della volpe, urtando contro la neve, determinasse le scintille luminose che, innalzandosi verso l’alto, fossero in grado di creare l’effetto ottico dell’aurora boreale.

Un’altra credenza antica del popolo Sami, di tradizione spiccatamente animistica, metteva in guardia coloro che potessero ammirare il fenomeno dell’aurora boreale dal non fare confusione, applaudire o fischiare, in quanto ogni eventuale rumore di troppo avrebbe potuto disturbare gli spiriti del cielo, con conseguenti effetti negativi sui malcapitati. Ancora oggi, seppure queste superstizioni siano state ufficialmente superate, la popolazione locale conserva l’abitudine di osservare in silenzio lo spettacolo delle luci del cielo e le guide turistiche raccomandano di fare lo stesso ai turisti, con il pretesto di raccontare l’antica storiella.

In alcuni racconti mitologici nordici l’aurora boreale è addirittura associata alla fertilità e si dice che i bambini che vengano concepiti, quando si sta verificando tale fenomeno, saranno protetti da una buona stella durante la loro esistenza.

Al contrario, per alcune tribù celtiche e sassoni, l’aurora boreale era un segno nefasto che presagiva tremendi spargimenti di sangue. Questa credenza si spiega anche con il fatto che, a latitudini più basse, quelle appunto dell’Europa centrale, i colori luminosi del fenomeno dell’aurora boreale, visibile molto più raramente, assumono una tonalità complessiva più rossastra, richiamando così i segnali del pericolo e della sventura.

Si racconta, a tale proposito, che nel 1789, alcune settimane prima della Rivoluzione Francese, in Scozia ed in Inghilterra, fossero state avvistate molteplici luci rossastre nel cielo, segno dell’imminente carneficina.

La città di Rovaniemi è diventata celebre, perchè ormai nell’immaginario collettivo è considerata il luogo di residenza di Babbo Natale, o Santa Claus, per la cui origine del mito rimando all’articolo pubblicato lo scorso anno ed a siti più specifici sul tema. Ma come è nato questo legame tra la capitale della Lapponia ed il personaggio che tutti gli anni ispira le fantasie dei bambini ed, in un certo senso, anche quelle degli adulti? A soli 8 chilometri dalla città sorge, infatti, il Santa Claus village, dotato di un vero e proprio ufficio in cui dal 1985 Babbo Natale riceve i visitatori di tutto il mondo. Rovaniemi deve parte della sua fortuna ad un evento casuale, quando nel 1886 la rivista americana Harper’s Bazar pubblicò un’immagine, secondo la quale il misterioso benefattore di rosso vestito, Babbo Natale appunto, viveva proprio al Polo Nord, nel cirolo polare artico finlandese.Dopo la seconda guerra mondiale, in cui Rovaniemi fu distrutta dai bombardamenti, vi fu la visita nel 1950 da parte di Eleanor Roosvelt, la vedova del presidente statunitense, che si era recata ad Helsinki per controllare l’andamento della distribuzione dei fondi del piano Marshall.

Alla ex first Lady fu costruito a tempo di record un cottage nella remota cittadina lappone, divenuto poi meta dei pellegrinaggi turistici della popolazione locale e, di seguito, sapientemente inglobato nell’ampio progetto del “parco natalizio”, realizzato negli anni Ottanta del secolo scorso. A questi elementi se ne può aggiungere un altro parimenti significativo: il grande architetto Alvar Aalto, nel pianificare la nuova pianta della città di Rovaniemi, semidistrutta dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, ideò uno schema della città che ricordasse la forma di una renna, l’animale simbolo dell’intensa attività dispensatoria di doni da parte dell’instancabile Santa Claus.

A proposito delle renne, i simpatici animali così legati alla tradizione natalizia, la Lapponia e, più in generale, l’intero Circolo Polare Artico costituisce proprio il loro habitat naturale.  Come è noto, secondo la tradizione, la slitta di Babbo Natale sarebbe trainata da renne volanti. I loro otto nomi comparvero per la prima volta nel 1823 nella poesia A Visit from St. Nicholas, pubblicata in forma anonima, ma attribuita ufficialmente a Clement Clark Moore, anche se una corrente minoritaria ritiene che sia stata composta da Henry Livingston Jr.. Successivamente fu aggiunta alla compagnia anche la renna Rudolph, non presente nell’opera originaria. Nel territorio di Rovaniemi vi sono numerosi allevamenti di renne dove si organizzano indimenticabili safari attraverso i boschi innevati, per condividere alcuni momenti della vita quotidiana della popolazione autoctona e per cercare di avvistare qualche intenso bagliore dell’aurora boreale.

Oltre alla renna, l’altro magnifico esemplare di animale, protagonista degli scenari nordici, è l’husky, il cane che assomiglia tanto ad un lupo, famoso per la sua intelligenza, forza e generosità. Se si preferisce un itinerario in slitta più lento ed a volte capriccioso, è preferibile affidarsi al traino delle renne; se, invece, si opta per un’avventura più veloce, dinamica ed elettrizzante, sicuramente l’husky si mostra maggiormente all’altezza della situazione.

Posso assicurare, per testimonianza personale, che addentrarsi in pieno inverno a bordo di una slitta di legno nelle foreste innevate, è un’esperienza magica che rappresenta quasi una specie di percorso spirituale.

Nonostante vengano prese tutte le precauzioni necessarie, come dotare i visitatori di adeguate tute isolanti per ripararsi da temperature che possono arrivare anche a -30°, tanto da farti sembrare un astronauta o un subacqueo, l’emozione di entrare in contatto con un paesaggio così estremo, selvaggio ed incontaminato non cambia.

Il luogo è affascinante in tutta la stagione invernale, non solo nel periodo natalizio. Io ho avuto la fortuna di visitarlo in febbraio, un mese forse più propizio per godere di qualche ora di luce in più, rispetto all’oscuro dicembre.

Nel villaggio di Babbo Natale vi è un grande parco dedicato al tema della festa più attesa dell’anno, con attrazioni che aumentano di anno in anno, in relazione anche ai fondi di investimento disponibili. Purtroppo, nella stagione invernale 2020/21, in un’Europa così devastata dalla pandemia da covid-19, il parco non potrà diffondere la sua magia ed il suo messaggio di speranza.

Uno dei luoghi più suggestivi del villaggio è la cosiddetta Caverna di Babbo Natale, un parco tematico al chiuso sulle testimonianze dei festeggiamenti natalizi, così come avvengono in tutte le parti del mondo, visitabile a bordo di un pittoresco trenino.

Durante il percorso si incontrano le preziose ed impressionanti statue di ghiaccio, opere di artisti provenienti da ogni parte del globo.

La capacità imprenditoriale finlandese ed internazionale ha saputo arricchire il parco di altre attrattive tipicamente turistiche, come il ristorante scolpito interamente nel ghiaccio (ice restaurant and ice bar), oppureil soggiorno a forma di igloo, con ampie vetrate (Glass Resort) che consente ai visitatori di ammirare direttamente dal tepore della propria stanza i colori del cielo artico.

Come abbiamo accennato prima, un altro fenomeno suggestivo che caratterizza il territorio di Rovaniemi e dell’intera Lapponia è il “sole di mezzanotte”.

Nella zona compresa nel circolo polare artico, il sole rimane al di sopra dell’orizzonte per un periodo completo durante il solstizio d’estate, il 21 giugno. Tuttavia, il fenomeno può essere osservato durante circa un mese, dai primi di giugno fino alla prima decade di luglio, a causa della leggera inclinazione dell’asse terrestre e della rifrazione della luce solare.

Da metà maggio a metà agosto è, comunque, un tripudio di luce, in quanto il sole, pur tramontando, risorge dopo un brevissimo periodo di assenza, in cui però il buio non riesce mai a prevalere, lasciando sempre una luminosità simile all’alba o al crepuscolo. Il mese migliore per visitare i territori situati alle latitudini artiche è senza dubbio giugno, seguito da luglio (non a caso per tradizione nei Paesi scandinavi la festa di mezza estate è celebrata nell’ultima decade del sesto mese), mentre agosto è già considerato la porta dell’autunno. Il fenomeno opposto al “sole di mezzanotte” è quello della “notte polare”, quando per alcune settimane l’astro del nostro sistema non sorge mai e le tenebre regnano sovrane. Ciò avviene tra novembre e febbraio a latitudini superiori agli 84°33”, mentre in altre località, come la stessa Rovaniemi, il giorno si illumina di poche ore di luce crepuscolare.

È superfluo ribadire che eventi astronomici così estremi, come il sole di mezzanotte e la notte polare, sono godibli soltanto dalle popolazioni o dai visitatori occasionali dell’emisfero boreale, nei Paesi finno-scandinavi, in Russia, in Groenlandia, in Alaska ed in Canada, mentre non è osservabile nell’emisfero australe, in Antartide, dove vi sono soltanto avamposti di ricerca, ben sigillati e vincolati alla propria attività scientifica. Inoltre, a causa dela rifrazione solare, il fenomeno del sole di mezzanotte può essere ammirato anche in territori posti al di sotto del circolo polare artico, come l’Islanda.  

La città finlandese di Rovaniemi dista soltanto poco più di 700 chilometri da Capo Nord in Norvegia, un promontorio, classificato come falesia, che si trova sulla punta dell’isola di Mageroya, il punto considerato come il più settentrionale del continente europeo, scoperto nel 1553 da Richard Chancellor, durante la spedizione per la ricerca del mitico “passaggio a nord-est”. In realtà, gli esploratori hanno stabilito che il vero Capo Nord si trova a circa tre chilometri ad ovest rispetto a quello ufficiale, sporgendo di poco più di un metro e mezzo più a nord. Quest’altro promontorio, sempre situato nella parte settentrionale dell’isola di Mageroya, ha un nome molto più complesso e turisticamente poco spendibile, Knivskjelloden, derivante dal termine norvegese che significa “coltello”, per un mollusco molto diffuso su quel territorio che presenta appunto una forma molto simile al coltello.

La località di Capo Nord, trovandosi decisamente più a nord di Rovaniemi, offre la possibilità di ammirare il sole di mezzanotte per un periodo dell’anno più lungo, cioè dalla metà di maggio alla fine di luglio, mentre non soffre del buio ininterrotto della lunga notte polare, perchè illuminata nei mesi invernali da una flebile luce crepuscolare. L’isola di Mageroya è collegata alla terraferma da un modernissimo tunnel sottomarino. Lungo il pendio del promontorio, si trova la North Cape Horn, una formazione rocciosa dove sono stati ritrovati i reperti di un antico e misterioso sito sacrificale adoperato dalla popolazione Sami.

Come tutti i luoghi resi famosi dalle proprie particolarità, anche Capo Nord ha vissuto un’intensa affluenza turistica, soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso, diventando il luogo ideale per le mete on the road di gruppi di motociclisti e di giovani esploratori in genere. Tra l’altro, le temperature relativamente miti, in considerazione della latitudine, a causa della Corrente del Golfo, ha consentito lo sviluppo di numerosi villaggi in quel tratto di costa nordica.

Le temperature invernali medie di Capo Nord oscillano tra i -3° ed i -15°, decisamente superiori a quelle che si registrano alle stesse latitudini in Groenlaandia, Canada, Alaska e nella Siberia continentale.

Se si dimentica la grande struttura turistica, poco adatta ad una località così selvaggia, formata da un edificio che comprende un ristorante, alcuni negozi di souvenir, una sala cinematografica e sale adibite a mostre varie, lo scenario è molto suggestivo sia nella stagione estiva che in quella invernale.

Una galleria interamente scavata nella roccia porta il visitatore in una grande sala provvista di una grande vetrata.

Da qui, nei giorni nitidi della stagione estiva è possibile ammirare il sole immobile ed adagiato sull’orizzonte, in un eterno dies senza tramonto, mentre nei mesi invernali una tenue luce crepuscolare o albeggiante, a seconda delle specifiche sensibilità di ciascuno, è preludio dell’inevitabile risveglio.

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