Gommalacca e Scritture Vegetali: incontri virtuali di fine secolo

Ho sentito (ho sentito, shock in my town) urla di furore
Di generazioni, senza più passato (Velvet Underground)
Di neo-primitivi
Rozzi cibernetici, signori degli anelli
Orgoglio dei manicomi Shock in my town (shock in my town)
Velvet UndergroundHo incontrato (allucinazioni, shock in my town) allucinazioni
Stiamo diventando come degli insetti, simili agli insetti
Nelle mie orbite si scontrano tribù di sub-urbani
Di aminoacidi (di aminoacidi) Latenti shock (shock addizionali, shock addizionali)
Sveglia Kundalini (sveglia Kundalini, sveglia Kundalini)
Per scappare via dalla paranoia
Mescalina (come dopo un viaggio con la mescalina che finisce male)

Franco Battiato e Manlio Sgalambro da “Shock in My Town” (Gommalacca 1988)

Simili ai nostri
sono i modi della sua mente,
le sue meditazioni sulle conchiglie e quelle

musicali sulle sonorità degli imenotteri
fra i brusii e le tenerezze dei venti,
e i tremori e gli urti
della loro violenza.
E con lentezza
Abbiamo calcolato i passaggi
delle scricchiolanti comete.

Pierluigi Bacchini da “Affreschi” (Scritture Vegetali 1999)

Mi è capitato oggi di riascoltare Shock in my town e all’istante mi sono balzati in testa i versi di Affreschi di Pier Luigi Bacchini, uno dei miei poeti preferiti assieme a Luciano Erba e Sandro Penna. Ed è stato impossibile non notare che i due lavori sono usciti quasi contemporaneamente, quasi per un principio junghiano di “sincronicità”: «un principio di nessi acausali» che consiste in un legame tra due eventi che avvengono in contemporanea, connessi tra loro, ma non in maniera causale, cioè non in modo tale che l’uno influisca materialmente sull’altro; essi apparterrebbero piuttosto a un medesimo contesto o contenuto significativo, come due orologi che siano stati sincronizzati su una stessa ora.

Ho voluto allora mettere in piedi quell’incontro sincronico tra musica e poesia, fra il Franco Battiato (e lo Sgalambro) di un lavoro importante come Gommalacca (Polygram 1998) e il Pier Luigi Bacchini di Scritture Vegetali (Mondadori, collana “Lo Specchio” 1999).

Uscite quasi in simultanea appunto, sono opere che si aprono all’ascolto come perfetta incarnazione della “pre millenium tension” del periodo, presagendo il ruolo cruciale della scienza anche nello sviluppo delle discipline “umane”. La scienza come strumento indagatore, stavolta, delle relazioni tra anima e materia.

Un incontro mai avvenuto fisicamente eppure parallelamente avvenuto con sorprendente precisione. Separatamente e in assenza, come si fa oggi.

Se in Battiato è forte l’elaborazione della Cultura in chiave Pop, dal cyber punk alla metafisica, in Bacchini sento dominare l’elemento ascetico estratto dal mondo biologico e “servito” nel quotidiano.

Un nuovo linguaggio scientifico.

In questo poeta si realizza finalmente un rinnovamento glossologico e gnoseologico legato a doppio filo col suo retroterra scientifico: elevato senza distacco, umano e caldo pur in un perfetto catalogo.

Un linguaggio scientifico nuovo nell’applicazione: nella volontà di introspezione.

Impresa che, cominciata nei primi anni sessanta, raggiungerà il completamento in “Canti Territoriali” (Mondadori 2009) e con le poesie successive.

LAVORO LAVORO

Le persone inchiodate nei loro cappotti –
in stanghe di luce, cristalli
lungo le stazioni.
……..Teste scosse
sul treno. E l’aurora

con emissioni cromatiche, frange, finte
esplosioni d’arancia,
nubi sbranate.
Tra pali neri. Alcune teste
sugli schienali.

Ma vi sono indimenticabili giorni nella vita

quando si vive
a livello biologico
. Come la donna,
che teneramente fa tremare anche i vecchi,
che raccattano spremute ghiandole germinali.

Da “Contemplazioni meccaniche e pneumatiche” (Mondadori 2005)

L’altra faccia della musa è la mossa di Battiato, sempre capace di letture temporali inesorabili da “Fetus” in avanti. L’affiatamento con Sgalambro necessitava di essere sospinto, stavolta, da un potente vento electro-wave.

E chi se non Marco Castoldi, anima dei Bluvertigo? Quelli di Acidi e Basi (Sony 1995) e Metallo non Metallo (Sony 1997)…

Conosciuto come Morgan, già affermava che: “Ci sono dei legami tra la musica pop e la chimica. Il pop è quel genere che permette di assemblare elementi, elementi chimici in questo caso, e  di  creare delle molecole, a questo punto si possono prendere dei gas nobili, si può prendere qualsiasi tipo di atomo e costruire delle molecole”.

Il carisma di Battiato qui si rinnova digitalmente, senza la minima ombra. Il lavoro è la sintesi tra la sua imponente storia e la curva la cui singolarità converge appieno nell’era di Pro Tools.

Come in Auto da fè: splendida.

Capacità di visione e ricerca.

C’è un dato di fatto. Se fosse per il solo linguaggio non saremmo di fronte ad opere di assoluto pregio.

Di sicuro entrambi gli autori scavano nella psiche alla ricerca delle doti che furono dei profeti prima e dei poeti poi: la visione e l’umana tensione per il catturarla.

Tra rumorosi campionamenti e delicati archi Sgalambro introduce recitando in Shakleton, inno all’esplorazione: “Una catastrofe psicocosmica mi sbatte contro le mura del tempo. Vigilo nel sonno, vigilo. Sentinella, sentinella, che vedi? Una catastrofe psicocosmica contro le mura del tempo”.

Sembra proprio un verso estratto da Scritture Vegetali.

Io ridico parole con il grido
di cetacei tornati dall’oceano

o col loro silenzio di mandrie
……………………arenate sulla spiaggia –

le ascolto inconsapevole,
risalite dagli umidi secreti, filtrazioni
………………….lungo lo speco
tiepido del midollo.

………………..E molte molecole mi nutrono
ogni giorno, dalle mille evoluzioni
radiazioni sperdute, piante morte
e comete polverizzate –

da “Il mio Strumentario”

L’introspezione come fine

Linguaggio e vocazione non girano a vuoto. Bacchini e Battiato-Sgalambro puntano diritti a cuore della questione. Puntano decisi alla profondità dopo aver blandito la superficie.

Un apparato elettrico ed elettronico cala pesante sull'”impero delle parole“, sulla “distinzione tra il bene e il male“, sulla “ripida discesa dal cielo alla terra“… Battiato non pare arretrare, anzi cavalca l’onda dirigendo il timone verso quell’Atlantide che 10 anni dopo tornerà a raccontare :Fu quello che fu è la rappresentazione dell’introspettivo intento originale.

Qui una significativa distinzione. Se Battiato è immerso in una logica platonica e ci parla di meditazione e reincarnazioni, Bacchini indaga saldo nelle profondità mistiche della cultura occidentale.

Già nella raccolta Distanze fioriture del 1981 pose una pietra miliare (Considerazioni su un masso) su cui poggiò tutta l’evoluzione successiva. Una spiritualità intensa, ecologicamente immersa nei luoghi a noi usuali: non cerca fughe ad oriente, una concretezza tale da risultare stringente.

Se Battiato vola tra le costellazioni, lui scava tra la vegetazione bassa dei boschi, sporcandosi le mani.

Visioni complementari all’interno delle quali emerge chiaramente una peculiare comunanza innovatrice: nei tempi, negli intenti, nel linguaggio e negli sforzi. Una inconsapevole complicità fra Musica e Poesia proprio allo scadere del “secolo breve”.

Chissà quali parole si sarebbero detti, Bacchini e Battiato, prendendo un tè al Caffè de la Paix

…la vegetazione ti ricopre
come una tomba. Sosti
in silenzio. Di te
so che sei l’impalcatura del mondo.
So che sei la memoria del mondo, graffita.

“Considerazioni su un masso” (1981 Distanze fioriture)

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