Il Bianco Natale di Barabba: la musica d’autore si fonde con l’elettronica

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

Così iniziava Anna Karenina del grande Lev Tolstoj. Ma il leggendario narratore russo non si riferiva certo alle famiglie riunite nel giorno di Natale: quelle sono tutte infelici e, sì, sono tutte uguali.

L’irrequietezza agita i miei simili; una sorta di inedita tristezza che si accompagna a una smania, una torbida cupezza, una litigiosità capziosa, non di rado violenta, ma soprattutto aspramente angosciosa. Quando il Natale si approssima, l’infelicità si scatena su tutta la terra, invade gli interstizi, ci si sveglia il mattino con quel sentimento, discontinuo durante tutto l’anno, che vivere a questo modo pare intollerabile, forse disonesto, una bestemmia.

Se ce ne fosse bisogno, l’incipit tratto da Il presepio di Giorgio Manganelli chiarisce meglio di cosa stiamo parlando.

E se quest’anno non dovesse bastare il Covid, a graziarci da cenoni e pranzi di Natale, interminabili e indigeribili, allora ci viene in aiuto Barabba, col suo Bianco Natale alternativo.

Il progetto è di quelli permeati di mistero: una densa nebbia da noir in bianco e nero che avvolge le poche informazioni a disposizione su questo trio, si dipana sull’asfittico panorama della musica contemporanea italiana, proponendo un rischioso miscuglio di elettronica con la canzone d’autore.

L’unico brano per ora rilasciato è proprio Bianco Natale, la descrizione dell’incontro tra l’oscuro personaggio di Barabba e un altrettanto misterioso Babbo Natale, carico di buste e doni; una figura ambigua sospesa tra il vecchio pacioccone dalle gote rosse e la barba bianca, tanto caro all’iconografia occidentale, e qualcosa di più sottilmente inquietante ed eversivo.

La musica è prettamente elettronica, ma toglietevi dalla testa trap, house o altre parolacce: con Barabba siamo pienamente nel territorio della musica d’autore.

La base è minimale, una batteria elettronica appena accennata e un giro di basso, sintetico e ipnotico; su tutto si staglia una voce bassa e cavernosa, al limite del talkin’ blues, che declama versi minacciosi e sarcastici:

Primo, secondo, bollito, arrosto
Poi un amaro per mettersi a posto
Il bue, l’asinello, i pacchi, i doni
Trisavoli invocati fino a tre generazioni.

Sembra quasi di ascoltare il Nick Cave del suo capolavoro Murder Ballads, specie quando a metà il pezzo cambia atmosfera, con un sibilo da rasoio impazzito che alza i toni, un po’ come accadeva nella bellissima Stagger Lee del cantautore australiano.

Il ritmo si fa più sostenuto, un piano elettronico sottolinea le suggestioni spettrali e la voce si lancia quasi in un rap, declamando l’inquietante lettera di Natale di Barabba. Ma è un rap nobile, nello stile radicale di ensemble storici come i Public Enemy e gli esordi di Frankie Hi-Energy.

Insomma, la musica di Barabba è sospesa tra pulsazioni downtempo, suggestioni urbane noir e concrete, ma anche atmosfere più affini al punk e alla new wave dell’inizio degli anni Ottanta, che non alla scena contemporanea.

Del progetto Barabba – come detto – sappiamo poco. Dietro il moniker si celano Jonathan Iencinella, Riccardo Franconi e Nicola Amici e una grafica ricercata e perfettamente in tema con il mood generale. Il videoclip ufficiale intanto è arrivato ed è qualcosa di visionario, ovviamente. Lo trovate più sopra in quest’articolo.

Non resta che aspettare, dunque, e ogni curiosità sarà esaudita; nel frattempo Bianco Natale in versione Barabba, con buona pace di Bing Crosby, ci pare la colonna sonora più adeguata ad apprestarci alle festività che chiudono un anno come quello appena passato.

E per sapere cosa contengano le buste di Babbo Natale e se la letterina di Barabba sarà ascoltata.

Barabba
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Testo: Andrea La Rovere

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