N.A.I.P.: all’improvviso un genio

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Se fossimo stati su TV8 e se il noto programma di Enrico Papi si fosse chiamato “indovina la città”, son sicuro che guardando N.A.I.P. negli occhi gli avrei associato Bologna. Una scelta dettata da quell’aria da studente di discipline umanistiche con un maglione sformato su un paio di jeans e con quell’occhio strizzato che dice incessantemente: “io sono diverso”. Da notare che, tra gli studenti delle discipline umanistiche, l’io sono diverso è come il tic per Nadal: un modo per mettere in ordine quel disordine che tutti hanno, per placare quell’esigenza di essere –nella maggior parte dei casi si tratta di “apparire” –  diverso dalle centinaia di diverse figure irraggiungibili che studiano; un modo per provare a trovare una soluzione a quell’ansia del conformismo che sbaglia interpretazione e che fa diventare, la stragrande maggioranza, promotrice del conformismo dell’anticonformismo. Bene, ma N.A.I.P. in tutto questo dove sta? Michelangelo Mercuri non sta molto lontano, sta nell’eccezione.

29 anni, calabrese di nascita e bolognese d’adozione, si presenta al mondo con il nome del genio dei geni: Michelangelo. Nel campo artistico lo cambierà in N.A.I.P (Nessun Artista In Particolare) e questo non è un caso, ne siamo sicuri. Uno pseudonimo geniale, tanto quanto era genio il “vero” Michelangelo.
N.A.I.P. appare alle audition di X Factor con il brano Attenti al Loop, canzone che gli fa ottenere quattro si e che lo indirizza verso la sua continua ascesa che ancora non si è fermata e che lo ha portato nei giorni scorsi alle finals. Mika lo definisce un artista e lo allontana dalla definizione di “eccentrico” che spesso gli viene associata. Non ne capiamo il motivo, le due cose possono convivere pacificamente e, soprattutto, l’essere eccentrico lo potrebbe aiutare molto nella vita artistica. Ma non spetta a noi dirlo. E comunque un po’ eccentrico lo è, quindi come non detto.

Cosa ha e cosa fa N.A.I.P. di così diverso rispetto alla massa? Tutto? No, non proprio tutto. È più facile dire che è la massa che non fa, da tempo, nulla. E quindi ogni cosa diversa appare geniale per differenza, perché la monotonia si rompe per un secondo o poco più. È così che funziona? Non funziona così? Difficile dirlo. Sicuramente è un artista poliedrico con molta cultura, attento ai dettagli, ironico e quant’altro, ma di sicuro non è il Michelangelo della musica (N.B non si è mai accostato a tale figura mistica, è tutto frutto della mia penna).  Sa creare, sa ballare, sa ascoltare e contrattaccare, sa – più o meno – cantare. È uno show-man adatto per un tipo di teatro che ancora in Italia non c’è; è come Google in un mondo senza motori di ricerca, a differenza che nel suo caso il mondo è l’Italia: una piccola parte costituita da 60 milioni di abitanti che non ha ancora sperimentato quello che il resto ha già provato in diversi modi. E questo non è un male se non fosse per il fatto che, così facendo, le aspettative si alzano molto.  Le “cover” di Amandoti Ancora e di Bla Bla Bla di Gigi DAG ne sono la prova.

Insomma, sicuramente N.A.I.P è diverso, ha delle possibilità di vincere X-Factor e, probabilmente la scelta di partecipare a un talent del genere è stata pure strategia, ma non è da X Factor. Lo è Blind, lo era Suor Cristina (mmh, forse quello era The Voice) ma di sicuro non lo è lui. Avete presente le critiche che vengono fatte a Manuel Agnelli? Quel continuo “incoerente” che gli viene associato a causa del suo “personaggio” in netta contraddizione con la mercificazione forzata televisiva? Ecco, nel versante opposto, tra i concorrenti, si potrebbe fare lo stesso discorso con N.A.I.P. Pensa a un partecipante di un talent e collocalo nel contesto attuale, poi fai il paragone, tira le considerazioni e associa a N.A.I.P la seguente variabile: è perfetto per ogni mondo tranne per quello musicale concepito, approvato e diffuso da X-Factor; il mondo della mercificazione senza pudore e senza scrupoli, promotore dell’anti-qualità e sfruttatore dell’informatività del soggetto. Finita quest’ultima finisce lui.

A riguardo: i Melancholia hanno fatto esibizioni sublimi, meritavano di continuare a discapito di N.A.I.P e son stati la prova di quanto detto finora su un talent che ti concepisce solo come merce, come un osso da spolpare. Quel che resta di loro, almeno mediaticamente, è l’ipotetica sfuriata della frontman del gruppo nei confronti di un giudice durante l’ultima esibizione. Questo è il mondo dei talent, questo è quello che propone l’attuale fonte di musica live principale. Questo è dannoso.

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