“London Calling”: dieci canzoni per (ri)scoprire Londra

Scoprire Londra tramite poche, semplici e selezionatissime mosse sonore: una breve guida turistica a suon di note del gusto londinese per viaggiatori e ascoltatori seriali

Cercare di catturare l’essenza di una città come la cosmopolita e caotica Londra in appena una decina di pezzi appare come una vera e propria Odissea all’interno dello sconfinato panorama musicale made in UK. Tuttavia, vista l’impossibilità materiale di poter fisicamente prendere un volo casuale verso le mete più disparate, vale la pena tentare questa impresa. Inoltriamoci, allora, nei meandri della produzione britannica contemporanea, vivendo da remoto queste selezionatissime vibrazioni sonore direttamente sulla nostra pelle.

Passeremo, quindi, tra le impolverate atmosfere vintage di Brick Lane, nel caos tipico di Camden Town, e ammireremo le lanterne rosse e i profumi di Chinatown arrivandodalla Central line di un’affollatissima Tube partendo da Notting Hill Gate. Se la vostra intenzione è quella di farvi rapire dalle atmosfere puramente british di una Londra poliedrica ed eclettica questi sono i brani per voi, una breve ma intensa guida acustica per vivere l’attitudine londinese attraverso le vostre cuffie.

Londra ci chiama, e noi rispondiamo a gran voce così.

The Smiths – Panic (1986)

Panic on the streets of London
Panic on the streets of Birmingham
I wonder to myself
Could life ever be sane again?

Esordisce in questo modo uno dei brani simbolo degli Smiths, band alternative rock formatasi a Manchester nel 1982. La voce dell’icona globale Morrissey e la chitarra inconfondibile del magistrale addetto alla Jazzmaster Johnny Marr ci portano, con passo cadenzato e ritmato, indietro nei primi anni ’80, facendo porre anche a noi, semplici ascoltatori di una perla di tale calibro, la stessa identica domanda: Could life ever be sane again?

Una domanda simile sorge spontanea e naturale nel pieno di una pandemia mondiale, nell’attesa nervosa verso una ripartenza. La meta che questo pezzo ci suggerisce è una città fantasmagorica come la Londra attuale, così ricca di contaminazioni architettoniche, culturali e musicali da farci girare la testa così tanto da cambiare quasi la nostra visione del mondo, quella della nostra personale idea di viaggio e forse, addirittura, quella della vita stessa. London, contenuta in Louder than Bombs del 1988, sortisce lo stesso effetto, meglio ancora se ascoltata nelle zone più alternative della città, nei pressi di Brick Lane o mangiando qualcosa tra gli internazionali stands gastronomici di Borough Market. Da non perdere è anche la soave Come back to Camden di Morrissey (You are the Quarry, 2004) ideale da ascoltare durante una passeggiata per Camden Town, magari con le prime luci dell’alba dopo una serata goliardica all’Electric Ballroom.

The Clash – The Guns of Brixton (1979)

Come può essere possibile non citare il capolavoro dei Clash, l’iconico London Calling del 1979? Album fondamentale nel florido panorama punk-rock britannico, nonché terza fatica della band di StrummerJonesSimonon e Headon, è in tutto il suo essere il ritratto sonoro della Londra dei tardi anni Settanta, quella puramente anarco-punk avvolta dall’austerity della Lady di Ferro Margaret Thatcher. La traccia di apertura, l’omonima London Calling, col suo ritmo incalzante e i suoi scenari apocalittici, getta l’ascoltatore nella tensione nuda e cruda di quegli anni e apre la strada ad un intenso viaggio musicale che percorre ogni singola traccia di questo capolavoro prototipico.

Una tappa sonora obbligata è di certo The Guns of Brixton, che guida direttamente chi l’ascolta nel quartiere periferico di Brixton, a sud della città, a cavallo tra le zone 2 e 3. Il crogiolo culturale presente nell’area e la violenza, ingrediente costante nella storia della Londra dell’epoca, sono tra i temi focali del brano, scandito alla perfezione dall’atmosfera e della ritmicità proprie del reggae giamaicano della prima ora tanto da riflettere appieno la multiculturalità dell’area della South London. Raccomandata per voi è anche la cover bossa nova dei francesissimi Nouvelle Vague.

You can crush us
You can bruise us
But you’ll have to answer to
Oh, the guns of Brixton

Babyshambles – Albion (2005)

Accantonati i Libertines per via delle sue plurime dipendenze, lo sgangherato Pete Doherty dà vita nel 2004 ai Babyshambles, band promotrice di un’indie rock essenziale ma decisamente fedele alla linea. Il primo prodotto di questo nuovo progetto di Doherty è Down in Albion, fortunato debut album della band, prodotto peraltro da Mick Jones dei Clash, costellato da diverse perline musicali come l’irriverente Fuck Forever o The 32nd of December, un brano dalle splendide e caldissime linee di basso.

La punta di diamante, però è la sua traccia numero 12, Albion, un vero e proprio inno, in acustico, ad una Gran Bretagna priva dello smalto di un tempo, avvolta in un alone di degrado non solo ambientale, ma addirittura anche intimo e personale. Un declino emozionale, insomma, che intacca come ruggine corrosiva l’essenza stessa dell’essere britannici. Le note avvolgenti dell’acustica di Doherty e la sua voce ovattata, quasi trasognata, la rendono adatta per una lunga camminata nel verde brillante di Hyde o Regent’s Park, o magari ammirando lo skyline londinese dall’alto di Primrose Hill, tra le foglie autunnali alzate dal vento in un tipico foggy day britannico, avvolgendoci con la morbidezza e l’andatura malinconica delle sue note.

Down in Albion
They’re black and blue
But we don’t talk about that

 Liam Gallagher – Chinatown (2017)

Il simbolo per eccellenza del britpop, il paladino degli anni ’90 Liam Gallagher, è tornato finalmente sulla scena in versione solista nello scorso 2017 con un album impeccabile come As You Were. Nonostante i suoi natali lo leghino a filo doppio alla città di Manchester, farsi prendere dalla sua voce nasale, a tratti lamentosa, condita dalla sua consueta ma adorabile spocchia, ci lascia immaginare le strade di una Londra di qualche decade fa, quella in pieno revival Mod tra parka, occhiali scuri e caschetti sparsi alla Lennon & soci.

Liam ci conduce così in una parte di Soho, la Chinatown ormai turistica della ristorazione orientale a prezzi da capogiro e dei boomerang di Instagram alle lanterne cinesi, ma vi è una differenza: la Chinatown di Gallagher è carica di nostalgia, quasi perduta. Vale la pena ascoltare questo pezzo passeggiando proprio tra quelle luci e quei profumi speziati, per vivere una Chinatown che non è più riconoscibile come luogo fisico, ma come un vero e proprio luogo della mente.

Take me down
Through the streets of Chinatown
Show me that you know some places

Pulp – Bar Italia (1995)

Pulp, con un album perfetto del calibro di Different Class del 1995, hanno segnato un’epoca, ovvero quella scandita dal dinamitardo passaggio della Britpop-wave. La voce puramente british di Jarvis Cocker ci teletrasporta senza indugio ancora una volta nella zona di Soho, fulcro della multiculturalità presente nel centro della vecchia Londra, un luogo dove il melting-pot è non solo una questione mentale ma una realtà concreta.

Nel caso di questo brano troviamo di fronte a noi un luogo fisico, il famoso Bar Italia al numero 22 di Frith Street, nel cuore caotico del quartiere, il pittoresco punto di riferimento per tutti gli italiani d’Oltremanica che hanno voglia di respirare l’aria di casa con un espresso di livello. Altra totalizzante chicca contenuta in Different Class è l’inno generazionale Common People, un brano dalle sonorità puntualmente brit, da ascoltare preferibilmente durante un invivibile sabato pomeriggio, sgomitando nella tonnara di persone lungo Regent’s Street mentre ammiriamo interdetti una schiera di carissime vetrine. Insomma, sentendoci così, inesorabilmente, delle persone comunissime.

There’s only one place we can go
It’s around the corner in Soho
Where other broken people go

 Paul McCartney & The Wings – London Town (1978)

Quando si parla di Gran Bretagna non si può tralasciare il lascito inestimabile dei Fab Four. In questo caso però è ideale suggerire la riproduzione di London Town, scanzonato brano del 1978 firmato Paul McCartney, accompagnato dai suoi Wings, per respirare appieno la caratteristica aria londinese.

L’ascolto ideale potrebbe consistere nel percorrere uno degli svariati ponti del cinereo Tamigi, come il modernissimo Millennium Bridge, tra la cattedrale di St. Paul e la Tate Modern Gallery, sotto la famigerata pioggerellina della Capitale. Per lanciarsi invece nella Londra beatlesiana più pura si può puntare su qualsiasi brano dei quattro ragazzi di Liverpool, preferibilmente qualcuno della produzione pre-Indi,a come Hard day’s night del 1964, premendo play attraversando le strisce pedonali di Abbey Road, davanti agli Studios, o per le strade della moda in pieno stile Sixties, come Carnaby Street.

Silver rain was falling down
Upon the dirty ground of London Town

The Kinks – Waterloo Sunset (1967)

Se vi ritrovate nei pressi di uno degli snodi ferroviari principali della città, Waterloo Station, provate ad essere lì per l’ora del tramonto, il momento perfetto per ascoltare questa ballata dai picchi rock e dall’arrangiamento pieno e complesso prodotta da una delle band storiche del rock britannico, i The Kinks, datata 1967. Waterloo Sunset è una tenera canzone d’amore, di quelle scalda cuore per eccellenza, da sentire dirigendosi verso la stazione, ancor meglio se in uno degli iconici bus rossi a due piani prendendo la linea 139 diretta a Waterloo. Sempre dei The Kinks, un altro pezzo ideale per girovagare tra i mercatini dell’usato di Brick Lane, fra l’odore di cuoio e pellame d’annata, pellicce multicolor e occhiali vintage, è certamente All day and all of the night del 1964.

As long as I gaze on Waterloo sunset, I am in paradise

Alex Turner – It’s Hard to Get Around the Wind (2011)

In questo caso non vi è uno specifico riferimento spaziale a connotare questo delizioso brano di Alex Turnermembro della band indie-garage rock degli Arctic Monkeys e The Last Shadow Puppets. Un brano dal sound avvolgente e morbido, incluso nella colonna sonora del film Submarine del 2011, ideale per le vie total white del municipio di Kensington & Chelsea, più precisamente per le stradine di Notting Hill. La struttura acustica del brano, essenziale ma piena allo stesso tempo grazie alla chitarra e alla voce calda e tendenzialmente inquieta di Turner, è adatta per accompagnarci nel tardo pomeriggio dei quartieri più tranquilli della città, tornando verso casa o verso l’hotel dopo una lunga giornata passata a scovare le chicche della città, meglio se con in mano un bel bicchierone di caffè fumante. 

Looking for a new place to begin
Feeling like it’s hard to understand

Pete Doherty – Last of the English Roses (2009)

L’irriducibile Pete Doherty ci regala ancora un’altra perla dalle atmosfere e dalle sonorità cockney nel senso più assoluto, Last of the English Roses, inclusa nel suo ottimo lavoro solista Grace/Wastelands del 2009. Questo brano è in realtà adatto ai panorami di qualsiasi città d’Oltremanica, ma a noi piace pensare che colga appieno tra le sue note la tipica personalità di questa Capitale così carica di sfumature. È un brano delicato e avvolgente come la coperta di Linus, ben cadenzato e dotato di un refrain che si attacca addosso come la pioggia su Tower Bridge.

La consigliamo, mandando in riproduzione anche l’intero album, in prossimità di attrazioni storiche della città come Trafalgar Square o Westminster Abbey, in modo che la magnificenza di questi luoghi venga enfatizzata, e cristallizzata per sempre nella luce del ricordo, attraverso la voce inconfondibile del buon Pete.

Ah sometimes you can’t change
There’ll be no place

Cat Stevens – Portobello Road (1967)

Cat Stevens ci regala un brano da passeggio ottimo per vagare tra le bancarelle del mitico mercato en plein air di Portobello Road. L’artista inglese, con questo pezzo di sola chitarra, voce e fischiettate sparse, aiuta noi turisti nel peregrinare senza meta, e con la dovuta leggerezza che solo una passeggiata per mercatini dell’usato ricchi di chincaglierie di ogni genere può donarci, tra le bancarelle di uno dei markets di culto a livello mondiale. Da non perdere.

Getting hung up all day on smiles
Walking down Portobello road for miles
Greeting strangers in Indian boots,
Yellow ties and old brown suits

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