Timidi messaggi per ragazze cifrate: un romanzo di grande umanità

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Diceva Terenzio “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”, “Sono un essere umano, non ritengo a me estraneo nulla di umano”.

Esistono situazioni umane estreme ma comunque comprensibili, attraverso le quali possiamo ritrovare addirittura parte del nostro vissuto e della nostra logica del vivere. Ci sono casi in cui l’amor proprio diventa il fuoco amico. Ci conduce ad una parzialità in cui si ergono regole di difesa che apparentemente possono sembrare logiche e giuste da chi le compie. Una sorta di buco nero, una singolarità, come si dice anche in fisica.

Il romanzo Timidi messaggi per ragazze cifrate di Ferruccio Mazzanti sebbene ambientato ad oggi, ad un fenomeno crescente nella società attuale, ricorda la storia del film Qualcosa è cambiato. Nel film il protagonista scriveva di favolose storie d’amore, mostrava la sua interiorità magnifica. Ma nella realtà non aveva il coraggio di viverle, farle accadere, per diffidenza e per paura. Chiuso in una forma di isolamento. Prevale la paura degli altri, portatori della loro verità, sempre in parte criptata. Consapevoli di come è criptata a noi stessi la nostra verità.

Nella trama del romanzo, seppure in una condizione di blocco, rimane la necessità della comunicazione verso l’esterno. La ricerca fantasmagorica di chi possa raccoglierla. Come se ne esce? L’unico sprone è la relazione per antonomasia. Il sentimento più celebrato, più destabilizzante: l’amore. Pronto a rompere il nostro guscio narcisistico. E finalmente vedere gli altri e non le loro ombre. Consentire di affrontare una tempesta con un fiore in mano, la vita. Le relazioni sono il nostro naufragio, ma di Colombo la nostra America.

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