Viaggio al centro della Terra: tra scienza e fantascienza

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Come è noto, Viaggio al centro della terra è il titolo del famoso romanzo del futurista visionario Jules Verne, autore di tanti libri a metà strada tra il genere avventuroso e quello fantascientifico, che sono stati precursori delle grandi scoperte dei decenni successivi, come Dalla Terra alla Luna.

Viaggio al centro della Terra, pubblicato nel 1864, racconta di un viaggio nelle profondità del nostro globo, antesignano del filone della ricerca dei “mondi perduti” che tanta fortuna troverà nella filmografia del secondo Novecento.

Senza addentrarci nella trama, per la quale si rimanda ai siti specifici, per l’economia della presente breve rassegna, volta a trattare dell’interno più nascosto del nostro pianeta, mi preme sottolineare che l’idea di Verne, pur presentamdo indubbi spunti di originalità, richiama illustri precedenti letterari. Alcuni racconti fantastici di Edgar Allan Poe già descrivono elementi che saranno ripresi da Verne, così come aveva fatto Giacomo Casanova nella sua opera, Icosameron, narrando di un viaggio verso il centro della Terra. Con le dovute cautele, potremmo annoverare anche il sommo poeta, Dante che nella Divina Commedia, scendendo verso l’Inferno, arriva fino al centro della Terra. Nel contesto scientifico del periodo di Verne, gli studiosi erano già al corrente delle altissime temperature che gli esseri umani avrebbero dovuto affrontare, se si fossero avventurati nelle profondità del pianeta, anche se non tutti gli scienziati erano concordi. Un intellettuale dello spessore di Verne non poteva ignorare le conoscenze scientifiche della sua epoca, ma nella stesura del testo prevalse il desiderio di rendere spettacolare e suggestivo il romanzo, piuttosto che seguire una linea di coerenza epistemologica più adatta ad un’opera saggistica.

Dobbiamo chiederci, tuttavia, cosa conosciamo realmente oggi del centro della terra, a distanza di più di 150 anni dalla pubblicazione di Verne? Attualmente non siamo riusciti ad esplorare la parte interna oltre 12/14 km dalla superficie terrestre, per cui cosa ci possa essere di preciso al centro della terra, che si trova a circa 6370 chilometri di distanza, rimane ancora un mistero, affidato in gran parte alle congetture ed ai calcoli matematici degli esperti. Vale un po’ lo stesso discorso che abbiamo fatto nell’affrontare gli abissi marini: l’essere umano conosce più particolari dello spazio che non delle profondità del pianeta che lo ospita.

La struttura della Terra

L’idea che la Terra abbia un centro deriva dalla forma sferica che già dall’antichità le era stata attribuita, quando l’abile studioso greco Eratostene, nel secondo secolo a.C., riuscì a compiere le prime misurazioni del diametro globo terrestre.

L’ipotesi che la Terra potesse avere una forma cava, o con molteplici cunicoli e caverne, così come narrato nello stesso romanzo di Verne, fu originata dalla mitologia antica, nonché richiamata ancora oggi da una certa letteratura fantascientifica e cospirazionista.

A partire dal diciottesimo secolo, grazie alle scoperte dello scienziato inglese Cavendish, il primo a dimostrare la densità e la solidità della Terra, si è riusciti a stabilire che l’interno del pianeta si può suddividere in tre livelli principali.

Il primo livello è chiamato “crosta”, cioè lo strato esterno che ha uno spessore tra i 5 ed i 75 km; il secondo è denominato “mantello”, con un’estensione fino a 2900 km dalla superficie; infine troviamo il “nucleo”, che misura un raggio di circa 3500 km, intorno al centro della Terra, a suo volta composto da due parti complementari.

Il nucleo interno sarebbe una sfera solida  di nichel e di ferro, estremamente calda e solida, con una temperatura stimata di 5400 gradi, vicina a quella della superficie del sole ed avente un raggio di circa 1200 chilometri; il resto del nucleo, quello esterno, sarebbe, invece, liquido con altissime temperature che sono dirette verso l’interno.

In considerazione  dell’impossibilità di arrivare anche solo a mille chilomteri dal centro della terra, le nostre conoscenze si basano in maniera esclusiva sulla sismologia, la scienza che si occupa dei terremoti. La precisa composizione del nucleo è ancora oggetto di numerose diatribe, potendosi dedurre solo da studi sperimentali e non da osservazioni empiriche. L’ipotesi, secondo cui il nucleo del nostro pianeta sarebbe formato da nichel e ferro, è stata ricavata dall’analisi della frequenza con cui i diversi elementi sono diffusi nella nostra zona della Via Lattea e dai dati in nostro possesso sulla formazione del nostro pianeta.

Un’altra disciplina che ci aiuta a conoscere cosa si nasconde all’interno della Terra è la vulcanologia. Alcune rocce del “mantello”, come gli xenoliti, possono arrivare in superficie attraverso la lava. Il magma, durante il suo viaggio ascensionale, trascina con sé minerali e rocce, come la peridotite e la kimberlite. La grande varietà di composizione della lava dei diversi vulcani ci fa comprendere come anche in profondità le rocce non siano omogenee.

Per gli amanti delle scoperte spettacolari, non tutto è ancora perduto. Nel suo romanzo Jules Verne immaginava che nelle profondità della Terra si potesse trovare un vastissimo oceano. A questo proposito, studi recenti hanno evidenziato che tra i 400 e i 700 chilometri di profondità vi è un abbondante quantità di acqua, come tutti gli oceani della superficie messi insieme, ma non allo stato liquido, bensì assimilata ad un materiale che si forma solo in condizioni di notevolissima pressione, la ringwoodite.

La comunità scientifica ha di fronte nuove sfide, come la straordinaria impresa di riuscire a perforare il fondo marino, avvalendosi dell’International Ocean Discovery Program, un progetto di portata internazionale che avrebbe lo scopo di arrivare fino al mantello, forando la crosta oceanica. Ciò potrebbe consentire di prelevare campioni di rocce ancora sconosciute, in grado di fare maggiore chiarezza sulla composizione del nostro pianeta e sui suoi sviluppi evolutivi.

Le altre teorie

In apertura, abbiamo accennato alla teoria che all’interno del nostro pianeta vi fosse un elevatissimo numero di caverne e di spazi vuoti, la cosiddetta “teoria della cava” che, pur essendo ormai confutata dalla comunità scientifica, continua ad essere seguita da alcuni pensatori alternativi. Sin dai tempi antichi diverse narrazioni hanno sostenuto l’esistenza di regni e territori sotterranei, in alcuni casi con fini didascalici e simbolici (si pensi al “mito della caverna”) di Platone. Nella mitologia e nella religione sono stati costruiti veri e propri luoghi concettuali: l’Ade nella mitologia greca, lo Svartafaheimr della mitologia norrena, l’inferno cristiano e lo Sheol ebraico.

In epoca molto più recente, verso la fine del diciassettesimo secolo, Edmund Halley sviluppò l’idea che la Terra fosse formata da un guscio esterno di circa 800 km, con due altri gusci concentrici ed un nocciolo interno. Secondo questa teoria, ogni guscio avrebbe dei suoi propri poli magnetici, ruotando a differente velocità, con le rispettive dimensioni di Venere, Marte e Mercurio. I gusci, inoltre, sarebbero separati da un’atmosfera. Halley cercò di spiegare così alcune anomalie di segnalazione da parte delle bussole, teorizzando anche come le atmosfere interne fossero luminescenti e come i continenti sparsi nelle profondità del pianeta fossero addirittura abitati.

Verso la metà del secolo scorso, uscì il famoso documentario Lands Beyond, grazie al lavoro congiunto dello scrittore Lyon Sprague de Camp e del giornalista Willy Ley, nel quale si riproponeva l’idea che all’interno la terra avesse una forma cava, senza strati intermedi, ma che in compenso vi fosse un sole di circa 1000 metri di diametro in grado di assicurare lo sviluppo di una civiltà avanzatissima.

A partire dal diciannovesimo secolo si diffusero ipotesi, secondo le quali ai poli sarebbero collocati gli ingressi per entrare nel misterioso mondo sotterraneo.

Nel 1906 William Reed scrisse il libro Phantom of Poles, partendo dal presupposto che la Terra fosse cava, senza soli interni e senza gusci, e che l’ingresso fosse un grande buco situato al Polo nord. Lo scrittore riportò i resoconti di alcuni esploratori che avevano sostenuto l’esistenza di un grande mare d’acqua dolce oltre il Polo nord. Questa sarebbe stata la prova che abbondanti quantità di acqua si riversavano di continuo in superficie dalle profondità terrestri, unitamente alla perplessità di rinvenire nelle regioni polari grandi iceberg composti da acqua dolce e non salata.

Altri autori, con interessanti sforzi di fantasia, a partire dall’occultista francese Alexandre Saint-Yves d’Alveydre, crearono il mito del regno leggendario sotterraneo di Agartha, diventato poi un protagonista abbastanza noto nell’ambiente esoterico. Secondo il precitato occultista, questo regno segreto, splendente per saggezza e ricchezza, sarebbe diventato accessibile all’intera umanità, soltando quando questa si sarebbe mostrata all’altezza dei comandamenti ricevuti da Mosè. Vi è da dire che il mito della città sotterrana di Agartha o Agarthi viene anche usato per indicare una civiltà nascosta nell’Asia centrale. Nel buddismo tibetano, infatti, è descritto un regno più o meno simile con il nome di Shambala. Nella mitologia induista il regno di Shambala-Agarthi, suddiviso in otto parti e settantasei regni, con capitale Kalapa, dove ha sede il sacerdote-re, sarebbe situato in India sotto il Monte Meru, il Polo Nord prima di un ancestrale spostamento dell’asse terrestre. Questo luogo rappresenterebbe il centro del mondo e la terra originaria del genere umano.

In età contemporanea il mito è ripreso da Renè Guenon con il libro Il re del mondo, che si discosta molto dalla tradizione orientale, e da Willis George Emerson nell’opera Il dio fumoso, dove si racconta una fantastica biografia di un marinaio norvegese che avrebbe navigato l’interno della Terra, attraverso un’apertura situata al Polo Nord.

Come detto in precedenza l’esistenza del mitico mondo di Agartha/i è stata ritenuta valida da numerose compagini esoteriche. A tale proposito ricordo la scuola di teosofia di Madam Blavatsky, i cui seguaci sostenevano perfino di essere in contatto “telepatico” con i “Maestri della fratellanza bianca”, un’ipotetica razza eletta che avrebbe fondato nelle viscere della terra la civiltà di Agarthi, dopo essere sfuggita ad un terribile cataclisma. A questi si può aggiungere il Mistico Ordine della Rosa-Croce, anch’esso legato ad un visionario ed utopistico mondo sotterraneo.

Per quanto riguarda l’ingresso verso il fantastico continente sotterraneo, sono state elaborate le congetture più stravaganti: dal Polo Nord al Deserto del Gobi in Mongolia; dall’Islanda al Polo Sud; dal Monte Everest alle Cascate dell’Iguazù in Brasile; dall’imponente Piramide di Giza in Egitto al Monte Epomeo della ridente isola di Ischia; e perfino negli Stati Uniti, nel Mammoth Cave nel Kentucky o nel Monte Shasta in California.

La tematica riguardante le profondità del nostro pianeta mi ha fatto rammentare un romanzo che ho letto circa vent’anni fa e che naturalmente conservo come tutti gli altri. Si tratta di Discesa all’inferno di Jeff Long, un testo che ho trovato originale, in quanto ripropone in chiave moderna una lettura delle teorie della terra cava e di Agarthi, sintetizzate in precedenza. Riassumendo brevemente la sinossi del libro, una sensazionale scoperta geologica fa sì che l’umanità possa entrare in contatto con un mondo sotterraneo, dove vivono creature antichissime ed impressionanti, entrate nel lontano passato nella nostra cultura attraverso racconti mitologici e credenze religiose, probabilmente per fortuiti incontri con popolazioni locali. Si tratta degli Hadal, una specie ctonia protoumana che venera una divinità chiamata Antico degli Antichi. Questi esseri dall’aspetto molto simile agli antichi demoni ed ai gargoyles di neogotica memoria, sono antropofagi e rifuggono rigorosamente la luce del giorno. Il libro si distingue, a mio avviso, dal solito genere fantasy, miscelando con maestria elementi di fantascienza plausibile, di sociopolitica e di horror, ponendo il lettore nella condizione giusta per chiedersi se il capo degli strani esseri possa essere o meno considerato il Satana, frutto delle speculazioni delle tre religioni abramitiche.

Non mancano coloro che collocano sotto i nostri piedi le basi di evolute civiltà extraterrestri. Secondo alcuni miti Hopi, in prossimità del Monte Shasta, in California, vi sarebbe l’uscita di una colonia di rettiliani attiva. Altri ufologi sostengono che le colonie aliene si troverebbero sul fondo del mare, nei pressi del Triangolo delle Bermude, spiegando così la strana fenomenologia riscontrata in quel luogo da molto tempo. Altri ancora, con uno sforzo più marcato di fantasia, parlano di colonie aliene siriane-atlamtidee in Sudamerica, Cina, Tibet e perfino in Antartide. In particolare, proprio nel sottosuolo nell’Antartide, gli esperti ritengono che vi sia qualcosa di davvero misterioso. Negli ultimi decenni è stato riscontrato che una forte sorgente di calore sotterranea è responsabile del veloce scioglimento dei ghiacci del più lontano dei continenti emersi. La calotta antartica, infatti, nasconde centinaia di laghi, sotto lo spessore di ghiaccio che misura diversi chilometri. A ben 3700 km di profondità, si trova un famosissimo lago subglaciale, denominato Vostok dal nome della base russa collocata lì vicino. Si tratta di un bacino dalle dimensioni gigantesche e nella zona limitrofa sono state rilevate notevoli interferenze magnetiche da parte degli strumenti di orientamento, favorendo la nascita delle leggende più disparate. Nel 2013 sono stati analizzati dei campioni liquidi con strumenti chimici e biologici che hanno scoperto l’esistenza di forme di vita batterica fino ad oggi sconociute. Secondo alcuni esperti, qualcuno di questi ceppi avrebbe caratteristiche diverse rispetto ai batteri con cui abbiamo avuto a che fare finora. Ciò pone il problema di quali potrebbero essere le conseguenze, se tali forme di vita si diffondessero sul pianeta in maniera incontrollata. Nel 2002 si era sparsa la voce della scoperta di un’antica città abbandonata, proprio nei pressi del lago Vostok, dopo le riprese di una troupe televisiva californiana poi misteriosamente scomparsa. Ma ciò che desta più meraviglia è la presenza, nella parte orientale del continente antartico, non lontano dalla base italo-francese Concordia, di due grandi aperture che emergono in mniera pressochè evidente dai ghiacci. Questi due grandi fori sono a distanza fra loro di molti chilometri, con una forma semicircolare speculare che misurano circa 90 metri di larghezza e 30 di altezza. Forse si tratta di bocche secondarie di qualche vulcano inattivo oppure di qualche installazione sconosciuta. Non lo possiamo sapere. Sta di fatto che il loro aspetto sembra essere sottoposto ad una manutenzione accurata, in considerazione della situazione climatica circostante. L’Antartide non è stato sempre ghiacciato e privo di ogni vegetazione. Circa 250 milioni di anni fa, ancora prima della diffusione dei dinosauri, le temperature erano decisamente più miti ed al posto del ghiaccio vi erano addirittura estese foreste. L’Antartide è considerata la terra dei misteri ed non deve stupire se alcuni esploratori sostengono di aver scoperto una piramide ed i resti di una città ghiacciata. Si tratta di testimonianze, però, non suffragate da prove certe e non accolte dalla comunità scientifica.

Facendo riferimento alle cosiddette “dottrine occulte”, la fede in un centro sotterraneo ha un’indissolubile relazione con una “antica sapienza”, un insieme di conoscenze sul macrocosmo e sul microcosmo regalate all’umanità da una “forza superiore” prima che iniziasse il periodo storico documentato. Tutto dovrebbe riallacciarsi alla passata esistenza di un centro iniziatico, poi scomparso, abitato in origine da una razza semi-divina, chiamata nei diversi contesti Iperborei, Titani, Atlantidei, Lemuriani ed in altri modi.

Senza dover scomodare per forza la fantascienza, accontentiamoci intanto delle meraviglie sotterranee che possiamo conoscere: dalla cisterna-basilica di Istanbul alla grotta di conchiglie di Margate nel Kent; dalle città sotterranee della Cappadocia al canale dei Faraoni (Qanat Firaum) in Medio Oriente, il più lungo acquedotto sotterraneo del mondo; dai tunnel sotterranei del Lazio e della Toscana, secondo alcuni studiosi costruiti da una civiltà misteriosa antecedente agli Etruschi ed ai Romani, alle grotte di Longyou in Cina scoperte solo nel 1992, delle quali è ancora oggi sconosciuta l’origine e la funzione.

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