Bly Manor: la nuova serie Netflix è riuscita ad attestarsi al livello di Hill House?

Due anni fa usciva Haunting Of Hill House, una serie tv che è stata accolta molto positivamente sia dal pubblico che dalla critica. Hill House è riuscita a dare un grande spessore all’horror unendo i tipici tratti di questo genere ad una trama profonda e ben progettata. Pochi giorni fa invece è uscita la seconda stagione che, come era lecito aspettarsi, ha creato molte aspettative, riuscire a raggiungere i livelli della prima stagione era difficile, vediamo se ci è riuscita.

Il comparto tecnico è salvabile, niente di eccezionale e neanche al livello della prima stagione, ma in ogni caso non stona. La regia è molto “da mestierante”, non cerca grande autorialità e si limita a gestire – non sempre bene – i ritmi e le scene. Infatti spesso capita di dover sostenere una visione poco immersiva, dettata da ritmi ingiustificatamente lentissimi e diciamocela, noiosi, caratterizzati da dialoghi che non portano da nessuna parte e che sarebbero sicuramente evitabili al fine della costruzione della trama e della caratterizzazione dei personaggi.

Parlando di quest’ultimi, sono meno caratterizzati – o meglio – meno riusciti. La scrittura delle loro personalità non manca ma è sempre piuttosto cliché e banale, con gli attori che recitano ruoli molto (troppo) predefiniti. In realtà c’è da sottolineare che non è un problema di recitazione poiché il cast attoriale fa bene il proprio lavoro e anzi, si potrebbe dire essere uno dei punti più forti di Haunting Of Bly Manor. Si tratta proprio di un problema che sta alla radice, specialmente se si confrontano i protagonisti di Bly con quelli di Hill House (che invece erano tutti caratterizzati alla perfezione).

Manca anche la profondità che ha distinto la prima stagione. In Bly Manor si tratta una normale storia, senza spessore, cosa che invece non si poteva dire di Hill House che invece presentava una grandissima componente “umana” e “empatica”. Inoltre anche nello sviluppo manca quella sensazione di incastro perfetto tra le vicende narrate che si percepiva nella precedente stagione, lasciando a noi spettatori una sensazione di inappagamento dovuta al fatto che i colpi di scena sono pochi e soprattutto prevedibili. Questo non sarebbe un problema se per lo meno la storia di base fosse ben scritta, ma così non è. Come accennato prima anche la trama e il suo sviluppo – indipendentemente dai colpi di scena – non intrattiene quanto dovrebbe e, cosa peggiore, non trasmette grosse emozioni.

Non mancano, nella sceneggiatura, buone idee, come quella della casa delle bambole di Flora, che però non vengono approfondite bene. Viene invece dato spazio a filoni narrativi di personaggi che a conti fatti non si capisce perché abbiano così tanto spazio durante le puntate. Quint e Rebecca su tutti, che a un certo punto diventano praticamente i protagonisti, dal momento che ci si concentra moltissimo su di loro, ma che poi in fondo non si può dire abbiano un ruolo così fondamentale.

Alcune logiche narrative sono inconcepibili. Facciamo qualche esempio. Quint dice a Rebecca che siccome è morto a Bly, non può oltrepassare il cancello della proprietà, ma allora come può andare nell’ufficio di Henry distante chilometri per tormentarlo? Poi non si capisce l’origine e il senso delle crepe sul muro che vede Hannah, inoltre il concetto dello “scivolare” dei fantasmi che rivivono i momenti del loro passato perpetuamente è poco approfondito e quindi poco importante, viene semplicemente introdotto di botto da un episodio all’altro. O ancora, perché viene dato grande spazio a personaggi che in concreto hanno poca rilevanza nello sviluppo e nel senso dell’opera? Su tutti lo “spirito” con gli occhi luminosi che vediamo i primi episodi e del quale poi si scopre – senza grande sorpresa – il suo ruolo, per poi accantonarlo totalmente. Anche tutto il filone narrativo di Quint, che regge la trama per i primi sei/sette episodi, non ha grande rilevanza per la storia nel suo complesso poiché allo spettatore non importa della love story tra lui e Rebecca.

Di fatto, ogni cosa si riduce a una storia d’amore. Letteralmente. Tutti i percorsi narrativi che ci vengono mostrati parlano di vicende amorose, null’altro. Questo dopo un po’ stufa perché non ci si aspettava una telenovela, e invece per nove episodi non si fa altro che vedere personaggi che si innamorano di altri personaggi.

È Interessante la scelta del bianco e nero nell’ottava puntata ma il risultato non è eccellente anche perché la storia narrata è meno interessante di quanto ci si aspetterebbe e allungata in maniera esagerata. Inoltre il personaggio di Viola non ha grande rilevanza per la storia della stagione visto che non fa praticamente nulla negli episodi precedenti se non insozzare i pavimenti della villa, quindi ha poco senso dedicarle un’intera puntata. E qua ci ricolleghiamo alle logiche narrative inconcepibili.

Poi viene ripetuto “wake, walk, sleep” per mezza puntata e al centesimo “wake, walk, sleep” ci si deve trattenere per non lanciare il telecomando contro lo schermo della TV.

La storia della gravità/orbita da lei stessa inventata per rimanere a Bly è una spiegazione ridicola e che non trova un vero senso, inoltre non si capisce perché debba uccidere gente a caso, o meglio, la spiegazione che danno è anch’essa poco convincente e insensata.

Nonostante ciò, almeno vengono date delle spiegazioni che, con qualche intoppo, danno senso all’intera serie. Quindi possiamo dire che tra i nove episodi che si susseguono, l’ottavo e tra i più interessanti, insieme ai primi due forse, che, essendo abbastanza introduttivi, hanno ancora un alone di mistero e fascino.

In generale, si vede la buona volontà nel realizzare Bly Manor, ma è tutto piatto. Tante cose non convincono e non riescono a dare lo spessore desiderato, soprattutto se ci si ricorda invece Hill House. Questa invece è una (più) storia/e d’amore, punto e fine. Lo dice pure la serie stessa, ma non è un punto a favore dal momento che si presenta come una serie horror/mistery. Concludendo si può dire sia stata una grande occasione sprecata, che andrà ad aggiungersi alla lista infinita di sequel non all’altezza dei predecessori. Se Hill House parlava di morte, depressione, drammi famigliari, amore, altruismo e altre cose, Bly Manor risulta solamente una (banale) love story.

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