Marte: storia, leggende e curiosità sul pianeta Rosso

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Marte è il quarto pianeta del sistema solare per distanza dal Sole ed è famoso come “pianeta rosso”, a causa del suo colore predominante, per la presenza di una notevolisssima quantità di ossido di ferro, diffusa sulla sua superficie.

Si tratta del pianeta che ha ispirato più di tutti gli altri l’immaginazione collettiva, forse perchè è quello con la morfologia più simile alla Terra. Attualmente si mostra come un corpo celeste desertico, rosso e freddo, ma gli scienziati ritengono che in un lontanissimo passato, tra i 3,5 miliardi e i 4 miliardi di anni fa, la sua atmosfera fosse più spessa, con la presenza di laghi, fiumi e perfino mari, con la possibilità che abbia potuto ospitare forme di vita.

La storia

Il pianeta Marte, dopo Venere e Giove, è quello più facilmente osservabile dalla superficie terrestre, grazie anche alla sua elevata luminosità relativa ed al caratteristico colore rosso. Per questa ragione, Marte era ben conosciuto dalle civiltà antiche, in particolare dai Greci e dai Romani che lo associavano alla divinità della guerra Ares/Marte. Uno dei primi a descrivere un transito di Marte, fu Aristotele che osservò un suo passaggio dietro la Luna, per suffragare la teoria geocentrica.

Il primo a puntare un relescopio verso Marte, fu Galileo Galilei nel 1609. Soltanto negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, però, si riuscì ad ottenere una visione abbastanza chiara del suolo marziano, quando l’astronomo Giovanni Schiapparelli disegnò una mappa dettagliata del territorio di Marte. L’utilizzo del termine canal in inglese, per descrivere i grandi solchi presenti sulla superficie di Marte, portò all’equivoco di far credere che sul quarto pianeta fossero stati individuati corsi d’acqua, mentre lo scopritore italiano voleva far riferimento solo alle linee tracciate sul suolo. Proprio alla fine dei diciannovesimo secolo, iniziò a diffondersi un filone culturale che riteneva che Marte fosse stato abitato da un’antica civiltà aliena, un pensiero che, come vedremo in seguito, sarà ripreso anche nell’ultimo periodo del secolo successivo. Negli anni Sessanta del Novecento, tuttavia, la sonda Mariner 4, arrivata su Marte, deluse le aspettative di tutti, non rilevando segni di costruzioni o di altre opere attribuibili ad una civiltà intelligente. Nel 1976, con le missioni Viking 1 e 2, si pensò di aver trovato tracce di forme di vita, ma i test sui presunti composti organici ritrovati sul suolo marziano furono, poi, considerati errati. Dagli anni Novanta, Marte è stato oggetto delle analisi di altre sonde statunitensi, europee, russe e giapponesi. Grazie al buon esito della missione Mars global Surveyor, conclusasi nel 2006, siamo riusciti a delineare mappe sempre più precise della superficie marziana. L’ambizione di conquistare Marte non si è mai sopita, al punto che il governo americano fin dal 2005 ha affidato alla NASA una serie di studi e di valutazioni per progettare una missione umana che possa raggiungere il pianeta rosso.

A parte le varie missioni tuttora in corso, a cura degli Stati Uniti, del Giappone e della Cina, come la Insight con un lander e due Cubesat lanciata nel 2018, l’esplorazione con equipaggi umani su Marte è da considerare un obiettivo non troppo a lungo termine.

La NASA ritiene che l’incredibile viaggio verso Marte possa essere realizzabile entro il 2028 con la missione spaziale MBC (Mars Base Camp), mentre l’ESA prevede di inviare astronauti su Marte nel decennio 2030-2040. Gli onerosi costi indispensabili per sostenere spedizioni di tal genere e la crisi economica globale giocheranno un ruolo importantissimo sulla fattibilità dei precitati progetti.

La comunità scientifica ritiene che Marte si sia formato circa 4,6 miliardi di anni fa, con una storia simile agli altri pianeti rocciosi del sistema solare, come la Terra, Mercurio e Venere, a seguito della condensazione della nebulosa della nostra proto-stella. Il quarto pianeta ha un raggio equatoriale di poco inferiore ai 4.000 chilometri, al di sotto della metà di quello terrestre e con una massa di circa un decimo rispetto a quella del nostro pianeta. Per motivi casuali, l’inclinazione dell’asse di rotazione di Marte è più o meno coincidente con quello della Terra, determinando la durata del giorno marziano, chiamato Sol, in 24 ore e 37 minuti, mentre l’anno dura 687 giorni, quasi il doppio di quello terrestre, in considerazione dell’orbita maggiore.

La struttura

Attulamente siamo in possesso di molti dati sull’aspetto orografico di Marte, grazie alle immagini delle già citate Mariner 2 e Viking 1 e 2. Come detto in precedenza, le immagini hanno rivelato la presenza di solchi sulla superficie che indicano l’esistenza di canali naturali in un lontano passato. Le riprese hanno mostrato plausibile anche l’ipotesi di un antico oceano, denominato Oceanus Borealis, che ricopre gran parte dell’emisfero settentrionale. Le scarpate che circondano due tra i più imponenti vulcani, il Mons Olympus e l’Apollinaris Petra, suggeriscono che si poteva trattare di coste dell’eventuale oceano. Il problema fondamentale che si pongono gli astronomi è dove possa essere finita tutta questa grande quantità di acqua. Le risposte sono abbastanza incerte, ma tengono in evidenza soprattutto due fattori  importanti: una parte di essa potrebbe essere evaporata e sfuggita, a causa della debolissima gravità del pianeta, non avendo né le dimensioni, né la stessa forza di gravità della Terra, capace di trattenere i gas atmosferici ed il vapor d’cqua degli oceani in evaporazione; un’altra parte dell’acqua presente sul pianeta potrebbe essersi accumulata sotto forma di ghiaccio ai poli, oppure essere penetrata nel sottosuolo e, con il passare del tempo, trasformatasi in permafrost, per il graduale e costante abbassamento della temperatura, in relazione alla mancanza di atmosfera sul pianeta. La stessa sorte sarebbe toccata a grandi quantità di anidride carbonica, andata dispersa nello spazio.       Secondo gli studiosi, in origine l’atmosfera marziana era adeguatamente densa per scaldare la superficie, favorita dall’effetto serra. Pertanto Marte appariva in maniera completamente diversa dall’attuale pianeta freddo, con una temperatura che oscilla tra i -120°C ed i -14°C.

Grazie alle informazioni raccolte dalle sonde, gli studiosi hanno stabilito che la crosta, il mantello ed il nucleo di Marte si formarono nell’arco di 50 milioni di anni dalla nascita del sistema solare, rimanendo attivi nel primo miliardo di anni.

Il mantello del pianeta, in particolare, di densità maggiore rispetto a quello terrestre, si compone in prevalenza di silicati, inattivo ora, ma rappresenta una validissima testimonianza dei fenomeni tettonici e vulcanici che si sono susseguiti sul quarto pianeta. Il nucleo, invece, è formato per lo più da ferro e da nichel, con l’aggiunta di una buona percentuale di zolfo, per un’estensione del raggio di circa 1800 km.

Si considera che il nucleo sia solido, ma di una particolare composizione viscosa.

È stata rilevata su Marte un’altra importante peculiarità. Esso, pur non disponendo oggi di un campo magnetico intrinseco, sul suo suolo sono state trovate rocce magnetizzate, formatesi prima della scomparsa della magnetosfera, rivelatrici del fatto che nel passato su Marte fosse presente una polarità alternata intorno ai suoi due poli.

Il quarto pianeta ha due satelliti naturali, denominati Fobos e Deimos, scoperti entrambi nel 1877 da Asaph Hall. I loro nomi, traducibili in italiano con i termini di paura e terrore, sono associati ai figli del dio Ares/Marte che spesso accompagnavano il loro genitore nelle battaglie. Entrambe le lune di Marte tracciano un’orbita circolare e la loro composizione morfologica li fa assomigliare a due asteroidi. Fobos è il satellite maggiore, presentandosi come un oggetto roccioso dalla forma irregolare, solcato da numerosi crateri. La sua superficie è ricoperta dalla regolite, in grado di riflettere circa il 6% della luce solare che riceve, mentre la sua densità molto bassa si avvicina a quella dei meteoriti di condrite carbonacea, facendo intuire che Fobos possa essere stato catturato nell’area gravitazionale di Marte, proveniendo dalla fascia degli asteroidi collocata tra il quarto pianeta e Giove. Fobos, trovandosi al di sotto dell’altitudine sincrona, è destinato nei prossimi 50 milioni di anni ad avvicinarsi sempre di più a Marte, fino ad andare incontro ad una possibile disintegrazione per effetto del crearsi di intensissime forze mareali. Deimos, invece, è la luna più esterna e di modeste dimensioni e, come Fobos, presenta una conformazione molto simile a quella degli asteroidi, probabilmente condividendone la stessa origine.

Come è noto, tra l’orbita di Marte e quella di Giove, si trova la fascia principale degli asteroidi del sistema solare. Alla fine del sedicesimo secolo, Keplero avanzò l’ipotesi che tra il quarto ed il quinto pianeta del sistema solare, vi fosse un altro corpo celeste, in quanto le loro orbite erano troppo distanti l’una dall’altra. Tanti anni dopo, è stato scoperto che qualcosa in effetti c’è, trattandosi di un anello di frammenti e detriti di roccia non compattati in unico corpo planetario. La metà di tale massa è costituita dai soli quattro oggetti più grandi, Cerere, Vesta, Pallade ed Igea. Tra questi Cerere è l’oggetto di dimensioni più notevoli, arrivando ad essere classificato come “pianeta nano”. La maggior parte degli scienziati ritiene che gli asteroidi della fascia principale siano frammenti che non riuscirono a formare un pianeta unitario, contrastando l’idea iniziale che si potesse trattare di detriti provenienti dall’esplosione di un antico pianeta. Tuttavia, una ricerca portata avanti dai ricercatori dell’Università della Florida negli ultimi anni, ha cercato di dimostrare che la maggior parte degli asteroidi presenti nella fascia principale sia in realtà originata dall’esplosione di cinque o sei pianeti minori del sistema solare, poi andati in frantumi. Questa ipotesi si ricollega all’affascinante teoria di Zacharia Sitchin, secondo cui tra Marte e Giove in un lontanissimo passato fosse situato il pianeta Tiamat, un fiorente mondo pieno di giungle e di oceani. Tiamat sarebbe stato distrutto da una violentissima collisione con il pianeta Nbiru e la piccola stella Nemesis: da questa distruzione avrebbe avuto origine anche il sistema Terra-Luna. Si tratta di una personale interpretazione del precitato autore di antichi testi sumeri e caldei che presentavano il sistema solare composto da dodici pianeti, contro i sei conosciuti in epoca antica (da Mercurio a Saturno), attribuendo dignità di pianeta a sé stante anche alla nostra Luna.

Di certo le scoperte in epoca moderna di Urano, Nettuno e Plutone, nonché alcuni studi che hanno affermato come il nostro satellite, nei primi milioni di anni dalla sua formazione, si sia sviluppato in maniera autonoma, hanno messo in discussione l’antica impostazione cognitiva del nostro sistema solare, anche se le teorie di Sitchin sono al momento osteggiate dalla scienza ufficiale e considerate letture fantastiche.

La vita su Marte e le altre leggende

Per quanto riguarda la ricerca di altre forme di vita, Marte è sicuramente il pianeta verso il quale riponiamo le nostre aspettative più ardite. Come abbiamo avuto modo di accennare in precedenza, nonostante ora appaia freddo e desertico, in passato il quarto pianeta possedeva condizioni in grado di ospitare la vita, con acqua liquida che scorreva sulla sua superfice, per oltre un miliardo di anni, atmosfera più densa e temperature non troppo lontane da quelle attualmente presenti sulla Terra.

Dagli studi e dagli esperimenti condotti per spiegare l’origine della vita e le evoluzioni delle specie sul nostro pianeta, possiamo supporre che alcuni batteri e microorganismi sarebbero stati in grado di adattarsi ai grandi cambiamenti avvenuti sul pianeta rosso ed essere ancora viventi. Marte, pertanto, potrebbe nascondere lo sviluppo di primordiali forme di vita che, in qualche modo, sarebbero ancora presenti, in una forma quasi dormiente, sotto la superficie. Probabilmente si tratta di forme di vita a cellula singola, neanche tanto evolute come una cellula eucariotica, ma la conferma di esse potrebbe rivoluzionare la visione epistemologica del sapere scientifico. Non mancarono teorie che affermavano che il pianeta rosso fosse popolato da un’antica civiltà, poi scomparsa per effetto di esplosioni nucleari provocate da una razza aliena ostile. Lo studioso Brandenburg ha sostenuto che gli isotopi nucleari, rilevati nell’atmosfera di Marte, farebbero pensare a test di bombe all’idrogeno, piuttosto che essere considerati di origine naturale. Secondo lo scienziato, Marte aveva un tempo un clima simile a quello della Terra, con vita animale e vegetale, compresa un civiltà molto evoluta, paragonabile a quella egizia sul nostro pianeta. Questa ricostruzione si baserebbe sull’osservazione di due regioni marziane, in particolare quella chiamata Cydonia, dove sarebbe stato individuato il famoso “volto di Marte”, denominato anche “sfinge”, per il quale la comunità scientifica ha poi smentito qualsiasi possibile origine artificiale, ritenendolo un prodotto dell’erosione naturale della roccia.

In una versione ancora più fantastica di tale narrazione, gli umanoidi scampati al massacro nucleare su Marte, si sarebbero rifugiati sulla Terra, ricreando alcune strutture simili a quelle originarie, come appunto la Sfinge o le Piramidi. Diversi ufologi ed appassionati di fantascienza hanno voluto vedere in alcune strutture marziane tracce di antiche civiltà, come i segni di condotti o di grossi collettori, oppure conformazioni che sembrano ancestrali agglomerati urbani, o perfino la forma di un’astronave  insabbiata in un’area pianeggiante. Al momento si tratta soltanto di supposizioni che non hanno ricevuto alcuna conferma empirica, sebbene appaiano ricostruzioni suggestive e, comunque, da non sottovalutare.

Del resto scoprire l’esistenza di un’antica civiltà presente nel sistema solare significherebbe riscrivere per intero la storia della nostra evoluzione, interpretando sotto una luce diversa le narrazioni mitologiche e religiose ereditate dai nostri antenati.

Marte, dopo Venere, è il pianeta più facilmente individuabile dalla Terra e, per questo, molto conosciuto dai popoli antichi. La civiltà greca e quella romana legavano il quarto pianeta ad Ares/Marte, il dio della guerra. Nella mitologia ellenica Ares è figlio di Zeus ed Era, simbolo degli aspetti più violenti e cruenti della guerra, a differenza di Athena, invocata nel campo delle strategie di combattimento e delle varie tattiche da applicare negli scontri. In epoca arcaica, in area latina, il dio Marte era associato anche al tuono, alla pioggia ed alla fertilità, figlio di Giove e di Tellus, una sorta di Madre Terra. Tradizionalmente compenetrato nella stagione primaverile ed, in particolare, congiunto al segno zodiacale dell’Ariete, il dio Marte non solo proteggeva i condottieri che si accingevano a disputare le battaglie, ma presiedeva a tutte le pratiche agricole, comprendendo in sé le forze della natura e della giovinezza che in quei tempi si identificavano in prevalenza con le pratiche militari. In più, in ambiente romano, Marte assunse un ruolo più importante del corrispondente Ares nella cultura ellenica, poiché, secondo la leggenda celebrativa dell’origine dell’Urbe, accoppiandosi con la vestale Rea Silvia, avrebbe generato i prodigiosi gemelli Romolo e Remo. I sacerdoti-astronomi babilonesi chiamavano il pianeta rosso Nergal, come il loro dio della pestilenza, della guerra e della morte, considerandolo nei suoi transiti portatore di sventure e di disgrazie. Si tratta di una triste fama che, purtroppo, il nostro “vicino” pianeta si è portato fino ai nostri giorni, in considerazione soprattutto degli incidenti che hanno funestato alcune missioni dirette verso la sua superficie. Molti analisti hanno osservato che l’esplorazione di Marte ha comportato costi finanziari davvero considerevoli, a fronte del fallimento quasi completo di circa i due terzi delle missioni totali organizzate.

Il simbolo astronomico di Marte è un cerchio sormontato da un freccia rivolta a destra, indicante il principio maschile a cui è indissolubilmente legato dal punto di vista esoterico ed astrologico. Il segno grafico richiama lo scudo e la lancia che il dio adoperava in guerra ed è simile a quello che in biologia identifica il genere maschile ed in ambito alchemico il ferro. Il quarto pianeta del sistema solare è domiciliato nel segno zodiacale dell’Ariete, esprimendo la passione, la determinazione e l’ambizione di conseguire i propri scopi. Molti studiosi distinguono il suo “domicilio diurno”, confermato in Ariete, da quello “notturno”, sotto il segno dello Scorpione. L’aggressività è una delle caratteristiche principali di Marte che spinge a valorizzare i sentimenti del coraggio e dell’onore. La sua energia, tuttavia, può essere incanalata verso fini benefici, ma anche malefici, rivelandosi nocivo e brutalmente violento.     La natura marziana è tutta protesa in avanti, animata dal desiderio di trovare appagamento nella materia ma, come rivela  l’inclinazione della freccia delineata nel suo simbolo, si tratta di una ricerca mancante di equilibrio e di completezza.            Nel significato ermetico, Marte è l’unico pianeta in cui la croce della materia (stilizzata in epoca moderna con la freccia) è collocata al di sopra del cerchio dello spirito, implicando la predominanza di questo corpo celeste negli influssi relativi ai piaceri carnali e fisici rispetto a quelli ideali, ma quando il pianeta rosso diventa retrogrado, il glifo si capovolge ed orienta la sua energia verso il passato, sacrificando l’azione, l’iniziativa e la propria natura indomita.

Marte in fantascienza

Il pianeta rosso è senza dubbio uno dei corpi celesti che ha ispirato il maggior numero di opere di fantascienza, sia in campo letterario che cinematografico. A partire dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, il termine “Marziano”, inizialmente adoperato per identificare gli ipotetici abitanti del quarto pianeta, è diventato sinonimo di “Extraterrestre”. Come ho già in parte illustrato in precedenza, molti fattori hanno contribuito a creare leggende intorno a Marte: la sua prossimità alla Terra, che in termini siderali è decisamente irrisoria, la similitudine di vari fenomeni, come il periodo di rotazione e l’inclinazione del suo asse, la presenza di calotte polari analoghe a quelle del nostro pianeta, a cui si aggiunsero le scoperte di Schiapparelli alla fine del diciannovesimo secolo, propagandate come opere di una civiltà aliena.

Tra le prime apparizioni del pianeta rosso in ambito letterario, è sicuramente degna di menzione, la descrizione futurista di Jonathan Swift nei Viaggi di Gulliver, nel terzo decennio del Settecento, anticipando una scoperta che sarebbe avvenuta nel 1877 (i due satelliti Foibos e Deimos). Sulla scia dell’interesse provocato dalla scoperta di Schiapparelli, iniziarono a fiorire racconti con una struttura più moderna, come Across the Zodiac di Percy Greg, pubblicato nel 1880, in cui il pianeta rosso viene raggiunto mediante un’astronave costruita secondo un sistema di antigravità. In questo libro sul quarto pianeta vige un sistema politico dittatoriale, dove prevale la poligamia ed il commercio delle donne. Di notevole interesse interpretativo, sono il romanzo utopico A Plunge into Space scritto nel 1890 dall’irlandese Robert Cromie, nonché Honeymoon in space di George C. Griffith nel 1900, che narra di un difficile confronto con un algido sistema societario dal quale sono state bandite tutte le forme di emozioni. Tra tutte le opere della “prima generazione marziana”, di certo il libro considerato cult è La guerra dei mondi di H.G. Wells, prima pubblicato a puntate nel 1897 e poi in un unico volume l’anno successivo. Si tratta di uno dei primi esempi di cosiddetta “invasione aliena” del nostro pianeta da parte di esseri tanto avanzati dal punto di vista tecnologico, quanto insensibili e crudeli che, nonostante siano resistenti alle armi terrestri, devono soccombere davanti ai batteri presenti nella nostra atmosfera, molto diversa dal loro mondo di provenienza. Gli interpreti intravidero nel testo una chiara critica al colonialismo di quel periodo, anche se poi il romanzo divenne una delle pietre miliari della tradizione fantascientifica, dimenticando il chiaro monito sociale. Anche il noto scrittore Emilio Salgari, nel romanzo pubblicato nel 1907, Le meraviglie del duemila, dedicò una parte del suo libro alla descrizione dei contatti che gli abitanti della Terra avrebbero avuto in maniera costante con i Marziani a partire dall’anno 2000. Di diverso genere è il romanzo Infinito, pubblicato nel 1930 da Olaf Stapledon, in cui si racconta di marziani, simili a nuvole, capaci di comunicare telepaticamente e che sono riusciti a formare una coscienza collettiva. Questi esseri/nuvole cercano di invadere la Terra, ma non riescono a raggiungere il loro scopo, perchè la loro coscienza collettiva si disgrega. Per i Terrestri è, comunque, una vittoria di Pirro, in quanto le molecole disperse dalle nubi marziane provocano il declino della loro civiltà. Fino alla seconda guerra mondiale, si susseguono una serie di libri che rimarcano lo stereotipo di Marte, abitato da razze crudeli e sanguinarie. Una svolta si ha con i romanzi The secret of Sinharat e The Talisman, pubblicati rispettivamente nel 1949 e nel 1951 da Leigh Brackett, significativi esempi del filone planetary romance, ambientati in un Marte pieno di rovine di antiche civiltà enigmatiche. Dello stesso genere è il Pianeta rosso di Robert A. Heinlein, che descrive Marte abitato da una civiltà evoluta e da coloni terrestri che si ribellano ai loro oppressori. Non poteva mancare l’intramontabile Isaac Asimov che nel 1952 ambienta su Marte il primo romanzo della serie per ragazzi, Lucky Starr, il vagabondo dello spazio, in cui si scopre una popolazione indigena che vive sotto la superficie, ma talmente evoluta, da essere definita “di puro pensiero”.

Quando a metà degli anni Sessanta, le nuove conoscenze scientifiche rivelarono l’inesistenza di vita provata su Marte, l’interesse nei confronti di tale pianeta diminuì, pur non scomparendo del tutto, considerandolo più che altro un possibile territorio da “terraformare”. Questo è il tema, ad esempio, della trilogia scritta da Kim Stanley Robinson (Red Mars, Green Mars and Blue Mars), ampiamente rivolta ai processi di trasformazione del pianeta necessari per renderlo abitabile, dallo stato attuale fino a somigliare più o meno alla Terra.

Anche in ambito cinematografico vi è una straordinaria abbondanza di rappresentazioni sul pianeta rosso, a cominciare dal cortometraggio muto A message from Mars diretto nel 1903 da Frankly Barrett. Nel dopoguerra si diffusero avveniristiche pellicole di ipotetici viaggi verso Marte, come Flight to Mars del 1951, Red Planets Mars del 1952 e La conquista dello spazio del 1955, mentre nel 1953 vi fu la prima trasposizione cinematografica della Guerra dei mondi di Wells, ripetuta poi nel 2005.Di grande impatto visivo è Marte distruggerà la Terra, diretto da Ib Melchior nel 1960, dove i superstiti alla prima missione spaziale sul pianeta rosso tornano sulla Terra per raccontare gli strani prodigi osservati. A sfondo politico è il controverso film del 1978, prodotto da Peter Hyams, dal titolo Capricorn One, dove la missione su Marte è considerata una farsa, chiaramente ispirato alle teorie negazioniste in merito allo sbarco sulla Luna. Tra i film più recenti ricordo: Mission to Mars del 2000, prodotto da Brian de Palma, in cui una missione di soccorso deve indagare sulle cause della perdita di contatto di una precedente esplorazione, con la particolarità che la superficie marziana viene identificata come un “volto”; Prometheus del 2012, dove la superficie di Marte è utilizzata per inviare un significativo videomessaggio; The Last days on Mars del 2013, la cui trama racconta di astronauti che, compiuta una missione sul pianeta rosso, stanno per rientrare sulla Terra, ma vengono bloccati da un virus mortale.

Un viaggio spaziale verso Marte, sogno di così tanti cultori della fantascienza, in un futuro non troppo lontano, potrebbe diventare realtà. La NASA ha di recente illustrato i particolari di un ambizioso progetto, l’Artemis Base Camp, una missione sul pianeta rosso, con una prima tappa intermedia prevista sulla Luna. Ciò potrebbe cominciare, forse con una speranza un po’ troppo ottimistica, già a partire da questo decennio.

Marte, nonostante le osservazioni scientifiche più sofisticate, ha accumulato un numero sempre più notevole di enigmi da risolvere: dai tanti segni dalla strana forma rilevati sulla sua superficie fino all’inquietante rumore di sottofondo che è possibile percepire nelle vicinanze della sua orbita e che, ancora oggi, gli scienziati non sanno spiegare. Il quarto pianeta, figlio del dio della guerra, sarà ancora capace di sorprenderci e di capovolgere il nostro modo di pensare.

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