Morphine: il suono (dimenticato) più distinguibile nella storia della musica

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I Morphine sono molto probabilmente uno dei gruppi maggiormente sottovalutati della storia, che nonostante la fama contenuta e la loro breve attività rimangono uno dei pilastri dell’indie e del rock alternativo.

Non capita tutti i giorni di sentire un gruppo composto semplicemente da voce, basso a due corde, sassofono e batteria. Nessuna chitarra, ogni tanto qualche tastiera e poco più. Frontman del gruppo e scrittore dei testi Mark Sandman, al sassofono Dana Colley e Jerome Deupree alla batteria.

Mark Sandman intervistato negli anni ‘90 proprio a proposito del genere musicale della band rispose:

“Low Rock, anzi Fuck Rock… è così che lo chiamiamo.”

Provate ad immaginare di essere all’interno di un pub scuro e fatiscente, che nonostante il suo aspetto tetro e poco rassicurante risulta estremamente affascinante ed attraente. Non fate nulla per andarvene e anzi, prendete uno sgabello rattoppato col nastro adesivo e vi appoggiate al bancone. L’aria è inquinata dal fumo di sigaretta che arriva da ogni parte del locale ma sembra comunque di respirare l’ossigeno più pulito sulla faccia della terra, il barista probabilmente pluriomicida vi strappa solo sorrisi e quella madre single alcolizzata alla vostra destra vi dà l’impressione di poter essere la migliore avventura della vostra vita. Non è per niente un posto bello e accogliente, ma non c’è niente che vi farebbe andare via e anzi, tutto vi porta a restarci sempre di più.

Questa è la sensazione che si prova ad ascoltare i Morphine, probabilmente anche grazie allo stile di scrittura di Sandman, fortemente influenzata dal pulp e dal beat. Sembra proprio di ascoltare Jack Kerouac che con voce baritonale canta su una base un po’ blues, un po’ jazz, un po’ post-punk.

Formata a Boston nel 1990, la band ha avuto però vita breve, purtroppo. Nell’estate del 1999, durante un’esibizione proprio qui in Italia al festival Nel Nome del Rock ambientato a Palestrina, nel Lazio, Mark Sandman si accasciò improvvisamente sul palco. Molti danno le colpe allo stress, al caldo soffocante (sembra ci fossero 38 gradi) o al fumo eccessivo, non possiamo sapere con certezza quale fu la causa dell’infarto che colpì il musicista al tempo 46enne. I tentativi di rianimazione furono inutili e così i Morphine da un momento all’altro smisero di esistere, come la loro anima creativa.  

Una connessione strana quella con l’Italia, che più volte ha incrociato il destino della band. Basti pensare che i Morphine sono uno dei gruppi preferiti di Carlo Verdone, presenti con ben 3 brani nella colonna sonora del film campione d’incassi Viaggi di nozze, uscito nel 1995.

Sandman era un uomo di poche parole, immerso nel suo flemmatico mondo. Primo di 5 figli, di cui due scomparsi prematuramente, fin da giovane ha rappresentato la maggiore fonte di paure per i suoi genitori. Creativo, irrequieto, giovanissimo va via di casa e inizia a girare il mondo. Si troverà a lavorare su un peschereccio in Alaska e non solo, grazie alla connessione con le altre culture e le altre tradizioni musicali incomincerà a sperimentare con gli strumenti e ad inventarne dei nuovi. Steve Labate, giornalista e critico musicale, lo ha descritto così:

“Sembrava un uomo fuori dal tempo, poteva venire dal passato o dal futuro”.

Fortunatamente prima del tragico evento la band fece in tempo a rilasciare 5 album, uno più bello dell’altro nonostante la poca esposizione mediatica. Eppure la critica adorava i Morphine, e l’ha dimostrato spesso, promuovendo a pieni voti la maggior parte dei lavori del gruppo di Boston. I critici di Yes, giudicarono il loro album Cure for Pain uno dei migliori del 1993, una cosa non da poco visto che nello stesso anno videro la luce classiconi come In Utero dei Nirvana, Vs dei Pearl Jam, Siamese Dream degli Smashing Pumpkins ed Enter the Wu-Tang del Wu-Tang Clan tra gli altri. È stata proprio la critica a definire quello dei Morphine “il suono più distinguibile nella storia della musica”.

Josh Homme, storico leader dei Queens of the Stone Age ed ex-membro dei Kyuss, ha raccontato che al primo impatto con questa band la sua reazione è stata tipo:

“Un basso a due corde, un sassofono e una batteria. Ma che cazzo è?”.

Nessuno avrebbe mai pensato che fosse possibile fare una musica del genere con una formazione così particolare, per questo sembravano venuti da un altro pianeta. Sembra un segno del destino che proprio Josh Homme fosse a Palestrina quella tragica notte, in una delle prime date dei Queens of the Stone Age in Italia.

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