Luminosa di Gilda Manso: un romanzo sull’essere donna

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Identità e destino sono due aspetti che per Jung coincidono e sono scoperti nel corso della vita.

Luminosa di Gilda Manso racconta come la vita rocambolescamente consegni alla protagonista il suo destino e la sua identità. Mette in luce anche come l’identità femminile abbia maggiore complessità, estensione, sensibilità ed in ultimo più forza sulle vite altrui. 

Ma tale grandezza è ostacolata a maggior ragione dagli stereotipi sociali e familiari. La vita della protagonista si srotola nel superarli, cambiando opinione, ma alla fine tra mille imprevisti troverà la strada. Diverrà responsabile della grande azienda di famiglia, con la rilevanza sociale che comporta e affronterà il quesito dell’amore e della maternità. Alla ricerca inconsapevole della sua identità, della completezza della policroma identità femminile, che definisce poi lo “stile” di una donna.

Dovrà mettere in discussione i luoghi comuni sull’essere madre, sui valori della propria stessa famiglia, il loro stile, la loro rappresentazione della donna, restando per un periodo vittima inconsapevole. Cambieranno le sue priorità, attraversata dai tumulti degli avvenimenti. I sentimenti cambieranno il  modo di farle apparire le cose.

“Era una casa caotica, rumorosa, con le pareti scrostate e innumerevoli cose da aggiustare di continuo, con oggetti lasciati- per distrazione o per pigrizia- in ogni dove, e Fausta se ne innamorò a prima vista e per sempre, al punto che i suoi genitori dovevano ricordarle che lei aveva la propria casa….” “ Era da un po’ che non visitava quella casa; Fausta la trovò caotica e rumorosa come sempre, con tanti dettagli così in evidenza e così ingigantiti per effetto  della morte che le risultarono insopportabili”

Ma nell’ identità femminile, così ricca di sentimento, di sentire, c’è anche la capacità di trasmettere la forza e di suscitarla negli altri. La protagonista darà il coraggio ad uomo per realizzare il cambiamento atteso. Non è un caso se si dice “dietro ad un grande uomo c’è un grande donna”.

C’è un dettaglio che colpisce, nella sua cassaforte la protagonista ha una pistola, che non ha mai usato, ne mai userà. Simbolico eremo dell’amor proprio, la difesa cieca che istintivamente la proteggerà,  nei momenti più soli e drammatici e la consegnerà al suo destino

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