L’Eternauta approda su Netflix: trama e storia di un fumetto cult

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Grande sorpresa ha destato nei primi mesi del 2020, non solo fra gli ambienti di appassionati, l’annuncio che Netflix avrebbe intenzione di produrre un adattamento de L’eternauta. Trattasi, quest’ultimo, del racconto a fumetti argentino più celebre di sempre, anche al di fuori del continente sudamericano: creato alla fine degli anni Cinquanta da Hector Oesterheld e Francisco Solano López, è un’opera di fantascienza ricolma di luoghi avvincenti, profezie per la Storia da allora fino ai giorni nostri e invenzioni narrative che a distanza di decenni non sfigurano di fronte agli ultimi esemplari del genere. Tutto, attorno a quest’opera che meriterebbe l’appellativo di classico della letteratura, ha effettivamente il sapore di quei capolavori per cui oggetto narrato, storia editoriale, vicende degli autori e dramma novecentesco sono strettamente intrecciate e, perciò, ancor più significative. Soprattutto, è l’ennesima prova di come la fantascienza, specie nelle sue venature distopiche, sia lungi dall’essere solo un genere di consumo ma possa avere un valore politico e filosofico rilevante.

Gli autori e la storia editoriale

Oesterheld nasce a Buenos Aires nel 1919; il cognome ostico ne tradisce le origini tedesche (e ispaniche). Una laurea in geologia gli permette di girare il paese, mentre parallela nasce un’attività editoriale sempre più prolifica, che lo porta a fondare la casa editrice Editorial Frontera, fucina del fumetto argentino. Fra i collaboratori più illustri figurano il nostro Hugo Pratt, papà di Corto Maltese, e il disegnatore Alberto Breccia, coautore fra l’altro con Oesterheld di una biografia su Ernesto Che Guevara rimasta a lungo inedita. Un intellettuale, Oesterheld come tanti altri, non troppo ben visto dai capi del Proceso de Reorganización Nacional, nome col quale viene designata quella che, fa bene ricordarlo, fu una sequela di soprusi istituzionali e umanitari iniziata nel 1976 da Jorge Rafael Videla e continuata fino al 1983 con tacito riconoscimento di Italia e sostegno di Francia e Stati Uniti. Dei circa 30.000 (stimati) desaparecidos argentini, finisce per fare parte anche Oesterheld: nel 1977, un anno dopo la sparizione di due figlie e un mese prima dell’assassinio della terza, lo scrittore viene prelevato da una squadra militare. Passato da un campo di detenzione all’altro, se ne perdono le tracce nel 1978.

Vita relativamente più facile, invece, quella di Francisco Solano López, discendente dell’omonimo militare e politico del Paraguay, quel «Napoleone del Sudamerica» che trascinò il Paese, nella seconda metà dell’Ottocento, in una disastrosa guerra con Uruguay, Brasile e Argentina. Nato nel 1928 e morto nel 2011, conosce Oesterheld nel 1953 presso la casa editrice Abril: L’eternauta è del 1957, stesso anno in cui López abbandona il lavoro in banca per dedicarsi al disegno. Una seconda serie de L’eternauta viene iniziata nel 1976, ma la situazione politica induce López a una fuga fra Spagna e Brasile, durante la quale non smette mai di praticare l’arte del fumetto. Solo in seguito, tornato in patria, riprenderà l’universo narrativo concepito assieme a Oesterheld in alcune serie spin-off.

Quanto a L’eternauta in sé, prende vita sulla rivista Hora Cero («Ora zero»), dell’Editorial Frontera, con il primo numero del 4 settembre 1957 e il finale due anni dopo. Si tratta quindi non di una graphic novel, ma di un fumetto seriale raccolto e riadattato in volume unico solo in un momento successivo: questo spiega l’impressione di ripetitività di alcuni dialoghi, originariamente pensati come riassunto delle puntate precedenti, quando lo si legge. Nel 1969 arriva, letteralmente, un remake a fumetti scritto dallo stesso Oesterheld ma con disegni di Breccia: sono qui aggiornati e resi più espliciti i riferimenti geopolitici che già innervavano l’originale. Come detto sopra, altri cicli di storie sono stati iniziati da Oesterheld e López, per poi interrompersi e venire continuati da altri sceneggiatori.

In Italia L’eternauta arriva nel 1977 sul settimanale Lanciostory, per poi godere di fortuna in libreria in edizione unica: anche qui, con curiosi adattamenti di ambientazione temporale (es. i modelli di radio utilizzati, i giornali), essendo passati ormai vent’anni dal debutto originale. Vent’anni che sembrano un secolo, peraltro: il Sudamerica attraversa la fase più turbolenta della sua Storia, il terrore di una guerra atomica serpeggia fra i continenti, gli orrori del Vietnam soffiano sul fuoco del movimento di contestazione globale e l’Italia stessa vive i propri anni di piombo. Vent’anni in cui si comprende che le ombre sul Novecento ora sono altre, ben lontane dall’essere rimaste sepolte assieme ai totalitarismi d’ante-guerra. Due decenni, in definitiva, di cui proprio la prima versione de L’eternauta sembra fornire una previsione esatta, tagliente e inquietante.

La trama completa

La storia prende avvio con il classico espediente del racconto nel racconto. Nella Buenos Aires contemporanea agli autori, a uno scrittore di fumetti di nome Germán (il secondo nome di Oesterheld) fa visita, o meglio si materializza dal nulla un bizzarro personaggio: in tutto e per tutto umano, gli occhi e i lineamenti scavati dal vissuto, dice di chiamarsi Juan Salvo e di essere un eternauta, in viaggio fra secoli ed ere differenti alla ricerca della sua. Alla richiesta di spiegazioni di Germán, Juan inizia il proprio resoconto.
In origine, Juan era un tranquillo padre di famiglia, dedito al lavoro, alla moglie, alla figlia e alle partite di carte serali con gli amici. Durante una di queste, sopraggiunge una nevicata inaspettata che si rivela letale: chiunque la respiri o ne venga a contatto muore sul colpo. Il gruppo, fortuitamente isolato in casa, reagisce al fenomeno per ora inspiegabile razionando le scorte alimentari e fabbricandosi tute protettive da esterno. Conta, in questi frangenti, la fermezza di Favalli, miglior amico di Juan e professore di fisica dalle conoscenze pratiche e la mente ben salda. Fra una peripezia e l’altra, Juan si separa dalla famiglia per unirsi a un gruppo più organizzato e ampio di superstiti. L’umanità non tarda a imbattersi nei cascarudos, enormi insetti alieni, in astronavi e in propri simili che un apparecchio installato nella spina dorsale tramuta in robot obbedienti e senza volontà. Si intuisce che a manovrarli sono altri esseri invasori, tecnologicamente avanzati; gli umani si riparano nello stadio di Buenos Aires e comincia l’assedio.

Dopo una logorante battaglia fatta di allucinazioni mortifere e logoranti spedite proprio dagli extraterrestri, Juan scopre uno dei manovratori degli uomini robot: si tratta di Manos, alieni antropomorfi dalla grande padronanza tecnologica. Rischiando di diventare a propria volta uno schiavo senza anima, Juan riesce a liberarsi e a scoprire il segreto dei Manos: muoiono se hanno paura. È così che i veri invasori, detti semplicemente Loro, li tengono in pugno: Loro hanno invaso il pianeta dei Manos e li hanno assoggettati con il terrore, per poi utilizzarli nella loro conquista a tappeto di altre civiltà, fra cui i Cascarudos e gli umani stessi.

Una nuova battaglia fra superstiti e alieni termina con un’esplosione nucleare, als eluito della quale Loro sembrano sconfitti e Juan, riunitosi alla famiglia, può proseguire verso un rifugio umano. Il quale, tuttavia, consiste nell’ennesima allucinazione dei nemici: catturato, Juan aziona per errore una macchina del tempo che lo costringe a diventare un vagabondo delle epoche più disparate. Si chiude così il racconto dell’eternauta, al seguito del quale egli scopre di essere finito proprio nel suo tempo d’origine, che tanto aveva cercato: ritrova così la famiglia e la serenità. Il fumettista Germán, invece, intuisce che quanto narrato da Juan stia per riaccadere di li a poco tempo, e si convince a riportarne la storia per evitare il peggio.

Gli insegnamenti

Come si è visto, L’eternauta è innanzitutto una storia di genere fantascientifico, con tutti i crismi del caso, alcuni dei quali oggi potrebbero quasi sembrare datati: l’invasione aliena, gli umani privati di volontà, le stesse allucinazioni sono elementi in se visti e rivisti. Dagli anni Cinquanta a oggi, d’altra parte, abbiamo avuto tre film di Matrix, nove di Star Wars (ne sarebbero bastati i due terzi), due di Blade runner, altrettanti, a breve, di Dune e innumerevoli block-buster, manga, anime d’autore o commerciali che hanno sviluppato tematiche simili con mezzi più ampi. Tuttavia, L’eternauta riletto oggi ha innanzitutto il fascino un po’ perturbante della fantascienza d’epoca: perturbante, e questo è un elemento che il filone cyberpunk saprà spesso riprendere in seguito, per l’accostamento di straordinario (es. gli alieni) e quotidiano, anzi domestico. La casa da dove ha inizio il racconto non ha niente di tecnologico o futuristico, eppure funge da portale per una storia al limite dell’incredibile. Juan e Favalli non sono agenti segreti governativi o cacciatori di taglie intergalattici, ma di punto in bianco si trovano a conforto con civiltà spaziali. Le loro tute protettive sono fatte con materiale trovato in soffitta: di nuovo, quanto più il divario fra conosciuto e sconosciuto si fa impercettibile, tanto più la fantascienza assume carattere sconvolgente.

Un altro elemento di fascino, senza dubbio, è l’immediatezza di alcune trovate, narrativamente efficaci proprio perché, economicamente, semplici. Quella della nevicata mortale sembrerebbe un’idea da B-movie a basso costo, eppure, oltre al contrasto simbolico fra candore e tragedia, dolcezza e paura, consente a López di esprimere la propria bravura in tavole liriche e strazianti, con vedute notturne di una desolata Buenos Aires ricoperta di bianca morte. Le allucinazioni indotte e la paura come dispositivo di uccisione per i Manos sono espedienti altrettanto facili, idealmente: sta qui però la capacità del fanne una critica, più feroce di quanto sembri, a qualsiasi dittatura, repressione, propaganda asservita al potere della Storia intera. Nella vicenda del popolo umano colonizzato da alieni, che a propria volta sono tenuti al guinzaglio da un oppressore nascosto, misterioso, più grande e ancora più alieno («il grande Altro», parafrasando Slavoj Žižek). Pensiamo a quell’anno 1957 in cui il lettore, per la prima volta, si trova a sfogliare le vignette de L’eternauta: due anni prima in Argentina Juan Domingo Peròn viene rovesciato dal golpe del generale Eduardo Lonardi, inaugurando una serie cospicua di tentativi costituenti alternati a colpi di Stato militari. Poco più in là, Fidel Castro e il Che si rifugiavano sulla Sierra Maestra cubana. La prospettiva che l’assetto geopolitico fosse fragile, rischioso, mortifero non era però prerogativa solo del martoriato Sud America: il 4 ottobre l’Urss lancia lo Sputnik I, sotto gli occhi attoniti degli Stati Uniti, trasformando in probabilità la fantasia di un imperialismo non solo orizzontale ed esteso sul globo terraqueo, ma anche verticale e diretto al firmamento.

A proposito di imperialismo, non è difficile intravedere, nei misteriosi Loro, una critica al ruolo degli Stati Uniti nelle vicende latinoamericane, come poi sarà esplicito nella seconda versione del fumetto. In generale, pesa sull’atmosfera della storia e sui tratti disegnati una opprimente sensazione di imminenza, quasi che Oesterheld sentisse, con decenni di anticipo, il destino che Videla gli avrebbe riservato, e López percepisse il proprio di esule. Tuttavia, non tutto sembra perduto: il personaggio del fisico Favalli, in un panorama fantascientifico che vede lo sviluppo tecnologico impiegato a scopo di sopruso e conquista, dimostra come conoscenza e solidarietà, combinati assieme, possano fare delle macchine inermi strumenti di giustizia, aiuto, amicizia reciproca. Favalli è colui al quale Juan spesso si rivolge, con riverenza quasi filiale: lo stesso facciamo noi lettori, perché abbiamo bisogno di sentirci dire che il destino non viene scritto da astratte leggi di progresso e selezione predatoria, ma da valori quali coraggio, competenza e impegno. Lo stesso che dimostra Germán, quando decide di non tacere ma di avvisare l’umanità a sé prossima del disastro imminente, perché non accada o, cambiando prospettiva temporale, non si ripeta: non è forse questo il senso ultimo della Storia e delle storie?

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