Tangerine Dream, Zeit: alla nascita della musica elettronica

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“Dedicato a tutti quelli che si sentono
obbligati a viaggiare nello spazio”

Tangerine Dream

Nonostante Brian Eno nel 1978 avesse formalizzato con il termine “Ambient music” quell’estetica musicale in cui i musicisti creano un ambiente atmosferico attraverso la coordinazione organica del materiale sonoro, già vi erano degli album in cui si potevano riscontrare queste intenzioni artistiche, tra cui Zeit dei Tangerine Dream. Il disco, terzo della band tedesca, risale al 1972 e segnò una svolta sonora decisiva per il loro progetto musicale.

I Tangerine Dream dal punto di vista musicale ed artistico si formano nella scena del cosiddetto “krautrock”, espressione coniata dalla rivista britannica inglese Melody Maker per riferirsi al panorama della musica sperimentale tedesca sviluppatosi durante la seconda metà degli anni Sessanta. Un altro termine utilizzato per definire tale movimento artistico e musicale è “kosmiche musik” in quanto alcune band, tra cui i Tangerine Dream, attraverso le loro lunghe improvvisazioni miravano ad abbandonare i vincoli strutturali della forma canzone per cercare delle nuove forme estetiche musicali più ampie dal punto di vista della spazialità sonora, consonanti alle nuove scoperte scientifiche riguardo il cosmo e alla diffusione della letteratura di fantascienza. Noti gli scrittori come Asimov, Philip K. Dick, Arthur C. Clarke e così via. Insomma, nel secondo dopguerra lo sviluppo tecnologico costituiva il perno delle ricerche scientifiche ed artistiche.

Questa scena musicale ed artistica berlinese si nutriva delle ricerche sulla fenomenologia sonora effettuate da Stockhausen, Berio ed anche Milton Babbit, Xenakis e Toshi Ichyanagi, militando attorno ai laboratori audio di Roland Kayn, Thomas Kessler e dello stesso Stockhausen a Colonia. Infatti sono centrali le sue sperimentazioni condotte allo studio di musica elettronica del Westdeutscher Rundfunk della sua città natale, di cui divenne il direttore artistico tra il 1963 ed il 1975. Di fatto, durante gli anni della guerra fredda la Germania era diventata un ricco crogiolo di esperienze artistiche legate al sentimento scientifico contemporaneo.

Il pittore, scultore e musicista Edgar Froese nel 1965 formò i The Ones, e nel 1967, insieme a Lanse Hapshash, Kurt Herkenberg, Volker Hombach e Charlie Prince, diede vita al progetto Tangerine Dream, nome estrapolato da un verso di Lucy in the Sky dei The Beatles che recita: «Tangerine trees and marmalade skies». Nel 1966, durante un viaggio in Spagna, ebbe l’occasione di suonare alla villa di Salvador Dalì e conoscere quindi uno dei principali esponenti del movimento surrealista. È importante quindi sottolineare come la formazione culturale di pittore e scultore incise notevolmente sull’estetica musicale della band.

Nel frattempo si esibiscono nei club berlinesi Zodiak e Quasimodo, gli equivalenti del club Ufo a Londra, nucleo della cultura psichedelica di quel periodo storico. Ispirati dalle ricerche di Cage, Stockhausen, Hendrix, i Beatles ed i Pink Floyd pubblicarono il loro primo album Electronic Meditation nel 1970 in cui è evidente il parallelismo con la dilatata improvvisazione presente in Interstellar Overdrive, inclusa nell’album The Piper at the Gates of Down del 1967.  Klaus Shulze, membro del progetto sino al 1970, dimostra la riverenza verso i Pink Floyd definendo A Sacerful of Secrets il primo album di musica elettronica per via dell’utilizzo da parte di Richard Wright dell’organo Farfisa, di riverberi e delay.

Seppur in Electronic Meditation vi siano degli elementi ambientali, questo album così come il successivo non rientrano nella sfera dell’ambient music in quanto non troviamo coerenza sonora tale da permettere la costituzione di paesaggi sonori spaziali. Sono piuttosto delle improvvisazioni “informali”. Invece, un ambiente spaziale è dato dalla commistione coerente di materiali.

Sulla medesima linea stilistica è l’album seguente Alpha Centauri del 1971, con l’aggiunta di alcuni suoni elettronici derivati dall’organo Hammond, e dal Synth EMS VC. Questi strumenti avvicinano maggiormente l’opera alle sonorità dell’ambient music, ma il passo decisivo verso tale genere musicale viene compiuto con il successivo Zeit.

“Noi suonavamo e cazzeggiavamo con echo machines, reverbe units e altro cercando di fondere i rumori e suoni in una nuova forma di musica. Molto dopo negli anni 70 quando ci procurammo un macchinario moog matriarch cominciammo a produrre elettronica, musica sound e ritmo”

Edgar Froese

Il processo creativo di costituzione dell’opera è basato ancora sull’improvvisazione, ma stavolta l’obiettivo è costruire un ambiente sonoro che collochi lo spettatore all’interno del cosmo. Infatti l’esperienza di ascolto è come un viaggio compiuto a bordo di una navicella spaziale, e le quattro tracce Birth of Liquid Plejades, Nebulous Dawn, Origin of Supernatural Probabilities, Zeit, come si evince dai titoli evocanti il linguaggio scientifico relativo al cosmo, ci portano a fluttuare all’interno di una nuova dimensione, non più terrestre. Quindi possiamo riscontrare una aderenza al clima del tempo sia concettualmente ma anche stilisticamente.

Infatti già partendo da una analisi della copertina del disco, ad opera dello stesso Froese, al centro compare una enorme circonferenza completamente nera, simile all’immagine di un’eclissi di sole, ed intorno dei materiali fluttuanti informi che sembrano convergere verso il centro del dipinto. Seppur non vi sia un legame diretto con i Concetti spaziali e la Scultura spaziale di Fontana, dal punto di vista concettuale possiamo cogliere delle analogie riguardo l’intenzione di aprire un varco nella materia per raggiungere una dimensione infinita, oltre i limiti delle coordinate spazio-temporali. Se infatti il titolo dell’opera è la traduzione tedesca di “tempo”, i brani dilatano ampiamente la concezione temporale del formato canzone. Birth of Liquid Plejades e Origin of Supernatural Probabilities si protraggono per la durata di circa venti minuti, mentre i restanti Neboluous Dawn e Zeit sono rispettivamente di diciotto e diciassette minuti.

È evidente quindi che la band tedesca formulava una nuova idea temporale nella musica, provando a confrontarsi con l’infinità temporale del cosmo. Inoltre i brani sono privi di pulsazioni ritmiche o elementi groovemici. I tappeti sonori decisamente corposi ed oscuri, si muovono lentamente ed ondeggiano come dei corpi mentre fluttuano nello spazio. In tale opera i Tangerine Dream, supportati dalla strumentazione elettronica costituita dai syntheziser VCS3, tastiere, organi e moog, ricostruiscono un ambiente spaziale cosmico, distaccato da qualsiasi elemento terrestre. Se le ricerche spaziali hanno posto l’uomo davanti ad uno concetto di spazio differente rispetto a quello terrestre, definibile e calcolabile, i nuovi sintetizzatori, introducendo nuove colorazioni timbriche, hanno ampliato la gamma sonora. Pertanto i timbri di questo album non ricordano un ambiente reale, piuttosto sembrano provenire dall’immensa oscurità del cosmo, a tratti quasi che ricorda dei materiali astrali allo stato embrionale. Alcuni elementi come ronzii elettronici, sirene dal timbro drone o rumori cacofonici  invece possono essere associati ai rumori dei meccanismi di funzionamento delle navicelle spaziali. Per esempio Nebulous Dawn viene introdotto dai suoni simili ad una partenza di una ipotetica stazione spaziale. L’intenzione è dunque di far rivivere allo spettatore una esperienza sensoriale attraverso l’atmosfera dei brani con cui si crea un ambiente sonoro costituito secondo le dimensioni cosmiche. Zeit, ultima traccia del brano, è probabilmente la traccia in cui si avverte di più la consonanza con Atmospheres, Requiem e Lux Aeterna di György Ligeti, composizioni utilizzate da Stanley Kubrick per la colonna sonora del celebre 2001: Odissea nello spazio.

Questo album darà l’input al genere denominato dark-ambient, una ramo estetico dell’ambient music in cui la prevalenza di frequenze basse e suoni cacofonici creano delle atmosfere sinistre ed oscure. Queste idee vengono utilizzate anche da Brian Eno in brani come Under Stars, The Secret Place, The Lost Day; notevoli sono anche le produzioni di Lustmord (da segnalare la collaborazione con i Tool in 10,000 days), Biosphere e Tetsu Inoue.  

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