L’inquietante caso di Josef Fritzl che ha ispirato il film Room

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Il caso Fritzl è una delle vicende di cronaca che ha maggiormente scosso l’opinione pubblica negli ultimi anni. Una storia sconvolgente, caratterizzata da maltrattamenti e sofferenze, opera di una mente perversa e violenta.

Josef Fritzl nasce ad Amstetten il 9 Aprile 1935. Vive un’infanzia burrascosa in quanto il padre si arruola nell’esercito e rimane ucciso nel 1944. Cresce così soltanto con la madre, la quale lo maltratta e umilia regolarmente.

Dopo la complicata adolescenza, Josef si diploma e nel 1956 sposa Rosemarie, una ragazza di diciassette anni. Dalla loro relazione nascono sette figli, cinque femmine e due maschi. Il rapporto tra la famiglia è comunque pessimo, a causa dei continui comportamenti aggressivi di Josef verso la moglie e i figli.

Nel 1967 Fritzl si rende protagonista di uno stupro ai danni di una ragazza di 24 anni. Per questo reato sconterà 18 mesi di carcere, dopodiché torna a vivere nella sua casa.

Passano gli anni e i figli della famiglia, appena compiuti i diciotto anni di età, abbandonano la casa tagliando i rapporti con il padre. Elisabeth, una delle figlie, tenta la fuga all’età di 16 anni, nel 1982. Viene rintracciata dalla polizia e riportata a casa. Dopo due anni, il 24 Agosto 1984, la famiglia Fritzl denuncia di nuovo la scomparsa di Elisabeth. Secondo i genitori la figlia si sarebbe allontanata da casa per seguire una setta religiosa. Viene descritta dai coniugi come una ragazza ribelle e complicata. Successivamente arriva anche una lettera in cui Elisabeth dichiara di essere scappata all’estero e di non voler essere più cercata. Si tratterebbe quindi di allontanamento volontario. L’attenzione sul caso diminuisce sempre di più e le ricerche si interrompono. Di Elisabeth non si sentirà più parlare per diverso tempo, fino alla scoperta di una realtà inimmaginabile. Ma andiamo con ordine.

Nel frattempo passano gli anni e la vita scorre in casa Fritzl, fino a che nel 1993 i coniugi si ritrovano davanti alla porta di casa un neonato, accompagnato da un biglietto in cui la figlia Elisabeth chiede ai genitori di occuparsi di lui.

Il bambino viene quindi preso in carico dalla famiglia. La stessa situazione si ripete anche nel 1994 e nel 1996, con altri due neonati. La famiglia Fritzl quindi si allarga, ma nel frattempo vicini e amici della coppia cominciano a sospettare che ci sia qualcosa di strano dietro a questi “affidi”.

Passano altri anni quando il 19 Aprile 2008, fuori dall’ospedale di Amstetten, viene trovata una ragazza di nome Kerstin, di 19 anni. Il personale medico si prende carico di lei.

I dottori sono perplessi in quanto la giovane non ha documenti e nessuno sembra conoscere la sua identità. Arriva all’ospedale anche una lettera in cui si chiede di aiutarla. Kerstin è in gravi condizioni e i medici lanciano un appello in cui chiedono alla madre di mettersi in contatto con loro.

La madre risponde all’appello presentandosi nella struttura. Il suo nome è Elisabeth Fritzl, la ragazza che era sparita nel nulla 24 anni prima.

Elisabeth comincia così a raccontare la sua storia, una vicenda incredibile e sconvolgente.

Elizabeth Fritzl

Nella cantina della sua abitazione Josef Fritzl aveva progettato e costruito un bunker sotterraneo dove teneva segregata la figlia. La ragazza in realtà non si era allontanata da casa ma viveva in uno stato di prigionia, costretta dal padre a vivere nel sotterraneo, dove veniva ripetutamente stuprata.

Josef si recava in cantina ogni tre giorni per portare acqua e cibo alla figlia, nonché per abusare di lei. Durante i rapporti incestuosi sono nati sette figli. I tre neonati che vennero ritrovati alla porta erano quindi bambini nati dall’incesto, mascherati da affidi volontari tramite una messinscena architettata da Josef.

Come se non bastasse c’è un altro macabro particolare. Nel 1996 nasce un figlio dall’ennesimo rapporto sessuale forzato dal padre. Si chiama Michael e presenta fin da subito evidenti problemi respiratori. Elisabeth chiede al genitore di portarlo all’ospedale ma quest’ultimo si rifiuta, per evitare di far saltare la sua copertura. Dopo soli tre giorni dalla nascita Michael muore.

Josef decide quindi di liberarsi del cadavere, bruciandolo nell’inceneritore di casa.

Elisabeth ha passato quindi 24 anni rinchiusa nel bunker, venendo ripetutamente abusata. Costretta a vivere in una struttura priva di uscita, senza luce naturale e riscaldamento. Un vero e proprio incubo a occhi aperti. Insieme a lei sono cresciuti tre figli, nelle stesse condizioni. La famiglia era solita ospitare e affittare stanze a degli amici, che hanno vissuto nell’abitazione ignari di quello che accadeva sotto ai loro piedi.

Kirsten è quindi la figlia maggiore nata dall’incesto, ed era stata lasciata da Josef davanti all’ospedale, in quanto le sue condizioni erano molto critiche. La situazione era diventata troppo pressante e quindi si è trovato costretto a liberare anche Elisabeth, per raggiungerla all’ospedale.

Gli agenti si recano quindi a casa di Fritzl, dove scoprono il suo sotterraneo e lo arrestano.

Josef Fritzl

Inizialmente l’uomo nega tutto ma dopo essere stato incalzato dagli inquirenti confessa i fatti.

L’uomo dichiara di provare attrazione sessuale per la figlia, e di aver costruito il bunker per soddisfare i suoi scopi. L’accesso era nel suo laboratorio, tramite una porta blindata che si apriva con un meccanismo elettrico, di cui soltanto lui conosceva la combinazione. C’erano poi altre sette porte da superare per giungere allo scantinato, diviso in diverse stanze, tutte prive di finestre.

Un marchingegno malefico progettato da una mente diabolica.

Rosemary, la moglie di Josef, dichiara di non sapere niente di quello che accadeva nell’abitazione e di aver creduto al marito quando sostenne che Elisabeth si era allontanata di casa per seguire una setta.

Comincia così il processo che si conclude il 19 Marzo 2009 con la condanna all’ergastolo per Josef Fritzl. Attualmente è rinchiuso nella prigione di Stift Garsten.

Elisabeth e i suoi figli cresciuti nel sotterraneo, in seguito alla scioccante situazione che hanno vissuto per anni, sono stati ricoverati in una clinica psichiatrica di Amstetten. Successivamente sono stati rilasciati e si sono riuniti agli altri tre figli cresciuti in casa Fritzl. Tutti insieme si sono trasferiti in una villetta dell’Alta Austria, con l’aiuto dello stato austriaco.

I figli hanno potuto così intraprendere gli studi ed Elisabeth ha cominciato una nuova vita. La famiglia è riuscita a conquistarsi quella libertà e tranquillità che per molti anni gli è stata negata a causa della perversione di Josef.

La vicenda ha ispirato il romanzo Stanza, letto, armadio, specchio di Emma Donoghue. Dallo stesso libro è stato poi tratto il film Room, diretto da Lenny Abrahamson.

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