Raccontare sessant’anni d’Italia attraverso i tormentoni estivi

Ogni anno siamo abituati ad uscite discografiche orecchiabili che ci accompagnano per tutta la bella stagione. Queste, da quasi sessant’anni hanno un nome preciso: Tormentone, Termine coniato nel 1962 con la pubblicazione di Legata ad un granello di sabbia, di Nico Fidenco. Se molti sono convinti che la musica sia uno degli specchi della società, oggi, noi, ci serviremo proprio dei tormentoni estivi per raccontare gli ultimi sei decenni italiani.

Dopo il faticoso dopoguerra l’Italia ha conosciuto il Miracolo Economico, o più semplicemente il Boom, caratterizzato dall’aumento del PIL, dall’avvento degli elettrodomestici, dalla Fiat 500 e dall’arrivo del Rock and roll ( e sottogeneri) che irruppe prepotentemente anche nel bel paese. Fu proprio il Twist, nato dal genere poc’anzi citato, il protagonista di una delle prime Hit estive: Twist St. Tropez di Peppino di Capri.

Scandita da un Twist travolgente, la voce del cantante partenopeo narra di una ragazza che in una serata d’estate, probabilmente durante le vacanze, si scatena in un ballo irrefrenabile. Oggi un argomento simile non farebbe testo, ma all’epoca, uscire per andare a ballare era uno dei simboli del progresso e dell’emancipazione. C’era stata la guerra, e dopo la faticosa ricostruzione i giovani avevano voglia di divertimento e spensieratezza.

Siamo negli anni ’70, l’ottimismo del decennio precedente piano piano ha lasciato il posto alla rabbia, la voglia di cambiamento si sta tramutando in violenza e il progresso in ambizioni borghesi. Con il passare del tempo è cambiato anche il sound, il rock n roll degli albori, quello contaminato con il country sta scemando, e del twist di cui abbiamo parlato prima non rimangono che sporadiche tracce.

Nel 1979 esce Splendido Splendente di Donatella Rettore. Sound che si avvicina al Reggae, esploso da poco e in continua crescita. Il testo narra di una donna che riesce ad accettarsi solo dopo aver ricorso alla chirurgia estetica.

Eccoci negli splendenti anni 80, inaugurati da “Dormire, Salutare, Autostop, Starnuto” di Claudio Cecchetto, figlio del decennio colorato.

E’ nel 1983 che esce Vamos a la playa dei Righeira, uno dei brani simbolo della bella stagione che risuonò anche fuori dai confini italiani . Attraverso una serie di clichè turistici, il testo, racconta di una società post apocalittica. . A dominare però, è il ritmo e gli arrangiamenti pop che sfociano nella Disco, genere in voga in quel periodo all’apparenza spensierato. Negli anni 80 la popolazione aveva una forte paura del nucleare, le prime strofe dopo il ritornello recitano:

“Vieni sulla spiaggia, la bombà lì scoppiò
Le radiazioni bruciano e tingono di blu.”

La nostra macchina del tempo ci ha condotti nei ’90, gli anni di nascita dei Marlene Kuntz e i C.S.I. I colori sgargianti hanno perso lo smalto, la Disco e la voglia di ballare si sono tramutate in qualcos’altro: negli anni novanta si avverte una certa inquietudine che non riguarda il mondo esterno ma la sfera personale. Basti pensare al grunge in America e ai primi gruppi Underground in italia, i già citati Marlene Kuntz ad esempio. Infatti nella maggior parte dei testi delle nuove leve si percepisce l’eco di un senso di smarrimento generazionale. E a parlare di nuove generazioni sono gli 883. Nel 1993 esce Nord Sud Ovest Est, e con l’omonima canzone partecipano al festivalbar. Probabilmente se Max Pezzali & co non fossero esistiti l’indie non sarebbe stato così come lo abbiamo conosciuto.

Il nuovo millennio di cui tutti parlavano e sognavo è arrivato, e l’estate del 2001 ci porta Tre Parole di Valeria Rossi. Il brano, per tematiche e arrangiamenti sarà l’apripista di ciò che sarà il Mainstream della musica italiana dei primi anni 10.

Con gli anni venti siamo arrivati alla fine del viaggio, e mai come oggi, la musica così come la società è in continuo cambiamento, tutto il contrario di tutto. Le canzoni latino americane dominano le spiagge e i lidi, i youtuber fanno canzoni, e l’underground è distribuito dalle Major. Qualcuno afferma che l’indie sia morto, qualcun’altro aggiunge << per fortuna. >> la cosa certa è che ogni epoca ha le sue canzoni che la descrivono meglio di un sociologo o uno storiografo.

Nel 2019 esce Dove e Quando di Benji e Fede. Una serie di dichiarazioni d’amore, sopra un tappeto di sequenze elettroniche e un intro di chitarra solista latineggiante. Dove e Quando è stata, ed è tuttora, così passata che alla fine, anche gli ascoltatori che non amano il genere, all’ascolto del ritornello, involontariamente si ritrovavano a cantarlo.

Ogni canzone di cui abbiamo parlato è presente nell’articolo, ora resta a voi ascoltarle e intuire i possibili cambiamenti.

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