Boards of Canada: musica che parla alla mente

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“L’infanzia è uno spazio transitorio ed effimero della vita di ognuno: anche i tuoi fratelli o le tue sorelle li conoscerai da molto più tempo come adulti che come bambini; perciò è come se quei bambini che conoscevi fossero andati perduti da qualche parte e sostituiti con esseri adulti. Cerchiamo di creare musica che anche per poco riesca a sintonizzarsi con il luogo dove quei bambini sono andati a finire e ne riusciamo a captare debolmente i loro suoni, disturbati dalle interferenze”.

Con queste parole Mike Sandison descriveva l’intenzione fondante del progetto musicale Boards of Canada. Infatti sin dal primo album pubblicato nel 1995, quindi in piena epoca digitale, si riscontrano delle soluzioni musicali originali dal gusto contemporaneo, ma allo stesso tempo intrise di un sound proveniente da un’epoca musicale differente. L’intento consiste quindi nel promuovere una ricerca in grado di rinnovare l’estetica della musica elettronica d’ambiente, ripescando alcuni stilemi sonori provenienti dai Kraftwerk come la rigidità della pulsazione groovemica scandita elettronicamente, nota distintiva di Music Has The Right To Children (1998), e le atmosfere sognanti della scena psichedelica londinese di fine anni Sessanta e primi anni Settanta, in particolar modo in The Campfire Headphase (2005), il loro album con la maggior presenza di strumenti elettro-acustici.

Durante il loro percorso sono presenti anche delle analogie con l’hip-hop melodico dei Clouddead e degli Anticon, riscontrabili in Geogaddi, criptico album del 2002. Grazie all’utilizzo di synt analogici nonostante la loro carriera si sviluppi all’interno della cultura digitale, i Boards of Canada (BoC) ricreano un sound che sembrava essere ormai totalmente soppiantato. Difatti sono frequenti fruscii e caratteristiche timbriche (come alcune lievi modulazioni sonore o l’attacco accentuato di suoni compulsivi) appartenenti alle registrazioni su nastro magnetico, incisi poi sul Long Play. Del resto anche nelle copertine dei loro album, come nelle vecchie fotografie sbiadite, vi è sempre una patina che lascia intravedere i soggetti degli scatti. L’unica a discostarsi da questo tipo di estetica è la copertina di Geogaddi.

Il duo formato dagli scozzesi Mike Sandison (14 luglio 1971) e Marcus Eoin (27 maggio 1973) prende il nome dall’emittente televisiva canadese National Film Board of Canada in quanto fedeli conoscitori dei filmati trasmessi.

Da qui l’idea di sperimentare la creazione di sottofondi a dei documentari autoprodotti con un super-8. Mentre Eoin scandisce dei riff di basso, Sandison arricchisce la colonna sonora di suoni elettronici emessi da PC, rumori di interferenze radiofoniche e televisive, oppure di dialoghi o stacchetti musicali dei medesimi strumenti. Queste prime idee, approfondite e migliorate attraverso abilità di montaggio sempre più raffinate dei due musicisti, si ripercuoteranno in tutta la loro carriera e rimarranno uno dei tratti estetici distintivi. Del resto, a partire dalle sperimentazioni di Stockhausen, Schoeffer, Berio, passando per la musica elettronica dei primi anni Settanta e Brian Eno, si tendeva ad ampliare la gamma sonora arricchendola di nuova possibilità espressive, inoltre la ricerca si concentrava anche sulle opportunità offerte dal nastro magnetico. Come ricorda Mike, sul finire degli anni ’80 ed i primissimi anni ’90, quindi in piena fase adolescenziale, affascinati da tali tecniche e possibilità sonore, registrarono una cospicua serie di EP ma diffusi solo tra i familiari ed una ristretta cerchia di amici.

Nel frattempo, ormai da qualche anno l’ambient music aveva esaurito la sua linfa innovativa, così come tutti i generi musicali emersi sul finire degli anni Settanta ed i primi anni Ottanta, tra cui la disco music. Man mano si andavano affermando nuovi stili come il Rap, l’Hip-pop. I BoC, rimanendo fedeli alla tradizione musicale ambient e alle sperimentazioni elettroniche della scena tedesca, aggiunsero le linee melodiche orecchiabili provenienti dalla disco music, ed infine raffreddarono l’impatto groovemico insito nei nuovi generi emergenti citati o con la creazione di un’atmosfera psichedelica e sognante derivata dall’ambient music (come accade nel primo album Twoism del 1995), o scomponendo la regolarità della scansione groovemica con delle complesse pulsazioni elettroniche in funzione dell’atmosfera criptica dei brani, riscontrabili a partire da alcune creazioni contenute in Music Has The Right To Children (1998).

Questo stile estetico viene categorizzato come IDM (Intelligent Dance Music) in quanto il groove non deve suscitare delle reazioni corporee ma stimolare la riflessione sulla musica stessa. I nomi più noti di questa linea musicale sono indubbiamente Aphex Twin, Autechre e Squarepusher, tutti legati all’etichetta discografica Warp Records, con cui Brian Eno pubblicò Lux nel 2012.

Ecco quindi che i brani vengono arricchiti di voci radiofoniche campionate, messaggi pubblicitari estrapolati proprio dalla Board of Canada, misteriose sequenze numeriche ed ulteriori riferimenti criptici. Queste sono le parole di Mike riguardo il loro stile creativo:

“Stiamo cercando di comporre in maniera orizzontale, quanto è così scontato scrivere aggiungendo e togliendo cose che poi ritornano. Comprendiamo perfettamente il principio per cui se inserisci qualcosa di affascinante in un brano una volta sola costringerai chi ascolta a far partire di nuovo il disco per poterlo riascoltare. È come quel passaggio di Strawberry Fields dove c’è una vocina che dice I buried Paul ed è così nascosta, eppure percepibile, che ti chiedi se l’hai immaginata o se è solo sulla tua copia del disco”.

Pertanto i dettagli sonori diventano importanti tanto quanto gli elementi posti in primo piano. L’ascoltatore viene invitato ad immergersi nel brano e captare il soundscape e le sfumature di cui è formato. I BoC quindi, a differenza della musica di consumo, richiedono un’esperienza di ascolto approfondita, volta a stimolare la psiche piuttosto che il corpo nella sua dimensione cutanea. Questo obiettivo, seguendo una testimonianza di Marcus, viene raggiunto ricercando una linea melodica su cui poi costruire un groove di ampio respiro o molto articolato, ed infine i due musicisti inseriscono i soundscapes.

L’album più riflessivo è probabilmente l’ultimo, Tomorrow’s Harvest, pubblicato nel 2013. Qui è decisamente più evidente il sound dell’ambient music, infatti vi è una netta prevalenza di suoni ora soffici, ora rarefatti, volti ad ampliare la dimensione spaziale dei brani. In questo album la scansione groovemica è spesso finalizzata ad accompagnare i flussi sonori ambientali. Come a voler associare l’ambiente sonoro a quello terrestre, la presentazione di Tomorrow’s Harvest si è tenuta presso il deserto di Lake Dolores (CA). Il deserto nell’immaginario collettivo costituisce il luogo delle visioni mistiche, delle sfide ardue, del recupero primigenio della spiritualità, è un ambiente in cui l’uomo si addentra per ritrovarsi da solo con se stesso. Inoltre in esso sono assenti le coordinate spazio-temporali con cui egli ha organizzato i propri ambienti. Qui è assente ogni barriera concettuale frapposta fra esso e la natura. Quando l’uomo ha tentato di imporre il proprio dominio in queste terre selvagge, la natura ha scalfito qualsiasi sua opera, rendendola come degli Ossi di Seppia di montaliana memoria. Pertanto l’impatto umano con il deserto è accostabile all’esperienza di ascolto di un album dei Boards of Canada. Percependo quel velo di polvere depositato sulla materia sonora, Come Mike (L’uomo con un braccio solo) in Twin Peaks, verrebbe da chiedersi: “Is It the future, or Is It past?”. Perciò i BoC costituiscono un “centro di gravità permanente” tra forme musicali passate, correnti artistiche del presente, ed una visione di ricerca futuribile. Questo rende tale progetto tra i più artisticamente rilevanti degli ultimi 30 anni.

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