On Sunset: l’ultimo album di Paul Weller ha ancora voglia di stupire

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Ci sono certi dischi che a partire dal titolo lasciano presupporre un mood, e musicalmente parlando, il modfather di Woking ne ha cambiati molti. Anche On Sunset, quindicesimo album di Paul Weller uscito nel 2020, non fa eccezione.

Il disco si apre con Mirror ball, una vera e propria dichiarazione di intenti per Weller e se vogliamo una sorta di “manifesto” come per dire che a 62 anni non ha voglia di perdere tempo in cose di cui potrebbe fare a meno. È l’alba dell’album, con un arrangiamento in bilico tra elettronica ed una sapiente orchestrazione che conferisce al pezzo una sorta di mirrorball in cui si riflettono le diverse anime del disco, ma da cui emana la sua luminosità e freschezza che sono le caratteristiche principali di questo lavoro.

Andando avanti nel disco, e quindi con il “gospel” di Baptiste e l’atmosfere R’n’B di Old Father Tyme si percepisce soprattutto questo, freschezza, stile, e se vogliamo anche Style, dato che in Village, singolo apripista dell’album c’è la collaborazione di Mick Talbot “gregario” di lusso negli Style Council e musicista di una certa levatura.

Arrivati alla parte centrale del disco ci sono due pezzi che sono il cuore del disco, due brani lunghi, ben strutturati e forse i migliori di questo lavoro: More e On Sunset.

More con il suo tappeto elettronico ti ipnotizza, la voce di Weller come al solito fa il suo, ma nella seconda parte gli strumenti prendono il sopravvento rimandando al prog di un certo livello e una chitarra che suggella il brano come a fartene volere di più.

La title track invece è proprio un brano dalle atmosfere e da tramonto estivo, con un synth che la introduce, fino a quando la voce calda e lounge di Paul inizia a cantare questo brano intriso di soul, blues ed anima. È una canzone molto fluida, e take it easy, e francamente non fatico a non immaginarmela mentre sorseggio un buon bicchiere di bianco al tramonto, oppure guidando una decapottabile nera, come lo stesso Paul nel video.

Equanimity è un “divertissement” teatrale e molto beatlesiano, mentre Walkin e Earth proseguono sulla falsariga del mood positivo e solare del disco, nonostante si chiami On Sunset.

E il tramonto di questo lavoro viene suggellato da Rockets, un brano dove trionfano gli archi, la voce di Weller e la sua classe, che a 62 anni non è ancora al tramonto. Ha voglia ancora di stupire e fare ancora la musica che vuole e come vuole.

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