Edward Trey Shults: i film e l’estetica di un regista da tenere d’occhio

Non è conosciuto ai più, ma tra i critici si sta facendo notare non poco. Con all’attivo solo tre film pubblicati ha già dimostrato di avere svariate competenze tecniche e narrative, creando un suo stile che si discosta da molti altri colleghi e tracciando sempre più una strada che, se continua così, potrà portarlo lontano. A onor del vero il suo nome è accostabile al ben più noto e rinomato Terrence Malick con il quale ha collaborato, restando dietro le quinte, in qualche suo film. Poi, nel 2015 decide di scommettere su se stesso e pubblica il suo primo lungometraggio Krisha, seguono poi l’horror It Comes At Night nel 2017 e il drama Waves nel 2019.

La filmografia

Tutto ha inizio, come appena accennato, con Krisha. Film totalmente indipendente con attori prevalentemente non professionisti (ma fidatevi, non si nota). La pellicola narra di una donna che ormai tendente all’anzianità cerca di sistemare i propri rapporti familiari. Senza voler rivelare nulla del film posso però dire che non è molto immediato, può metterci un po’ di tempo ad arrivare allo spettatore perché vive di momenti intimi, di regia più che di dialoghi, si regge sulle sensazioni che vengono impartite allo spettatore tramite la messa in scena che esalta lo stato d’animo di Krisha. Il montaggio, unito al montaggio sonoro tende a trasmettere una sensazione di straniamento a chi guarda il film, il che sarebbe perfettamente in linea e coerente con ciò che vuole trasmettere l’autore. Il film parla di problemi personali e famigliari, di voler migliorare se stessi e di conseguenza il proprio rapporto con chi ci sta intorno nonostante i numerosi problemi che ci possono affliggere nel corso della vita. Krisha riuscirà a vincere la lotta contro se stessa e a ricongiungersi a pieno con la propria famiglia?

La seconda prova autoriale di Shults si tramuta in un simil horror, It Comes At Night narra delle vicende di una famiglia che, alle prese con una situazione estrema dovuta ad una non meglio specificata epidemia che ha sterminato la popolazione, deve continuare a sopravvivere. Anche in questo film prosegue con lo stesso stile registico, cioè dà molta importanza alla forma e all’estetica del film, che di nuovo non ha moltissimi dialoghi (il giusto, diciamo) poiché sono molte le scene di suspence nelle quali pensiamo possa capitare qualcosa da un momento all’altro. Come nel precedente film la forma diventa contenuto. Inoltre la storia si concentra ancora su una famiglia, e su come questa affronti i problemi che dovranno sfidare.

L’ultima opera (ad oggi) del nostro regista è Waves, quello che per ora è in effetti forse il film più completo dei tre. Come nei precedenti la base rimane la stessa sia sotto il punto di vista della forma – che risulta di nuovo ottima grazie a un’eccellente messa in scena – sia del contenuto che affronta le vicende di una famiglia che dovrà subire un punto di rottura non indifferente che cambierà repentinamente le carte in tavola. Perché dico che è il più completo? Perché tralasciando i gusti personali che possono far dire “mi piace di più questo o quell’altro film”, in Waves abbiamo tutti i punti visti finora spinti fino in fondo. Il comparto tecnico è davvero distinto – e ormai sappiamo che non è una novità – ma la totalità del film risiede nel modo con il quale affronta il problema familiare (elemento che come abbiamo visto è il punto focale dei suoi film), che viene veramente snocciolato del tutto, fino alla fine.

Estetica, forma e contenuto

Partiamo quindi dal punto di riferimento che risiede in tutte e tre le pellicole, ovvero il già citato “problema famigliare” che vanno ad affrontare i protagonisti delle tre opere. In Krisha si traduce nella controversa protagonista che cerca di riconciliare i rapporti con i propri cari, in It Comes At Night consiste nel dover affrontare un problema con razionalità rimanendo però uniti, in Waves si presenta come un evento inaspettato che mette ancora una volta a dura prova i fili che legano i sentimenti familiari. Senza dubbio questa componente risulta quindi, almeno per ora, il centro dei suoi film, che come abbiamo visto parlano sempre di un nucleo parentale che deve affrontare un problema.

La seconda peculiarità di Shults che abbiamo accennato è la maestosa messa in scena. Riesce a unire molto bene tutte le tecniche estetiche di un film, dalla regia alla fotografia passando per il montaggio e il sonoro, trovando anche la chiave giusta per mettere tutto questo a disposizione di una sceneggiatura apparentemente semplice ma sempre molto profonda. L’importanza che questo autore dà alla regia è tale che spesso tralascia le parole per dare spazio alla forma che così diventa il contenuto stesso, riuscendo a trasmettere anche di più di quanto non avrebbe fatto un dialogo. Questo si traduce anche nella gestione del montaggio e del montaggio sonoro che sono utilizzati bene in quanto imprimono il giusto ritmo ai film e danno voce alla componente estetica.

Ci troviamo quindi di fronte a un regista che sta tracciando bene il suo percorso, facendo notare la sua bravura. Per ora siamo davanti a tre bei film, non dei capolavori intendiamoci, ma ad ottime prove senza dubbio. Ora starà a lui dimostrare ancora di più e compiere una maturazione piena che gli possa regalare un grande successo.

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